Blog http://diagoras.erosblog.it
http://diagoras.erosblog.it Racconti erotici, hard e soft, dalla Grecia.
NOTIZIE VIA FEED RSS
- Racconti erotici by Diagoras
- Immagini calde e sensuali per sognare 1) Ladies of Playboy – Eccitanti e sensuali… decine di ragazze, per sognare ad occhi aperti… 2) Vento di passione (Le foto dell'Eros) 3) Hot bikini babes – Emozioni a fior di pelle 4) Extreme bikini strip – Oltre i confini dell'erotismo Scegli il racconto che preferisci leggere dall'elenco qui di seguito e... buon divertimento. Diagoras AFIONAS (mast.masch.) AKTI OLIMPIAS (comico-erot) AMBELAKIA (anal) ANASTASIA (lesbo, sesso di gruppo) ANGELIQUE (sesso di gruppo, gay, outdoor) ARIADNE/1 (mast.femm.) ARIADNE/2 (lesbo) ARIADNE/3 (interracial, oral, anal) ATHERAS (giochi erotici) AUTOSTOP: THESSALONIKI, ATHINA, PATRA (voyeur, mast.femm.) CHARLIE (soft) COLLANA DI PERLE/1 – Eressos (soft) COLLANA DI PERLE/2 – Andissa (soft) COLLANA DI PERLE/3 – Xilahani (soft) COLLANA DI PERLE/4 – Khloe (soft) COLLANA DI PERLE/5 – Efyra (soft) DEMETRIA (fetish piedi) DIARIO SEGRETO/1 (prologo) DIARIO SEGRETO/2 (lesbo, sesso di gruppo) DIARIO SEGRETO/3 (sesso di gruppo) EROTOKRITOS (mast.masch./femm.) FOTOGRAMMI DI SENSUALITA’ (lesbo, voyeur) IL CIMITERO (comico-erot) IL TESTAMENTO (comico-erot) IL VOYEUR (oral, voyeur) IPSENIS (soft) KAMIROS (soft) KIMASSI (mast.masch., sesso di gruppo) LA CAMPANA DI SALAKOS (soft) LA CROCIERA (lesbo) LA FESTA DI EDIPSOS (lesbo) LA NEVE PUO’ ESSERE TIEPIDA (soft) LA NOTTE DELLA BEFANA (soft) LA ROSA DI CRETA (soft) LA SABBIA DI PILMIRO (soft) LA VETRATA (voyeur) LE CANDELE DI SAFFO (lesbo) LE ONDE DELL’EGEO (voyeur) LO SPECCHIO DI VLICHA (soft) MANI DI FATA (mast.masch.) MELTEMI (soft) METAXADES (lesbo) NEOHORI (lesbo) NOTTE AL MOTEL (comico-erot) OLIMBOS (mast.femm., voyeur) OSSESSIONE (soft) OURANIA/1 (fantasie erot.) OURANIA/2 (sesso di gruppo, fetish piedi, lesbo) OXIA (film porno, etero, gay, anal) PLATANOS (soft) REGALO DI NATALE (soft) SERENA, E VALENTINA (sesso di gruppo, etero, lesbo) SERENA, I PIEDI (fetish piedi) SERENA, LE MANI (fetish mani, mast.masch.) SEXY DREAMS – 1st (mast.masch.) SEXY DREAMS – 2nd (voyeur, lesbo) SEXY DREAMS – 3rd (voyeur, mast.femm.) SEXY DREAMS – 4th (fetish piedi) SEXY DREAMS – 5th (oral) SOPHIA/1 (lesbo, etero, fantasie erot.) SOPHIA/2 (sesso di gruppo, lesbo) STATI DI ECCITAZIONE/1 (fetish piedi) STATI DI ECCITAZIONE/2 (giochi erotici) STIGHMI’ (oral) SULLA SPIAGGIA DI PLITRA (sesso di gruppo, outdoor) THALAMES (sesso di gruppo, voyeur) TRA LA NEBBIA DEL GREKOHORI (outdoor, etero) TRAMONTO A ZAKROS (sesso di gruppo) ULTIMO DELL’ANNO (anal) VASSARAS (soft) VIAGGIO TRA I RICORDI (sesso di gruppo, gay, lesbo, giochi erotici) VORTICE EROTICO (sesso di gruppo, outdoor) VOUNARIA (anal) Quasi tutti i racconti sono ambientati in Grecia, molti tra le isole dell’Egeo, alcuni a Rodi, isola dove io risiedo da moltissimi anni.Accanto a tanti racconti hard, dove il sesso è sempre in primo piano e nulla è lasciato all’immaginazione, vi sono molti racconti soft, per tutti coloro che hanno voglia di sognare e magari di commuoversi.Chi vuole sorridere, invece, potràleggere i racconti comico-erotici, per fare una pausa tra le mille difficoltàdell’esistenza.Buona lettura.
- RACCONTI EROTICI by Diagoras
- VISITA ANCHE IL MIO NUOVO BLOG: http://leparoledelleros.splinder.com sE VOLETE CHE IL VOSTRO RACCONTO SIA LETTO DA CENTINAIA DI LETTORI INVIATELO AL SEGUENTE INDIRIZZO: paroledelleros@yahoo.it I MIGLIORI SARANNO PUBBLICATI CON IL TITOLO ORIGINALE ED IL NOME DELL'AUTORE. @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ RACCONTI EROTICI by Diagoras “ L'amore è come la febbre: nasce e si spegne senza che la volontàabbia fatto alcuna parte.” la biblioteca di Diagoras Racconti dal n. 001 al n. 050. Clicca sul seguente link: ► http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=7007 Racconti dal n. 051 al n. 074. Clicca sul seguente link: ► http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=7838 @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ L’INDISCRETO: foto erotiche e porno ► http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=7777 @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ Tutti i racconti Entra nella mia biblioteca: troverai l’elenco ed i collegamenti ai 74 racconti fino ad oggi pubblicati e qui di seguito descritti. Scegli quello che preferisci e... buona lettura. ● = hard ● = soft ● = comico-erotico Racconti dal n. 001 al n. 050. Clicca sul seguente link: ► http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=7007 001 - Regalo di Natale 002 - Serena, le mani (fetish mani) 003 - Neohori (lesbo) 004 - La rosa di Creta 005 - Metaxades (lesbo, voyeur) 006 - La campana di Salakòs 007 - Demetria (fetish piedi) 008 - Ariadne/1 (masturb.femmin.) 009 - Afionas (masturb.maschile) 010 - Il cimitero 011 - La crociera (lesbo) 012 - Stati di eccitazione /1 (fetish piedi) 013 - Kamiros 014 - Autostop: Thessaloniki... (voyeur) 015 - Meltemi 016 - Anastasia (lesbo, etero, sesso di gruppo) 017 - Serena, i piedi (fetish piedi) 018 - Diario segreto /1 - Prologo 019 - Erotokritos (masturb.masch. e femmin.) 020 - Vounaria (anal) 021 - La notte della Befana 022 - Le onde dell’Egeo (voyeur) 023 - Thalames (sesso di gruppo, voyeur) 024 - Ourania/1 (fantasie erotiche) 025 - “Charlie” 026 - Il testamento 027 - Ipsenis 028 - Ariadne/2 (lesbo) 029 - Stighmì (oral) 030 - Mani di fata (masturb.maschile) 031 - Lo specchio di Vlicha 032 - Diario segreto /2 - 21/7/ 1995 (etero, lesbo) 033 - Collana di perle /1 - Eressos 034 - Serena, e Valentina (etero, lesbo) 035 - Ambelakia (anal) 036 - Collana di perle /2 - Andissa 037 - Olimbos (voyeur) 038 - Ultimo dell’anno (anal) 039 - Collana di perle /3 - Xilahani 040 - Angelique (etero, gay) 041 - Notte al motel 042 - Ossessione 043 - Collana di perle /4 - Khloe 044 - Oxia (etero, gay, anal) 045 - Ariadne /3 (etero) 046 - Sexy Dreams - 1st (masturb.maschile) 047 - La neve può essere tiepida 048 - Kimassi (masturb.maschile) 049 - Tra la nebbia del Grekohori (etero) 050 - Fotogrammi di sensualità(lesbo, voyeur) Racconti dal n. 051 al n. 074. Clicca sul seguente link: ► http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=7838 051 - La vetrata (voyeur) 052 - Sexy Dreams - 2nd (lesbo, voyeur) 053 - Ourania /2 (lesbo, fetish piedi) 054 - Atheras (giochi erotici) 055 - Sophia /1 (lesbo) 056 - La sabbia di Pilmiro 057 - Vassaras 058 - Sexy Dreams - 3rd (voyeur) 059 - Akti Olimpias 060 - Stati di eccitazione /2 (giochi erotici) 061 - Diario segreto /3 - 18/9/1995 (sesso di gruppo) 062 - Sophia /2 (sesso di gruppo, lesbo) 063 - Tramonto a Zakros (sesso di gruppo) 064 - Platanos 065 - Quell’ultima notte (sesso di gruppo, lesbo, gay) 066 - Il voyeur: fuoco sulle labbra (oral) 067 - Sexy Dreams - 4th (fetish, piedi) 068 - Vortice erotico (sesso di gruppo) 069 - Sexy Dreams - 5th (oral) 070 - La festa di Edipsos (lesbo) 071 - Ritorno a Pavlos (sesso di gruppo) 072 - Sulla spiaggia di Plitra (sesso di gruppo) 073 - Collana di perle/5 - Efyra 074 - Le candele di Saffo (lesbo) @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ la biblioteca di Diagoras Racconti dal n. 001 al n. 050. Clicca sul seguente link: ► http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=7007 Racconti dal n. 051 al n. 074. Clicca sul seguente link: ► http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=7838 @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ i RACCONTI PIU’ LETTI ● = hard ● = soft ● = comico-erotico RITORNO A PAVLOS (sesso di gruppo) “ ... le percorremmo l’intero corpo con le lingue, leccandole i capezzoli e l’ombelico, e inumidendole con la nostra saliva il collo e le spalle, le gambe ed i piedi... “ Leggi il racconto: http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=2902 OLIMBOS (voyeur) “ ... si stese di nuovo sul lettino, la mano sinistra a carezzarsi il seno e a pizzicarsi il capezzolo, la destra ad esplorare l’interno delle cosce vellutate... “ Leggi il racconto: http://diagorasrodos.wordpress.com/2009/01/13/olimbos-hard/ KAMIROS (soft) “ Rimasi sul molo a vedere il traghetto che si allontanava, e in quel momento odiai quel mare che amavo fin da bambino, quel mare che era una parte imprescindibile della mia esistenza, quel mare che ora me la stava portando via. Per sempre. “ Leggi il racconto: http://diagorasrodos.wordpress.com/2008/12/03/kamiros-soft/ AKTI OLIMPIAS (comico-erotico) ... lei si rialza e, sorridendo del mio stato catatonico, mi aiuta a togliermi la leggera giacca di lino che indosso, appoggiandola poi ordinatamente su una sedia: quindi, con le sue agili mani, dalle dita snelle e con le unghie corte e senza smalto, inizia a sbottonarmi la camicia... Leggi il racconto:http://diagorasrodos.wordpress.com/2009/03/14/akti-olimpias-com-erot/ ANASTASIA (lesbo, etero, sesso di gruppo) - ... sdraiati accanto a lei, Sara… fate l'amore per me… vi prego… - Sentii la sua voce essersi fatta roca, tremante di eccitazione e vibrante di desiderio... Leggi il racconto:http://diagorasrodos.wordpress.com/2008/12/06/anastasia-hard/ @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ L’INDISCRETO (foto ed immagini erotiche by diagoras) Le foto di alcune delle protagoniste dei racconti, in un sensuale girotondo d’immagini erotiche scelte per voi.
- RACCONTI EROTICI by Diagoras
- RACCONTI EROTICI by Diagoras “ L'amore è come la febbre: nasce e si spegne senza che la volontàabbia fatto alcuna parte.” Benvenuti nel mio blog di racconti erotici. Tutti i racconti sono ambientati in Grecia, in questa terra pervasa da un fascino antico e millenario, baciata dal sole, cullata dal mare ed accarezzata dal vento, dove la mitologia e la storia si avviluppano in un inestricabile abbraccio, tra il profumo dei fiori, i sapori della cucina e l’infinita umanitàdelle persone. Accanto a molte storie hard, nelle quali il sesso è il protagonista assoluto, troverete anche vari racconti soft, dove l’amore ed i sentimenti sono sempre in primo piano, ed alcuni racconti comico-erotici, per sorridere anche sotto le lenzuola. A voi scegliere il genere che più vi piace. Con la speranza di regalarvi alcuni minuti di serenità. Buon divertimento. Diagoras la biblioteca di Diagoras Racconti dal n. 001 al n. 050. Clicca sul seguente link: ► http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=7007 Racconti dal n. 051 al n. 071. Clicca sul seguente link: ► http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=7838 @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ L’INDISCRETO: foto erotiche e porno ► http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=7777 @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ Tutti i racconti Entra nella mia biblioteca: troverai l’elenco ed i collegamenti ai 71 racconti fino ad oggi pubblicati e qui di seguito descritti. Scegli quello che preferisci e... buona lettura. ● = hard ● = soft ● = comico-erotico Racconti dal n. 001 al n. 050. Clicca sul seguente link: ► http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=7007 001 - Regalo di Natale 002 - Serena, le mani (fetish mani) 003 - Neohori (lesbo) 004 - La rosa di Creta 005 - Metaxades (lesbo, voyeur) 006 - La campana di Salakòs 007 - Demetria (fetish piedi) 008 - Ariadne/1 (masturb.femmin.) 009 - Afionas (masturb.maschile) 010 - Il cimitero 011 - La crociera (lesbo) 012 - Stati di eccitazione /1 (fetish piedi) 013 - Kamiros 014 - Autostop: Thessaloniki... (voyeur) 015 - Meltemi 016 - Anastasia (lesbo, etero, sesso di gruppo) 017 - Serena, i piedi (fetish piedi) 018 - Diario segreto /1 - Prologo 019 - Erotokritos (masturb.masch. e femmin.) 020 - Vounaria (anal) 021 - La notte della Befana 022 - Le onde dell’Egeo (voyeur) 023 - Thalames (sesso di gruppo, voyeur) 024 - Ourania/1 (fantasie erotiche) 025 - “Charlie” 026 - Il testamento 027 - Ipsenis 028 - Ariadne/2 (lesbo) 029 - Stighmì (oral) 030 - Mani di fata (masturb.maschile) 031 - Lo specchio di Vlicha 032 - Diario segreto /2 - 21/7/ 1995 (etero, lesbo) 033 - Collana di perle /1 - Eressos 034 - Serena, e Valentina (etero, lesbo) 035 - Ambelakia (anal) 036 - Collana di perle /2 - Andissa 037 - Olimbos (voyeur) 038 - Ultimo dell’anno (anal) 039 - Collana di perle /3 - Xilahani 040 - Angelique (etero, gay) 041 - Notte al motel 042 - Ossessione 043 - Collana di perle /4 - Khloe 044 - Oxia (etero, gay, anal) 045 - Ariadne /3 (etero) 046 - Erotic&Sexy Dreams - 1st(masturb.maschile) 047 - La neve può essere tiepida 048 - Kimassi (masturb.maschile) 049 - Tra la nebbia del Grekohori (etero) 050 - Fotogrammi di sensualità(lesbo, voyeur) Racconti dal n. 051 al n. 071. Clicca sul seguente link: ► http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=7838 051 - La vetrata (voyeur) 052 - Erotic&Sexy Dreams - 2nd (lesbo, voyeur) 053 - Ourania /2 (lesbo, fetish piedi) 054 - Atheras (giochi erotici) 055 - Sophia /1 (lesbo) 056 - La sabbia di Pilmiro 057 - Vassaras 058 - Erotic&Sexy Dreams - 3rd (voyeur) 059 - Akti Olimpias 060 - Stati di eccitazione /2 (giochi erotici) 061 - Diario segreto /3 - 18/9/1995 (sesso di gruppo) 062 - Sophia /2 (sesso di gruppo, lesbo) 063 - Tramonto a Zakros (sesso di gruppo) 064 - Platanos 065 - Quell’ultima notte (sesso di gruppo, lesbo, gay) 066 - Il voyeur: fuoco sulle labbra (oral) 067 - Erotic&Sexy Dreams - 4th (fetish, piedi) 068 - Vortice erotico (sesso di gruppo) 069 - Erotic&Sexy Dreams - 5th (oral) 070 - La festa di Edipsos (lesbo) NUOVO !!!! 071 - Ritorno a Pavlos (sesso di gruppo) @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ la biblioteca di Diagoras Racconti dal n. 001 al n. 050. Clicca sul seguente link: ► http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=7007 Racconti dal n. 051 al n. 071. Clicca sul seguente link: ► http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=7838 @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ i RACCONTI PIU’ LETTI ● = hard ● = soft ● = comico-erotico Ritorno a Pavlos (sesso di gruppo) “ ... le percorremmo l’intero corpo con le lingue, leccandole i capezzoli e l’ombelico, e inumidendole con la nostra saliva il collo e le spalle, le gambe ed i piedi... “ Leggi il racconto: ► http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=2902 Olimbos (voyeur) “ ... si stese di nuovo sul lettino, la mano sinistra a carezzarsi il seno e a pizzicarsi il capezzolo, la destra ad esplorare l’interno delle cosce vellutate... “ Leggi il racconto: ► http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=8058 Kamiros (soft) “ Rimasi sul molo a vedere il traghetto che si allontanava, e in quel momento odiai quel mare che amavo fin da bambino, quel mare che era una parte imprescindibile della mia esistenza, quel mare che ora me la stava portando via. Per sempre. “ Leggi il racconto: ► http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=7652 @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@ L’INDISCRETO (foto ed immagini erotiche by diagoras) Le foto di alcune delle protagoniste dei racconti, in un sensuale girotondo d’immagini erotiche scelte per voi. Clicca sul link sottostante e guarda le fotografie: ► http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=7777 @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@
- RACCONTI EROTICI by Diagoras
- SOPHIA/2 (capitolo terzo ed ultimo)
- SOPHIA/2 (capitolo terzo ed ultimo) Rimasi in silenzio, pronto a sferrare il colpo finale, quello che ci avrebbe fatto capire, in modo inequivocabile, se la notte che stava per sopraggiungere l’avremmo passata nel letto da soli, Elena ed io, o in tre, con Sophia in mezzo a noi.Fu Elena, anche questa volta, splendida complice di quelle ore, a darmi l’input definitivo.- Continua, Alexios… dille tutta la verità… -Sophia guardò prima mia moglie, poi girò lo sguardo verso di me, in attesa che io parlassi e che le dicessi tutto quello che ancora non avevo detto.- E va bene. Non è per nulla semplice. In ogni modo… la veritàè che… insomma, immaginarvi a letto, nude, abbracciate… a fare l’amore... ho pensato a quanto mi sarebbe piaciuto essere tra voi… partecipare ai vostri giochi… dai, ora non ti offendere Sophia, ti prego… credo che la mia, da uomo, sia stata una reazione, tutto sommato, logica e naturale… desiderare di andare a letto con due donne meravigliose e affascinanti come voi… sarebbe stato strano il contrario… - Rimanemmo tutti e tre in silenzio, questa volta a lungo, Elena ed io non sapendo più come procedere su quel terreno minato sul quale ci eravamo avventurati, e Sophia valutando, probabilmente con fastidio, la nostra confessione, indecisa su come reagire alla chiara proposta che le avevamo fatto e su come uscire da quella imbarazzante situazione. Il tempo passò in modo quasi insopportabile, fino a quando Sophia si alzò dal lettino (ed anche in quel momento di estrema tensione non potei non notare lo splendore del suo corpo) e, stirando i muscoli intorpiditi dall’immobilità, ci disse che sarebbe andata a fare l’ultimo bagno della giornata.Sorridendo tranquilla, come se nulla fosse successo, si avviò verso il mare, attirando per l’ennesima volta gli sguardi degli uomini che ancora si trovavano sulla spiaggia, entrò in acqua e si gettò tra le onde, iniziando a nuotare verso il largo. - Forse abbiamo fatto male… non mi sembra che Sophia l’abbia presa bene per nulla… credo sia solo per la sua educazione che non ci abbia mandato a quel paese… - dissi rivolto a mia moglie, non riuscendo a decifrare fino in fondo le reazioni della sua amica.- Uhm… vedremo… - rispose Elena, un sorriso ad illuminarle il viso - … Sophia io la conosco bene, molto bene, e non credo che la cosa non l’abbia intrigata. E poi… tu non l’hai probabilmente notato… ma quando lei si è alzata per andare a fare il bagno, gli occhi mi sono andati al suo seno… aveva i capezzoli duri, eretti… era eccitata, Alexios… era eccitata come lo sono io in questo momento… -A quelle parole, a quelle frasi di Elena che forse fugavano una buona parte di tutti i dubbi e le incertezze che mi avevano attraversato la mente nelle ultime ore, ebbi un’improvvisa e violenta erezione.Se Elena aveva ragione, se la sua conoscenza di Sophia era così profonda, era molto probabile che stavamo per raggiungere il nostro obiettivo.Sperai con tutto il mio cuore che mia moglie non si stesse sbagliando, e che avesse interpretato correttamente le reazioni della sua amica. Restammo in silenzio a guardare Sophia che, pigramente, nuotava nel mare azzurro e scintillante per i raggi del sole al tramonto. La luce del giorno stava quasi svanendo completamente, quando, camminando lungo la spiaggia, coprimmo il chilometro scarso che ci separava da una modesta taverna sul mare, sicuramente meno rinomata del ristorante della sera precedente, ma infinitamente più comoda da raggiungere, dal momento che nessuno dei tre aveva alcuna voglia di andare a casa, vestirsi ed uscire di nuovo, prendendo la macchina per andare a mangiare.Ci accomodammo ad un tavolo sulla veranda e ordinammo una cena a base di frutti di mare.Il vino bianco, ghiacciato, scendeva molto piacevolmente, smorzando in maniera deliziosa l’arsura della lunga giornata passata in spiaggia.La conversazione con Sophia era tornata ad argomenti volutamente neutri: Elena ed io volevamo aspettare che fosse lei, se veramente era interessata, a riprendere l’argomento che ci stava così a cuore.Ma questo, purtroppo, non accadde.Sophia, come sempre, era allegra e solare, mangiava e beveva con piacere, ma sembrava che quello che era accaduto solo poche ore prima non avesse lasciato alcuna traccia in lei.Vedevo che anche Elena era contenta e spensierata, e rideva e scherzava con l’amica, non rendendosi conto che il tempo passava e le nostre possibilitàandavano sempre più scemando: e questo suo modo di fare, come se poi lei non ci tenesse molto a far si che Sophia venisse a letto con noi, che i nostri sensi fossero finalmente appagati da quel corpo meraviglioso, iniziava a darmi decisamente sui nervi.Ma, per come poi andarono le cose, ero io quello che non aveva capito nulla, ed Elena quella che giàaveva intuito come sarebbe finita la serata.Non sono mai stato così contento di essermi sbagliato, credetemi sulla parola. Lasciammo la taverna un po’ prima della mezzanotte e, camminando di nuovo sulla sabbia fresca del bagnasciuga, tornammo lentamente verso casa.Elena mi aveva preso per mano mentre continuava a parlare e a scherzare con Sophia.Ma io, silenzioso e nervoso, a quel punto della serata avevo perso ogni speranza: tutto sarebbe rimasto un sogno, una fantasia assolutamente irrealizzabile, ne ero ormai certo.L’episodio del pomeriggio, il tentativo di coinvolgere Sophia nei nostri propositi erotici, era naufragato miseramente.L’amica di mia moglie sembrava essersene completamente dimenticata, ed anche Elena era rilassata ed allegra, senza mostrare più segno alcuno di quella tensione spasmodica che l’aveva divorata in quei giorni.Ero rassegnato, insomma, a dimenticare il tutto; e, quella sera, avrei fatto l’amore solo con mia moglie, magari più intensamente di altre volte, forse chiedendole di raccontarmi altri particolari e dettagli di quella notte con Sophia, ma avrei fatto del sesso solo con lei.Ci avevamo provato, come meglio avevamo potuto, ed era andata storta. Di fatto, e volendo restare con i piedi per terra, era logico che andasse a finire così, ed era un bene che Sophia non si fosse sentita offesa dalle nostre parole. Una volta rientrati in casa, mentre Elena e Sophia si bevevano un bicchierino di ouzo gelato, io me ne andai sotto la doccia, per togliermi di dosso la salsedine e la sabbia di quella lunga giornata in spiaggia.Quando uscii dal bagno, le sentii ridere al ricordo di un episodio buffo capitato loro anni prima; facendo uno sforzo notevole per non mostrare tutta la mia delusione e la mia frustrazione di quel momento, augurai la buonanotte a Sophia, e mi ritirai in camera da letto. La luce accesa sul comodino, mentre cercavo inutilmente di concentrarmi nella lettura di un libro, sentii Elena entrare in bagno e, dopo un attimo, il rumore dell’acqua nella doccia: chiusi il libro (non avevo alcuna voglia di leggere, in realtà) e rimasi in attesa dell’arrivo di mia moglie, il cazzo giàduro e desideroso di scaricare tutta la tensione accumulata in quelle folli ore di speranza. Passarono forse dieci minuti, e quindi sentii Elena uscire dal bagno.Le due amiche si salutarono ed Elena, chiudendo la porta della camera, mi raggiunse a letto.Mia moglie si sdraiò accanto a me, completamente nuda e ancora umida dell’acqua della doccia.Mi protesi verso di lei e, mentre con le labbra cercavo le sue, mi ritrovai a pensare che Elena era passata nuda, una volta uscita dalla doccia, davanti agli occhi dell’amica, salutandola e augurandole la buonanotte: quando era entrata in camera non indossava assolutamente nulla.Era evidente come tra le due amiche vi fosse molta intimità, e non solo per quell’episodio del loro passato, e questo pensiero mi fece sentire ancora più deluso per come la serata stava volgendo al termine.Le labbra di Elena, fresche e morbide, si schiusero e risposero immediatamente al mio bacio.Era inutile parlarle, comunicarle come fossi amareggiato per quanto non sarebbe accaduto: dovevo levarmi il pensiero di Sophia dalla testa una volta per tutte, e smetterla di torturarmi inutilmente. Stavo succhiando con delicatezza un capezzolo ad Elena, quando, alzando gli occhi verso il suo viso, la vidi fissare, con un sorriso ad allargarle le labbra, un punto ai piedi del nostro letto.E dalla sua espressione di assoluta felicità, ancora prima di voltarmi a guardare, capii che era Sophia quella che mia moglie stava osservando.Voltai la testa e… Sophia era lì, anche lei ancora umida per la doccia, splendida nella sua completa nudità: i capelli neri, ancora bagnati, le scendevano sulle spalle abbronzate, incorniciandole il viso, arrossato per l’evidente eccitazione.I capezzoli turgidi svettavano invitanti: percorsi con lo sguardo quel corpo da favola, notando, con un’eccitazione che mi toglieva il fiato, come Sophia avesse il pube completamente depilato.Le gambe affusolate, rese ancora più slanciate dalle scarpe con il tacco che aveva appositamente indossato, erano uno spettacolo incredibilmente sensuale ed eccitante.Rimasi ad osservarla, certo che anche Elena stesse divorando con gli occhi il corpo così invitante dell’amica. Fu Sophia a rompere il silenzio.- Oggi pomeriggio, al mare, tu, Alexios, hai detto che ti sarebbe piaciuto partecipare ai nostri giochi erotici. Bè… se ne hai ancora voglia… e se Elena non ha nulla in contrario… - disse l’amica di mia moglie, con voce sensuale e maliziosa, passandosi le dita di una mano su un capezzolo, quasi volesse regalarci la promessa di quel paradiso dei sensi.- Vieni… ci hai fatto aspettare anche troppo… - le rispose Elena, con la voce resa roca da quel desiderio così a lungo trattenuto. E Sophia venne verso di noi, salendo lentamente sull’ampio letto matrimoniale, e sdraiandosi, bella come una dea, tra me ed Elena.Tutte le mie paure, i miei timori, quel senso di frustrazione che mi aveva assalito, tutto fu spazzato via da quel corpo meraviglioso che ci si offriva in modo straordinariamente invitante. Elena ed io cercammo entrambi e contemporaneamente l’invitante bocca di Sophia e ci unimmo, di fatto, in un primo sfiorarsi di labbra a tre; poi Sophia girò lievemente il capo, quasi a cercare il ricordo delle sensazioni di quella famosa notte, e le labbra delle due donne si unirono in un bacio profondo, sensuale e carico di libidine, quel bacio che, così a lungo, avevo sognato e desiderato di vedere. E quando le due bocche si staccarono, fui rapido ad incollare io le labbra a quelle ancora dischiuse di Sophia, mentre la bocca di mia moglie scendeva esperta e fremente verso il capezzolo turgido dell’amica… La baciammo e la leccammo per lunghissimi minuti, mai sazi di quel corpo e di quella pelle meravigliosa e vellutata.Notai l’abilitàdi Elena, della sua lingua diabolica che, instancabile, scorreva sui seni e sul ventre di Sophia, strappandole gemiti e sospiri sempre più profondi ed incontrollabili.Ed anche le mani di mia moglie erano uno spettacolo di un erotismo sconvolgente: le sue dita che delicatamente sfioravano ed accarezzavano il corpo dell’amica, con le unghie lunghe e rosse che sembravano voler graffiare la straordinaria pelle di Sophia, rappresentavano immagini di una sensualitàimpareggiabile. Mentre Elena era così impegnata, discesi anche io con le labbra lungo quel corpo bellissimo, leccando l’interno delle cosce divaricate dell’amica di mia moglie, e trovando finalmente, traguardo a lungo desiderato, la sua fica depilata: con la testa affondata tra le gambe di Sophia, presi a leccarle le grandi labbra, eccitandola allo spasimo, assaporando i suoi umori profumati, e quindi mi andai a soffermare sul clitoride, conducendola così verso il primo orgasmo di quella lunga notte che avevamo davanti. E fu veramente una notte molto lunga, assolutamente indimenticabile, un’orgia di passione e di sesso, un vortice di libidine nel quale finimmo con lo scivolare senza quasi rendercene conto.Ho ricordi vividi ed intensi di quei momenti in cui la razionalitàsembrava essersi volatilizzata, e l’istinto sessuale, l’erotismo spinto oltre ogni limite, aveva preso il sopravvento su tutti e tre. Fummo travolti, come poi avevamo a lungo sperato Elena ed io, da una lussuria senza confini, in cui il piacere volava verso vette sconosciute, ed il desiderio sembrava rigenerarsi di continuo, mai appagato da quella marea crescente di sesso che si rivelarono essere quelle fantastiche ore.Rivedo con gli occhi della mente tutti quei momenti unici e, forse, irripetibili, quasi sfogliassi un album di fotografie rare e preziose, una collezione di immagini e di fotogrammi incancellabili, da custodire con cura e gelosamente. Sophia, in ginocchio tra noi, sul letto, le sue mani a stringersi i seni, la testa rovesciata all’indietro, i suoi lunghi capelli neri a coprirle la schiena quasi fino all’attaccatura delle natiche, e le mie dita a penetrarla, immerse nella sua fica grondante, mentre Elena, la bocca incollata al collo dell’amica in un bacio infinito, che le stimola con un dito l’ano, premendo sempre più spesso e iniziando a dilatarle le pareti, preparandola alla penetrazione…Elena, scatenata e bellissima, come non l’avevo mai vista, con le gambe allargate mentre Sophia le bacia e le lecca la fica, scopandola sapientemente con la lingua, strappandole urla di estasi, grida soffocate solamente dal mio cazzo infilato tra le sue labbra…E poi le loro mani che scorrono sull’asta palpitante, le loro dita a contendersi ogni centimetro della mia carne, le loro unghie, rosse quelle di mia moglie, argento quelle di Sophia, che scivolano sulla cappella, che si serrano attorno ai testicoli e alla base del mio cazzo…E le loro bocche che, alternativamente, lo ingoiano, leccando e succhiando, sempre più golose, sempre più eccitate: labbra che abbracciano il mio pene lucido delle loro salive, che si sfiorano tra loro mentre percorrono la mia carne pulsante, fino al momento in cui la mano di Sophia, una mano esperta ed indimenticabile, una mano creata per accarezzare e masturbare, lo impugna con decisione, tirando in giù la pelle al limite massimo, una, due, tre, quattro volte e poi… poi gli schizzi di sperma sui loro volti così vicini al mio cazzo sussultante, sulle loro labbra, tra i loro capelli… E, ancora, Sophia che, appoggiata sulle mani e sulle ginocchia, offre il culo a mia moglie, che le lecca l’orifizio, inumidendolo, e che lo penetra con un dito prima, e con due dita poi, facendola gridare, e costringendo la nostra amante a dirci che vuole essere presa… ed il mio cazzo eretto che, guidato dalla mano di mia moglie, si accosta a lei, si apre la strada tra quelle strette e ancora forse inviolate pareti, le mie mani sui fianchi di Sophia, le spinte, l’affondare in lei, sempre di più, dapprima delicatamente, e poi con sempre maggior vigore… e mentre inculo Sophia, schizzando il mio secondo orgasmo in lei, Elena che offre la sua fica all’amica, che, leccandola freneticamente, la proietta verso orgasmi continui e irrefrenabili… C’è un’ultima immagine di quella notte sconvolgente che amo ricordare spesso con mia moglie, in modo particolare mentre stiamo facendo l’amore.Ed è quella di Elena e Sofia che, dopo avermi fatto godere con le loro morbide bocche e con le loro bollenti lingue, regalandomi insieme un pompino a dir poco sconvolgente, si leccano a vicenda le labbra e le guance, ripulendosi del mio sperma bianco e caldo: e poi, preda di una libidine nuovamente incontrollabile, osservo Elena succhiare le dita della mano di Sophia, e quindi Sophia fare altrettanto con le dita di mia moglie, simulando entrambe un nuovo ed eccitante rapporto orale… Dopo quella notte passata a fare l’amore con Sophia, Elena ed io non siamo più andati a letto con lei.Non ne parlammo neanche più con Sophia, e tutto tornò come prima, nella più assoluta normalitàdi semplici rapporti d’amicizia.Era stata una follia, meravigliosa e straordinaria, ma proprio per questo unica e ineguagliabile, e percorrere una seconda volta quella strada ci avrebbe proiettati in una dimensione sconosciuta e altamente rischiosa. Sono passati due anni da allora, e con Sophia ed il marito continuiamo a vederci di tanto in tanto, quando i nostri rispettivi impegni lo permettono.L’ultima volta, però, Sophia ha detto ad Elena che Minos, il marito, andrà, a breve e per motivi di lavoro, tre settimane in Giappone, e che lei è molto indecisa se seguirlo o no.Le piacerebbe visitare Tokyo, certamente, ma…Elena allora le ha proposto di venire a passare una settimana da noi, nel caso decidesse di non seguire Minos.Mia moglie mi dice che, a quelle parole, Sophia si è aperta in un largo sorriso e che l’ha abbracciata con trasporto.Ma che non ha accettato il nostro invito, né però lo ha rifiutato.E’ rimasta in silenzio, guardandola intensamente negli occhi. Ancora non sappiamo quello che accadrà.Quello che so con certezza è che, mia moglie ed io, per sicurezza, abbiamo chiesto ai nostri uffici la possibilitàdi avere una settimana di ferie nel periodo in cui il marito di Sophia partirà, e di comunicare le date precise al più presto.E’ solo una mia sensazione, per carità, o forse soltanto una speranza, ma credo che, alla fine, Sophia non decideràdi andare in Giappone… FINE Torna all'elenco dei racconti:http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=7007 Torna alla home:http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=3000
- SOPHIA/2 (capitolo secondo)
- SOPHIA/2 (capitolo secondo) Guardavo le mani di Sophia, dalle lunghe e curatissime unghie laccate d’argento, e le immaginavo sui seni di Elena, ad accarezzarli, a sfiorarli, a titillare i capezzoli eretti e sporgenti, e poi le vedevo con l’immaginazione scivolare sul mio cazzo, lambirmi la cappella, passare delicate sui testicoli…Questi pensieri rappresentavano, per me, una vera e propria tortura, un supplizio al quale riuscivo a sottrarmi con sempre maggiore difficoltà.Mi era quasi impossibile concentrarmi sulla serata e sui discorsi di Elena e Sophia.Continuavo a pensare a quanto sarebbe stato elettrizzante vederle abbracciate, nude, la pelle più chiara di mia moglie a contatto con quella ambrata di Sophia, le lingue che si cercavano e si intrecciavano, le bocche che si esploravano, le mani di Elena, dalle belle e lunghe unghie smaltate di rosso, scorrere frenetiche sul corpo dell’amica, cercare la sua fica dischiusa, masturbarla fino a portarla in paradiso…Dovevo in continuazione distogliere i miei pensieri da quelle immagini, perché temevo che la mia eccitazione, impossibile a dissimularsi, si facesse troppo evidente; e l’erezione, che in quegli istanti mi premeva nei leggeri pantaloni di cotone, mi avrebbe impedito di alzarmi da tavola al termine della cena, non potendo tenerla nascosta in alcun modo agli occhi delle due donne. E la cosa sarebbe stata troppo imbarazzante da spiegare a Sophia. Ci attardammo così in chiacchiere, seduti al tavolo del ristorante, godendoci il fresco della notte ed il profumo del mare, fin oltre l’una del mattino.Poi, stanchi per la lunga giornata, tornammo con l’auto a casa e ce ne andammo a dormire. Sdraiati sul letto, la luce sul comodino ancora accesa, Elena ed io ascoltavamo in silenzio i rumori provenienti dalla stanza confinante con la nostra, dove Sophia si stava preparando per la notte.Elena, accanto a me, completamente nuda, era notevolmente irrequieta e stranamente silenziosa, di certo in balia dei miei stessi pensieri, pensieri che erano rivolti al domani, a quello che sarebbe potuto, o non potuto accadere tra noi e Sophia.Le presi la mano con la mia, e le nostre dita si intrecciarono.Forse la notte successiva non saremmo stati soli in quel letto, forse Sophia sarebbe stata tra noi, risucchiata anche lei in un vortice di passione… o forse non sarebbe accaduto assolutamente nulla di tutto ciò, e lei avrebbe dormito tranquilla nella sua stanza, esattamente come la notte che stava ora trascorrendo.Era questa incertezza a dilaniarci, il non sapere quello che il domani aveva in serbo per noi; e quasi sarei stato più contento se avessi giàsaputo per certo che tutto quello che continuavamo ad immaginare era semplice e pura follia, un’illusione destinata a crollare come un castello di carte.Era molto meglio tornare alla realtàche continuare a vivere di sogni.Eppure…Eppure la speranza non voleva saperne di abbandonarmi, ed anche per Elena era visibilmente la stessa cosa. Con la coda dell’occhio vidi la mano sinistra di mia moglie vagare pigramente sui seni e sul ventre, accarezzarsi la pelle, che sapevo calda e sensibile. Elena aveva chiuso gli occhi, ed ero certo che con la mente stesse tornando per l’ennesima volta a quella notte d’amore con Sophia.Immobile, stringendole l’altra mano, continuai ad osservarla. Quando Sophia si ritirò in bagno e l’acqua della doccia prese a scorrere, Elena, sospirando, si passò un dito sulla fica, allargò le gambe, e quindi prese a masturbarsi sempre più velocemente: era evidente come non volesse fare l’amore con me quella sera, rinviando il tutto al giorno successivo, quando, sempre che le nostre speranze si tramutassero in realtà, anche la sua amica avrebbe partecipato ai nostri giochi erotici.Ma, allo stesso tempo, mia moglie aveva bisogno di allentare la carica sessuale e la tensione nervosa che, in modo evidente, la stava divorando ogni secondo di più: ed io ero il primo a poterla capire, trovandomi nella sua stessa identica situazione. Le sue dita, lucide e bagnate degli umori del suo stesso sesso, si tormentavano abilmente il clitoride, si penetravano a fondo, sfioravano danzando le grandi labbra: Elena aveva piegato e aperto ancor di più le gambe, per esporre al contatto della sua mano ogni centimetro della sua fica fremente.La sentii rabbrividire quando raggiunse l’orgasmo, gemendo piano e soffocando le grida di piacere che avrebbero di norma accompagnato l’appagamento dei suoi sensi, temendo, quasi sicuramente, che Sophia la potesse sentire, in quanto l’amica era uscita dalla doccia e rientrata nella sua camera per asciugarsi. Elena si era tranquillizzata, aveva disteso nuovamente le gambe sul letto, soddisfatta del suo orgasmo, e la sua mano sinistra era appoggiata sul lenzuolo, ancora bagnata del piacere che si era data.Avevo il cazzo duro e dolente per la tensione: vedere mia moglie masturbarsi aveva ulteriormente accentuato la mia eccitazione, giàalle stelle per l’attesa di quello che avremmo tanto voluto si verificasse l’indomani.Pensai di fare come Elena: di prendermelo in mano e di farmi una sega, in modo che l’erezione rientrasse e mi consentisse di prendere sonno.Iniziai ad accarezzarmelo, a stringerlo alla base, a lasciare che le dita ne percorressero tutta la lunghezza.Mia moglie mi guardava, lo sguardo fisso alla mia mano che scivolava sul cazzo, sospirando, ora di nuovo eccitata.Strinsi il pene nel pugno ed iniziai a masturbarmi, giàvicino a raggiungere il mio orgasmo.Ma furono le dita di Elena a darmi quel rapido ed intenso piacere.Allungò la mano destra e me lo sfiorò, prima con il palmo e poi con la punta delle dita.Sussultai a quel lieve, meraviglioso ed improvviso contatto.Vidi le dita di Elena serrarsi attorno all’asta, le sue unghie rosse che risaltavano in modo erotico e provocante sulla mia carne ardente: quindi ritrasse la pelle, esponendo la cappella, lucida e congestionata.Tornò con la mano in su, e poi ridiscese, scappellandomelo di nuovo interamente.Lo sperma premeva per uscire e non mi sarei potuto trattenere ancora a lungo.Dopo pochi movimenti della mano di mia moglie, così abile nel masturbarmi con estrema e favolosa lentezza, schizzai violentemente, godendo quasi in silenzio come aveva fatto Elena, per evitare che Sophia potesse intuire quello che stavamo facendo.Nella luce della camera, con il respiro che mi tornava adagio alla normalità, rimasi a guardare la stupenda mano di mia moglie ferma sul mio cazzo, lo sperma bianco che colava in lunghi e densi rivoli sulla sua pelle, tra le dita, sulle sue unghie laccate… Prima di addormentarci, Elena mi venne ancora più vicina e, in un bisbiglio, mi sussurrò: - Sei sempre deciso ad andare fino in fondo ? -- Certo - le risposi, anche io a voce bassissima - non saràsemplice, lo so, ma mi sarebbe molto difficile, a questo punto, non fare almeno un tentativo… sempre che non abbia tu, ora, dei ripensamenti … -Temetti di sentire mia moglie rispondermi che la cosa non l’attirava più, che era spaventata dalle possibili conseguenze del coinvolgimento dell’amica sul nostro rapporto, che era una vera e propria pazzia continuare su quella strada, che mi chiedesse, insomma, di rinunciare ai progetti di realizzazione del nostro folle desiderio, per non rischiare di rovinare in modo traumatico l’amicizia che c’era tra lei e Sophia.Ma la risposta di Elena fu esattamente quella che speravo di sentire in quel momento.- Ripensamenti ? Non potrei più fermarmi, neanche se lo volessi: sto male alla sola idea di non riuscire a portarla a letto con noi… -Ci baciammo, a lungo, sperando entrambi ardentemente che il domani ci avesse dato la possibilitàdi incamminarci verso quella torbida spirale di erotismo e di sensualitàche ormai bramavamo con tutti noi stessi. Passammo l’intera giornata successiva, il sabato, in spiaggia, al mare.Comodamente sdraiati sui lettini, ci crogiolammo al sole per ore, fra bagni rinfrescanti e lunghe passeggiate sul bagnasciuga.Sophia aveva indossato un ridottissimo due pezzi bianco, che metteva ancora più in risalto la sua carnagione così scura e sensuale: la parte superiore del costume le conteneva a stento il suo seno esplosivo, mentre quella inferiore, un minuscolo tanga, mostrava due natiche a dir poco scultoree.Mia moglie non sfigurava certamente vicino all’amica: anche la pochissima stoffa del suo costume le disegnava il corpo in modo superbo, evidenziando maliziosamente le sue forme così aggraziate.Notai, con una punta di sorprendente fastidio, che molti uomini le guardavano con insistenza, affascinati da quei due corpi femminili così erotici e desiderabili. Elena ed io avevamo trascorso la notte dormendo poco e male, schiavi come ormai eravamo diventati dell’attesa spasmodica di quello che avevamo in animo di far accadere quella sera del sabato.Ma, mentre le ore di quella giornata sulla spiaggia passavano veloci, era sempre più evidente che il tutto si sarebbe rivelato molto più difficile di quanto avessimo pensato.L’occasione, il momento, l’attimo ideale per coinvolgere Sophia in un discorso che potesse condurci a farle capire le nostre vere intenzioni, sembrava non dovesse arrivare mai.C’erano stati momenti sicuramente opportuni per spostare il discorso sull’argomento che tanto ci stava a cuore,, ma né mia moglie né io avevamo preso il coraggio a due mani e approfittato di quei brevi istanti, incapaci di dare una spinta decisiva alla situazione, e di arrivare, in un senso o nell’altro, ad una conclusione.Uno di quei momenti che potevano essere propizi a far scivolare il discorso sul sesso era stato quando, ad esempio, Sophia, senza alcun imbarazzo, si era tolta la parte superiore del costume, offrendo ai raggi del sole i grandi ma deliziosamente tonici seni; in quell’istante, magari con una semplice battuta scherzosa, avremmo potuto provare ad indirizzare la conversazione nella direzione dai noi desiderata, non fosse altro per saggiare le reazioni dell’amica di Elena.O ancora, quando mia moglie e Sophia si erano spalmate sulla schiena, una con l’altra, la crema solare di protezione: erano stati minuti sicuramente favorevoli per dare inizio al nostro tentativo, anche perché io mi ero immediatamente eccitato alla vista di quelle splendide mani che scorrevano sulle schiene dalla pelle tesa e levigata. Ed anche Elena, come più tardi mi avrebbe confidato, si era sentita a sua volta accesa nel desiderio dal contatto con la pelle e con le mani di Sophia.E invece non eravamo riusciti a combinare assolutamente nulla.Tanto che, verso le sei del pomeriggio, mia moglie ed io eravamo profondamente scoraggiati, avviliti per la nostra incapacitàe ormai quasi rassegnati a che il tutto fosse finito ancora prima di iniziare.Fu Elena, improvvisamente, ed immagino quanto le costò prendere l’iniziativa, a fare quel passo decisivo che ci doveva consentire di giungere ad una conclusione, positiva o negativa che fosse.E lo fece in un modo così diretto da lasciarmi letteralmente atterrito per le conseguenze che ne sarebbero potute scaturire nei suoi rapporti d’amicizia con l’amica, per l’imbarazzo e le difficoltàche le sue parole avrebbero potuto generare. Così, quasi come se nulla fosse, Elena si sollevò dal lettino e si rivolse a Sophia che, ad occhi chiusi, si godeva gli ultimi raggi di sole di quel sabato pomeriggio. - Sophia… non te la prendere, ti prego… ma ti devo confessare che... l’altra sera... ho raccontato ad Alexios di quella notte… non so perché… forse mi sentivo in colpa con lui per non avergli mai confidato il mio segreto… ma… fatto sta che gli ho detto tutto quello che accadde… tra noi… era giusto che tu lo sapessi, visto che anche tu sei coinvolta in quanto accaduto... -Il cuore mi balzò in gola, colto alla sprovvista dalle parole di mia moglie.Guardai Sophia, temendo le sue reazioni, ed incontrai il suo sguardo, a dir poco perplesso e sbalordito.Capivo che era giunto il momento di fare la mia parte: in quei minuti avremmo visto quale sarebbe stata la reazione dell’amica. - Sì… - dissi, facendomi coraggio, ancora frastornato dalla consapevolezza che eravamo giunti agli attimi decisivi di quella giornata e, forse, di un’amicizia - … sì… Elena mi ha raccontato tutto… ammetto che è stata un’enorme sorpresa per me… e poi… poi Elena ha scelto un momento… diciamo particolare, dai… per raccontarmi quello che accadde quella notte fra voi due… - Sophia era immobile e guardava ora me, ora la sua amica.Si era tolta gli occhiali da sole, e nei suoi occhi non riuscivo a leggere con chiarezza cosa lei stesse realmente pensando.- Perché hai detto che Elena ti a raccontato tutto in un momento particolare, Alexios ? Cosa intendi dire per particolare ? - mi chiese lei, con un’espressione che ancora non riuscii a decifrare, anche se la sua domanda era dichiaratamente maliziosa, visto che lei aveva certamente capito quello che io avevo voluto sottintendere.Era giunto il momento di buttare a mare tutte le paure e le indecisioni.In quei secondi si sarebbe deciso se il nostro sogno, la nostra idea folle, avrebbe avuto anche una sola possibilitàdi realizzarsi.Era impossibile tirarsi indietro, ormai. Rispondere alla sua domanda voleva dire esporsi in modo chiaro ed univoco, e farle definitivamente intendere cosa avremmo voluto da lei.E così mi lanciai, senza ulteriori indugi, in quel pazzo tentativo di trascinare Sophia nel nostro letto matrimoniale. - Bè… Elena ed io stavamo facendo l’amore, Sophia… e… e il racconto che Elena mi ha fatto… di te e lei insieme… insomma… diciamo che, come puoi ben immaginare, ha aggiunto un bel po’di pepe alla situazione… - le dissi, sorridendo impacciato.- Già- aggiunse mia moglie - su Alexios, sentire quello che successe quella sera, ha avuto… possiamo dirlo, no ?... un effetto decisamente afrodisiaco… -Passò qualche secondo in cui ci guardammo in silenzio.Poi scoppiammo a ridere tutti e tre.Sophia era sicuramente imbarazzata per le confidenze che mia moglie mi aveva fatto, ma cercava di nasconderlo abilmente, unendosi al nostro forzato e nervoso divertimento.Quando il momento d’ilaritàpassò e fummo tornati seri, fu proprio Sophia la prima a parlare, quasi a volersi giustificare per essere andata a letto con la donna che, a quei tempi, stava per diventare mia moglie.- Ascolta, Alexios. Sicuramente ti sarai anche eccitato a sentire il racconto di Elena, ma non devi pensare a quella sera come ad una sorta di tradimento da parte di tua moglie. Non so cosa ci prese, te lo giuro, ma… -- No, Sophia, tranquilla: l’ho spiegato anche ad Elena… sarei un bugiardo se ti dicessi che la cosa mi ha infastidito… anzi… solo che… è stata una grande sorpresa, un qualcosa che mai avrei immaginato fosse successo… - Vai al terzo capitolo:http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=8302 Torna all'elenco dei racconti:http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=7007 Torna alla home:http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=3000
- SOPHIA/2 (capitolo primo)
- SOPHIA/2 (capitolo primo) Erano passati non più di un paio di giorni da quella famosa notte in cui Elena ed io avevamo fatto l’amore in quel modo così insolito e straordinario, eccitati oltre ogni limite, nella mente e nel corpo, dalla rivelazione di quegli intimi segreti di cui Elena, mia moglie, mi aveva portato finalmente a conoscenza, dallo straordinario racconto di quella volta in cui lei era andata a letto con Sophia, la sua migliore amica, una donna che rappresentava un vero e proprio sogno erotico, come giàvi avevo detto in precedenza, per ogni uomo che si possa definire tale.E grazie a quella sua confessione avevamo vissuto una notte di sesso incredibile e travolgente, assolutamente indimenticabile, senza essere più padroni delle nostre reazioni e delle nostre sensazioni: mia moglie aveva rivissuto con gli occhi della mente quell’esperienza così erotica, per lei incredibilmente e sorprendentemente meravigliosa, ed io, ascoltando le sue parole cariche di passione, e trascinato dal quel crescendo di libidine di cui era permeato il suo racconto, ero rimasto affascinato dal pensiero di lei e Sophia insieme, nude, a letto, a regalarsi il piacere in ogni modo possibile ed immaginabile. E poi Sophia, l’amica di Elena, mi era sempre piaciuta, anche se molto più da un punto di vista fisico che non mentale (avendo la ragazza un carattere diametralmente opposto al mio), e la folle idea di perdermi su quel corpo da favola mi aveva sempre intrigato enormemente.Certo, non era mai successo nulla fra noi, beninteso: amavo Elena e non l’avrei mai ferita tradendola con un’altra donna, figuriamoci poi con la sua migliore amica.Ma il pensiero di accarezzare quella pelle perfetta, di passare le mie labbra su quei seni esplosivi, di sentire le sue mani su di me... insomma... i miei ormoni erano impazziti più di una volta al solo pensiero di stringerla tra le mie braccia.Per mia fortuna anche Sophia si era sposata pochi mesi dopo il nostro matrimonio, ed era andata a vivere con il marito a Salonicco, e il non averla più costantemente sotto gli occhi aveva contribuito a raffreddare i miei bollenti spiriti, resi ancora più bollenti dal fatto che sapevo con certezza che la ragazza, per me, sarebbe rimasta per sempre un sogno erotico e basta, intrigante e stuzzicante quanto si vuole, ma chiaramente irrealizzabile.Sophia rappresentava soltanto uno di quei sogni erotici proibiti che tutti coltiviamo, più o meno di nascosto, nel più profondo del nostro animo. Ma quella notte, quando mi ritrovai in bagno con mia moglie dopo aver fatto l’amore per l’ennesima volta, abbracciandoci e guardandoci nel grande specchio sopra il lavabo, entrambi sentivamo di desiderare intensamente la stessa cosa. Anzi, ad essere precisi, di desiderare e di sognare la stessa persona: l’affascinante e splendida Sophia. Fu così che, trascorsi un paio di giorni passati a riflettere su quei pensieri che si agitavano con insistenza nella nostra mente, e sempre più consapevoli che la nostra voglia di lei non accennava minimamente a placarsi, ci rendemmo conto in maniera definitiva che non si era trattato dell’eccitazione di un momento, bello quanto si vuole ma fuggevole ed effimero, né dell’idea folle di qualche ora di passione, ma che era un chiodo che, se non lo avessimo provato a batterlo al più presto, ci avrebbe tormentato per molto tempo ancora. E fu a quel punto che Elena ed io decidemmo di provare a mettere in atto quelle nostre fantasie: la mia, che era quella di arrivare a vedere le due donne fare l’amore e di partecipare ai loro giochi erotici, e quella di mia moglie, che sognava di perdersi nuovamente tra le braccia di Sophia e di condividermi con lei.Fu solamente allora, quel giovedì sera, quando ormai avevamo accantonato anche gli ultimi dubbi, che Elena sollevò la cornetta del telefono per chiamare l’amica a Salonicco. - Ascolta, Sophia… visto che tuo marito torneràsolamente alla fine della prossima settimana, Alexios ed io avevamo pensato di invitarti a passare questo week-end con noi, nella nostra nuova casa al mare. Potresti arrivare domani sera, venerdì, per poi ripartire la domenica pomeriggio. Almeno ci potremmo rivedere… ho tante di quelle cose da raccontarti... -Mentre ascoltavo Elena parlare al telefono con la sua amica, mi ritrovai a sperare ardentemente che lei accettasse il nostro invito per il fine settimana, anche se giunto improvviso e assolutamente inaspettato: sarebbe stato il primo passo per tentare di realizzare quello che continuava ad agitarsi follemente nelle nostre menti irrequiete.Certo, anche se lei fosse venuta con noi al mare per un paio di giorni, nulla ci garantiva che saremmo riusciti a mettere in atto il nostro piano: ma, in quel momento, mi era sufficiente coltivare la speranza di riuscirci, di avere la possibilità(anche se soltanto teorica) di arrivare a concretizzare quella pazzesca fantasia che non accennava ad abbandonarci.Di un eventuale (e molto probabile, se non certo) fallimento, Elena ed io ce ne saremmo preoccupati solo dopo che questo si fosse realmente verificato. - Allora…va bene... siamo d’accordo… ti verremo a prendere alla stazione centrale… il treno a che ora arriva esattamente? … alle 17 e 40… perfetto… saremo lì puntuali… certo… sì… e poi, in macchina, andiamo a casa al mare… a domani… un bacio, Sophia… -Mia moglie chiuse il telefono, si voltò verso di me ed i nostri sguardi s’incrociarono all’istante.Sophia, l’amica di mia moglie, aveva accettato il nostro invito senza alcuna difficoltà: avrebbe dunque passato due giorni e due notti in nostra compagnia.Il primo passo ora lo avevamo fatto, ed eravamo stati anche fortunati che lei non avesse giàaltri impegni per quel fine settimana.Elena ed io continuammo a guardarci senza riuscire a dirci nulla: l’emozione, l’eccitazione, l’apprensione, l’attesa per quello che sarebbe potuto succedere o meno nei giorni successivi ci avevano tolto la parola. Quella stessa sera, a letto, entrambi irrequieti ed agitati, chiesi ad Elena di raccontarmi di nuovo di lei e Sophia: e mia moglie mi descrisse ancora una volta, sin nei minimi particolari, quella straordinaria notte di sesso fra lei e la sua amica. La tenevo stretta a me, la sua mano a sfiorarmi il petto, le sue parole ad accarezzarmi suadenti le orecchie.Più il suo racconto andava avanti, più la nostra eccitazione cresceva in modo esponenziale.Le dita di Elena, ben presto, si impossessarono del mio pene, prima sfiorandolo, poi iniziando a masturbarlo con estrema delicatezza.Ad un tratto, non potendo resistere oltre, mentre la sua voce sognante mi parlava delle sensazioni sublimi che la lingua di Sophia le aveva regalato, la feci salire su di me: lei divaricò le gambe, appoggiò la sua fica bagnata sulla punta del mio cazzo e s’impalò in un sol colpo.Rimanemmo immobili, in quella posizione, il mio cazzo dentro di lei, nella sua fica bollente e straordinariamente lubrificata dagli umori della sua eccitazione, pulsante e fremente, mentre le parole del suo racconto erano lame di piacere che affondavano nella mia lussuria.Elena venne così, contraendo i muscoli della sua vagina attorno a quel palo che la riempiva, sussultando e gemendo, gettando la testa all’indietro, mentre le mie mani le strizzavano i capezzoli spasmodicamente eretti. Quando anche le ultime ondate di piacere l’abbandonarono, mia moglie si sollevò da me, s’inginocchiò tra le mie gambe e prese a far scorrere la lingua per tutta la lunghezza del mio cazzo, ancora bagnato dei caldi liquidi del suo orgasmo.Vedevo la sua testa muoversi dal basso verso l’alto, e poi in senso inverso, mentre la sua lingua mi lambiva i testicoli, scivolava lungo l’asta e sfiorava la cappella congestionata.E poi furono le sue labbra ad abbracciarmi ed i suoi denti a strapparmi brividi d’intenso piacere.Venni nella sua bocca, in getti densi e bollenti, lo sperma bianco a colarle dalle labbra socchiuse, a scivolare sul cazzo palpitante, tra le sue dita, sulle sue unghie laccate di rosa.Ed i suoi occhi, torbidi e misteriosi, sempre fissi nei miei, a scrutare le mie reazioni a quel fantastico pompino. Ci addormentammo tardi, quella notte, stremati nel corpo dalle lunghe ore di sesso consumato, e divorati nell’animo dall’attesa per l’arrivo di Sophia. Il giorno successivo, venerdì, tale era il nostro stato d’animo, sembrò non passare mai.Al mattino uscimmo da casa per andare, come tutti i giorni, ai nostri rispettivi lavori, ma i nostri pensieri erano da tutt’altra parte: l’ansia per quello che desideravamo accadesse nei giorni seguenti si era fatta ormai insostenibile.Ci salutammo frettolosamente, sfiorandoci le labbra in un rapido bacio, e dandoci appuntamento per il pomeriggio. Ed il pomeriggio, finalmente, giunse.Elena ed io chiudemmo la porta di casa, caricammo il borsone da viaggio in auto, e ci avviammo verso la stazione centrale di Atene, pronti ad accogliere Sophia, il cui treno sarebbe giunto a breve. Avevo lasciato la macchina in un parcheggio a pagamento a poche centinaia di metri dall’uscita sud della stazione e, con Elena, mi ero diretto al binario che il tabellone elettronico indicava essere quello sul quale sarebbe arrivato il treno da Salonicco.La stazione era affollatissima, come tutti i venerdì pomeriggio estivi: molti si spostavano nelle localitàdi mare per il week-end, altri partivano per tornare a casa dopo una settimana di lavoro ad Atene.Nel caldo di quel pomeriggio di fine giugno, migliaia di persone si affannavano a prendere i treni in partenza, in un caos inimmaginabile.Elena ed io trovammo comunque un angolo abbastanza tranquillo proprio in testa al binario, dove ci mettemmo ad attendere l’arrivo del treno di Sophia. Osservai con attenzione mia moglie, ed un brivido d’intenso desiderio mi percorse e mi si agitò deliziosamente nello stomaco.La sua figura slanciata, i morbidi capelli castani raccolti in una coda che le danzava sbarazzina sulla schiena ad ogni movimento della testa, la maglietta aderente che le fasciava il seno abbondante, i leggeri pantaloni di cotone bianco che le accarezzavano e le modellavano i glutei superbi, l’ombra intrigante del perizoma nero che s’intuiva al di sotto…Tutto contribuiva a farmela apparire ancor più splendida ed invitante del solito: era semplicemente fantastica e desiderabile, ed il pensiero di spogliarla, di scoprire lentamente la sua serica pelle, magari insieme a Sophia, mi ronzava insistente nella testa.Mi rendevo conto, in quei minuti, d’essere troppo eccitato, e di rischiare di incorrere in una tremenda delusione di fronte al più che probabile fallimento dei nostri progetti, anche se con Elena c’eravamo ripetuti più volte, in quelle ore d’attesa, di non farci eccessive illusioni.E’ vero che fra le due amiche vi era stata quella travolgente notte d’amore e di sesso a casa di Sophia, ma la cosa non si era mai più ripetuta: era rimasto un evento esclusivo e prezioso, forse un unico momento di frenesia sessuale vissuto dalle due donne, un istante di passione tanto improvvisa quanto irripetibile, e quindi non era assolutamente certo che Sophia si potesse mostrare disponibile a tornare a letto con Elena, e per di più questa volta con la mia ingombrante presenza.C’eravamo dunque imposti di procedere con estrema cautela, anche perché Elena non voleva in alcun modo rischiare di rovinare la sua amicizia con Sophia.Saremmo stati prudenti, quindi, e ci saremmo spinti oltre solamente nel caso in cui fossimo riusciti ad intrigare e a coinvolgere nei nostri progetti l’amica di mia moglie.Non avevamo studiato alcuna strategia particolare, in effetti, perché quelle che avevamo provato a disegnare nelle nostre menti c’erano apparse tutte estremamente rischiose e dagli esiti molto incerti.Alla fine, Elena ed io avevamo deciso di lasciare al caso le nostre scarse possibilitàdi successo: avremmo sondato discretamente il terreno e, solo nel caso in cui Sophia ci avesse fatto chiaramente intendere di essere disponibile ad entrare nel nostro letto, avremmo spinto con decisione sull’acceleratore. Le cose, però, com’è risaputo, sono sempre più facili a dirsi che non a farsi.Quando il treno di Sophia entrò puntuale in stazione (avvenimento non di scarso rilievo nel panorama desolante delle ferrovie greche) e venne a fermarsi sul binario lungo il quale mia moglie ed io eravamo in attesa, tutte le caute intenzioni e tutti i prudenti discorsi che, senza sosta, avevamo fatto sin dal giorno prima, vennero spazzati via in un sol colpo.Ci fu sufficiente vedere Sophia scendere dal treno e venirci incontro sorridente per sapere con assoluta certezza, sia Elena che io, che avremmo fatto di tutto, ma proprio di tutto, per riuscire a portarcela a letto. La Sophia che scese dal treno era bella, sensuale, incantevole e maledettamente seducente.Ci abbracciò e ci baciò con calore, raccontandoci del viaggio e dicendoci di quanto fosse felice di trascorrere un paio di giorni al mare in nostra compagnia.L’amica di Elena era, come sempre, una vera e propria apparizione. Una stretta e corta maglietta gialla le fasciava lo splendido e dirompente seno, lasciandole scoperte le braccia abbronzate ed una striscia di pelle sulla pancia liscia, dove l’ombelico, ornato da un brillantino, appariva e scompariva in modo talmente malizioso da risultare terribilmente sexy.Una gonna bianca, corta quanto bastava a far risaltare le sue gambe, dritte ed affusolate, scarpe da ginnastica anch’esse bianche ed una sottile catenina d’oro a cingerle la caviglia destra.I capelli, neri come la notte più buia, sciolti sulle spalle, Sophia si era truccata il viso in modo leggerissimo, lasciando così che la straordinaria bellezza del suo viso risultasse ancora più naturale.Non c’era ombra di dubbio: la più intima amica di mia moglie era al massimo del suo splendore, ed il solo pensiero di quello che Elena ed io avevamo in mente di fare con lei in quel fine settimana mi fece provare un tale fremito di desiderio che a stento riuscii a dissimulare. Chiacchierando e scherzando, uscimmo così dalla stazione per andare a recuperare l’auto al vicino parcheggio. La casa al mare che avevamo comprato da pochi mesi si trovava ad Anavisso, una localitàbalneare molto frequentata, ad una cinquantina di chilometri da Atene.Mia moglie ed io non l’avevamo arredata ancora completamente, un po’ per mancanza di tempo e un po’ per carenza di soldi, vista la spesa non indifferente che avevamo sostenuto per acquistarla.Avevamo dunque comprato solo l’essenziale, e cioè i mobili per l’angolo cottura, i letti, per la camera matrimoniale nostra e per la camera degli ospiti, un tavolo con le sedie per pranzare e un paio di armadi nei quali infilare tutto quello che via via ci sarebbe stato necessario.Soprammobili, quadri e compagnia bella avrebbero dovuto aspettare tempi migliori.La casa, un piccolo villino con un minuscolo giardino sul davanti, faceva parte di un comprensorio di trenta abitazioni, con un parco centrale, una piscina in comune, vialetti ben tenuti per passeggiare, circondati da aiuole fiorite e curate, e, scendendo una cinquantina di scalini, una spiaggia attrezzata, riservata in via esclusiva ai proprietari dei villini sovrastanti.Insomma, una situazione tranquilla e gradevole, che ci aveva convinti a fare quell’investimento economico per le nostre vacanze estive e per i fine settimana di tutto l’anno..Sophia, ovviamente, non c’era mai stata e, quando arrivammo, rimase entusiasta del nostro nuovo acquisto.Ci sistemammo in casa, alloggiando l’amica di mia moglie, naturalmente, nella camera degli ospiti. Era ormai sera inoltrata, quando, dopo esserci rinfrescati, decidemmo di andare a cena fuori, visto che in casa il frigorifero era desolatamente vuoto e che l’appetito di certo non ci mancava.E fu così che portammo Sophia a cena in un locale a pochi chilometri dalla nostra abitazione, un ristorante che, affacciato direttamente sul mare, era rinomato per l’ottima cucina.Gustando varie portate di pesce freschissimo, accompagnato da vino bianco gelato, Elena e Sophia parlarono ininterrottamente, raccontandosi tutto quello che era successo loro dall’ultima volta che si erano incontrate.Io, per la maggior parte del tempo della cena, restai praticamente in silenzio, intervenendo solo con qualche battuta, e lasciando alle due amiche la scelta degli argomenti di conversazione a loro più graditi.E, mentre mangiavo, le osservavo, e ripensavo sempre più frequentemente a quel racconto che mia moglie mi aveva fatto per la prima volta solo poche sere prima, a quella sua rivelazione su fatti che mai avrei pensato potessero essere accaduti. Vai al secondo capitolo:http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=8301 Torna all'elenco dei racconti:http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=7007 Torna alla home:http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=3000
- DIARIO SEGRETO/3 - 18 settembre 1995 (versione integrale)
- DIARIO SEGRETO/3 - 18 settembre 1995 (versione integrale) Dopo quella notte vissuta nell’albergo di Kiato insieme a Cristina, notte durante la quale Anthia ed io avevamo raggiunto vette di piacere assolutamente impensabili, inebriando i nostri sensi del corpo di quella donna bellissima e sensuale, trascorsero quasi due mesi prima che ci si presentasse una nuova occasione per vivere il sesso come noi sognavamo e desideravamo, prima di poter godere di una seconda esperienza erotica che lungamente avevamo fantasticato e atteso. Con Cristina, mia moglie ed io ci siamo incontrati molte altre volte da allora, sempre più complici nella ricerca di sensazioni nuove e sconosciute. Ma Cristina sarànuovamente la protagonista di altre pagine di questo diario. Quella notte di settembre del 1995, una notte che ancora oggi ricordiamo con grandissima emozione, il protagonista assoluto fu Daniel. Conobbi Daniel al centro di produzione, in un caldo e afoso pomeriggio d’agosto di quell’anno. Attore di fiction, inglese di nascita, ma da molti anni residente in Grecia, Daniel a quell’epoca aveva ventisette anni. Alto un metro e novanta, spalle larghe, fisico palestrato e lunghi capelli biondi, che lui portava sciolti sulle spalle, Daniel era un ragazzo veramente bello e affascinante, Sempre circondato da legioni di ammiratrici adoranti, tra le quali lui sguazzava perfettamente a suo agio, Daniel passava da una donna all'altra, portandosele tutte a letto, ma non impegnandosi mai veramente con nessuna. Il giorno in cui me lo presentarono, non ricordo più nemmeno per quale ragione, mi resi subito conto che lui sarebbe stato l'uomo ideale per far impazzire mia moglie Anthia. Bello com’era, intuii immediatamente che non avrei potuto presentarle uomo migliore per soddisfare tutte le sue voglie e tutti i suoi desideri: era molto tempo, ormai, che Anthia sognava di accompagnarsi con due uomini, ed era altrettanto tempo che io volevo scoparla insieme con un altro.E Daniel, ne ero certo, rappresentava in tutto e per tutto l’uomo che avrebbe potuto trasformare in realtàle nostre fantasie. E fu per quella ragione che strinsi amicizia con lui, invitandolo molto spesso a riunioni e a cene di lavoro, presentandolo a tutto quel mondo che vive attorno alla televisione, ambiente che, peraltro, lui conosceva giàabbastanza bene. Fu verso la metàdel mese di settembre, ad una cena offerta dalla rete televisiva presso la quale lavoravo, che presentai Daniel a mia moglie. Ero ormai impaziente di riuscire a combinare l'incontro, e tirarla troppo per le lunghe mi stava iniziando a diventare difficile. Conoscevo bene Anthia e le sue reazioni, e durante quella serata mi accorsi immediatamente come il ragazzo le piacesse in modo evidente. Ovviamente avevamo cenato allo stesso tavolo con lui, e negli occhi di mia moglie avevo letto il desiderio, il turbamento, la chiara voglia di averlo: e avevo anche notato, con mia grande soddisfazione, che anche Daniel era attratto da lei, e che i suoi occhi la carezzavano in continuazione, languidamente, apprezzando in modo palese la straordinaria e prorompente bellezza di mia moglie. Alla fine di quella piacevole serata, ci venne naturale invitarlo a casa nostra per una delle sere successive. Invito che fu prontamente da lui accettato, con visibile euforia. Tornando a casa, in macchina, dopo la cena, allungai una mano tra le gambe di Anthia, carezzandole l’interno delle cosce, e trovando la sua fica bagnata per l’eccitazione. Ci sorridemmo in silenzio nel buio dell’abitacolo. Dovevamo solo attendere qualche giorno, e forse saremmo riusciti ad ottenere quello che desideravamo. 18 settembre 1995 - a casa nostra, ore 22 circa - Pagine di diario scritte da Eusebios - E' quasi l'ora, ormai. Fra poco Daniel arriveràa casa nostra. Sono terribilmente ansioso, eccitato alla sola idea di quello che accadrà. Ho assistito ai preparativi di Anthia, e la cosa mi ha reso ancora più impaziente, ancora più desideroso di condividere per la prima volta mia moglie con un altro uomo. La vedo in piedi, di fronte allo specchio del bagno, mentre si ritocca il trucco, splendida e seducente come non mai. Anthia è sempre bella, ma stasera è semplicemente fantastica.Daniel resteràsbalordito al solo vederla. - Pagine di diario scritte da Anthia - Finalmente sono pronta. Anche il trucco è a posto. Daniel mi troveràbellissima. Lo capisco chiaramente, da come Eusebios mi osserva. E dall’enorme sforzo che lui sta facendo per non saltarmi addosso. Per questa serata ho indossato una leggera camicetta bianca, senza maniche, ed una gonna molto corta, anch'essa bianca, che fa risaltare l'abbronzatura intensa delle mie gambe. La vacanza d’agosto ha reso la mia pelle ambrata, morbida e liscia; questa sera mi sono anche cosparsa d’olio abbronzante l’intero corpo, ed ora vedo le mie gambe lucenti ed erotiche. Ai piedi calzo sandali neri con il tacco esageratamente alto, che mi slanciano le gambe in modo incredibile ed eccitante. Per questa occasione speciale, Eusebios ha voluto che mi laccassi le unghie delle mani e dei piedi con uno smalto rosa acceso, quasi fosforescente. Ora le mie unghie risaltano incredibilmente, in netto contrasto con la pelle scurita dall’abbronzatura. In questo momento, davanti allo specchio, potrei masturbarmi, eccitandomi a guardare solo i miei piedi, stretti nei sandali neri, e così favolosamente erotici da farmi provare continue scosse di desiderio quasi irresistibile.Se solamente mi accarezzassi la fica con un dito verrei subito ed in modo straordinariamente intenso. Ai polsi ho messo due braccialetti d’oro, e ho alcuni preziosi anelli alle dita delle mani, mani che giàimmagino, con la mente turbata e stravolta, scorrere lungo i due cazzi che molto presto avrò a mia completa disposizione. - Pagine di diario scritte da Eusebios - Daniel è arrivato. Affascinante come sempre, ha consegnato ad Anthia uno splendido mazzo di fiori. Seduti sul divano, lo stereo acceso ad un volume molto basso, osservo mia moglie e Daniel e, se non fossi così coinvolto emotivamente anche io, sarei geloso delle occhiate inequivocabili che i due si scambiano. Anthia è veramente stupenda e l'uomo se la mangia con gli occhi, mentre chiacchieriamo tranquillamente d’argomenti di poco conto. Sento l'atmosfera farsi più carica di desiderio e d’attesa minuto dopo minuto. Con la scusa di preparare qualcosa da bere, mi alzo e vado in cucina e, dopo pochi istanti, le loro voci non mi giungono più; attendo ancora qualche attimo, e poi, silenziosamente, mi affaccio nel salone, sapendo giàquello che i miei occhi di sicuro vedranno. Anthia e Daniel si stanno baciando. Le labbra incollate, una mano dell’uomo ha giàiniziato a sbottonarle con abilitàla camicetta. Mi avvicino al divano, sentendo l'erezione crescere incontenibile. Avevo sognato a lungo di vederla tra le braccia di un altro uomo, ed ora l'emozione quasi mi soffoca. Vedo la camicetta di Anthia aprirsi ed esporre i grandi e sodi seni: saggiamente mia moglie ha evitato di mettersi il reggiseno, inutile ostacolo al desiderio di essere accarezzata dalle mani del nostro ospite. Continuando a baciarla, Daniel le prende un seno con la mano, palpandolo delicatamente. M’inginocchio di fronte a mia moglie, e con la lingua le lambisco la tenera e liscia pelle della gamba. Subito il profumo dell'olio per il corpo, con il quale si è abbondantemente cosparsa, mi riempie la bocca. Mentre risalgo con le labbra lungo la gamba, leccandola dal ginocchio fino alla coscia, vedo la bocca di Daniel staccarsi dalle sue labbra, per poi prendere a tormentarle un capezzolo, straordinariamente eretto e fremente di desiderio. La mano di Anthia si posa leggera sull'evidente erezione dell'uomo, ancora trattenuta dai pantaloni di cotone blu che lui indossa. Ora, sfilata la camicetta a mia moglie, la lingua di Daniel guizza incessante da un capezzolo all'altro, strappando ad Anthia profondi sospiri di piacere; ed io, continuando ad assaporare la sua pelle vellutata, le tolgo anche la gonna, lasciandola con le sole mutandine, nere e traforate. Mentre la mano di Daniel, scivolando lungo il ventre piatto, raggiunge il sesso di Anthia, eroticamente velato dall' impalpabile indumento, mi rialzo e, rapidamente, mi spoglio, restando completamente nudo, il cazzo dolorosamente eretto. Osservo Anthia che sta sbottonando la camicia del ragazzo, fino a lasciarlo a torso nudo, i muscoli guizzanti subito preda delle carezze di mia moglie. E poi le sue mani, così belle ed erotiche, slacciano febbrilmente la cintura dei pantaloni di Daniel che, aiutandola con il movimento del bacino, si libera dell'indumento, e, quindi, anche degli slip. Seduto sul divano, il nostro ospite ha ripreso a baciare Anthia, il cazzo svettante e congestionato, di proporzioni decisamente ragguardevoli. Allargo le gambe di mia moglie e, scostando le minuscole mutandine, prendo a leccarle la fica, abbondantemente bagnata dal colare dei suoi dolci umori. Così facendo, il mio sguardo è attirato dalla sua mano, che, impugnato il cazzo di Daniel, lo inizia a scappellare lentamente. Lo smalto rosa delle unghie dona alla mano di Anthia una carica erotica intensissima; vedere la sua mano percorrere quel palo di carne pulsante, mi eccita terribilmente, facendo salire il mio desiderio verso vette fino ad ora sconosciute, riportandomi alla mente le emozioni delle notti passate con lei e Cristina. Sento Anthia sospirare, in estasi per quel cazzo che le riempie la mano, mentre continua a masturbare Daniel, ma sempre lentamente, godendo per quel contatto a lungo sognato. Dopo un paio di minuti, Daniel occupa il mio posto di fronte a lei, ed io mi siedo sul divano accanto a mia moglie. La sua mano, la stessa che accarezzava Daniel, mi afferra subito il cazzo, riprendendo i lenti movimenti che stava prima facendo sul membro del ragazzo, che ora è inginocchiato di fronte a noi. Lui, nel frattempo, le ha preso un piede tra le mani, e le sfila adagio il sandalo nero. - Pagine di diario scritte da Anthia - Sono eccitata ogni minuto di più. Stringere nella mano il cazzo di Daniel è stato magnifico, una sensazione che mi ha proiettato in un universo di lussuria mai provata. Con Eusebios avevamo immaginato tante volte quella situazione, arrivando a concepire con la fantasia ogni più piccolo dettaglio: ma la realtàè stata, e di gran lunga, ancora più favolosa, ancora più emozionante. Sentire nel palmo, a contatto con la mia pelle, quella verga calda e palpitante, percorrerla con le dita, sfiorare quella larga cappella, così liscia e bollente, strappargli quei sensuali gemiti di piacere, tutto è stato stupendo. Ora tengo in mano il cazzo di mio marito, masturbandolo adagio, come so che a lui piace. Vedo Daniel, nudo, davanti a me. Mi ha tolto il sandalo dall'alto tacco, e mi accarezza il piede. Il dorso e le dita, la pianta e la caviglia: ogni centimetro di pelle viene esplorata delicatamente dalle sue mani. Mentre la mia mano continua a vagare indolente sul pene di Eusebios, la bocca di Daniel si accosta al mio piede, iniziando a leccare e a succhiare le dita; una ad una spariscono tra le sue labbra, in modo gentile ma tremendamente erotico. Mi tiene il piede con una mano, mentre con l'altra si accarezza il membro, scappellandosi completamente. Ora la mia mano ha preso a scorrere più veloce su mio marito: lo sento affannato, sempre più vicino all'eiaculazione. Quando Daniel inizia a strofinare il suo cazzo sul mio piede, l'eccitazione mi esplode definitivamente nella testa; mi porto la mano libera alla fica e mi penetro con due dita, mugolando dal piacere ormai incontrollabile. Daniel mi passa il cazzo sul dorso del piede e poi lungo la pianta; muovendo il bacino avanti ed indietro, si masturba con il mio piede. Il movimento della mia mano su Eusebios è ora rapido ed esperto: le dita vanno in su ed in giù, veloci ed instancabili, ed il suo orgasmo è vicino. Anche Daniel è prossimo a venire. Mentre mi masturbo freneticamente, la mia mano a soddisfare la voglia che mi travolge, vedo il primo schizzo di Daniel esplodere dalla punta del suo cazzo congestionato e bagnarmi la parte superiore del piede. Un secondo e ancor più abbondante schizzo raggiunge il primo: ora le mie unghie rosa del piede sono macchiate del suo sperma, denso, bianco e caldo. Sento la mano bagnata e, stravolta, vedo il seme di mio marito colare sulla mia pelle, scendermi copioso tra le dita: entrambi volgiamo gli occhi al mio piede, bagnato del liquido seminale dell’orgasmo di Daniel. Le due dita, che continuo a tenere infilate nella mia fica, mi regalano un piacere incredibile. Vengo fisicamente e mentalmente, bagnata tra le gambe dei miei umori, sul piede dello sperma di Daniel, sulla mano di quello di mio marito. - Pagine di diario scritte da Eusebios - Anthia si sta impegnando a farci recuperare rapidamente le erezioni, temporaneamente fiaccate dalla precedente eiaculazione.In piedi, davanti a lei in ginocchio, la osserviamo leccare le nostre cappelle: la sua lingua passa da un cazzo all’altro, in un diabolico gioco di cui lei desiderava da tempo essere la protagonista.Le sue calde labbra succhiano avide le due aste, restituendo loro tutto il vigore dell’eccitazione. - Pagine di diario scritte da Anthia - Succhiare questi due cazzi era il mio sogno.Un sogno che ora sono riuscita finalmente a realizzare.Li sento gonfiarsi istante dopo istante, leccata dopo leccata: il cazzo di Daniel, in bocca, è il piacere allo stato puro, ed ogni volta che lo ingoio, quasi fino a soffocarmi, mi sembra d’impazzire per l’emozione.La mia bocca si divide tra Daniel ed Eusebios, ed anche il cazzo di mio marito, che la mia bocca ha succhiato centinaia di volte, mi eccita e mi sprofonda nella libidine più del solito.Non so come reagiràEusebios, quando, più tardi, gli dirò che, in ginocchio di fronte a loro, la mie mani a lisciare queste due verghe, le mie labbra ad assaporare le larghe cappelle, mi sento una troia, una puttana in calore.E che godo alla follia a questo pensiero. - Pagine di diario scritte da Eusebios - Siamo scivolati tutti e tre sul morbido e folto tappeto che si apre di fronte al divano. I pompini che Anthia ci ha regalato con la sua superba maestria, hanno riacceso il nostro desiderio animale di prenderla.E Daniel, ora, la vuole scopare, fino a farla urlare per il piacere. L'ha fatta sdraiare per terra, con le gambe divaricate, e ha accostato la cappella alla sua fica. Anthia grida per l'eccitazione, afferra con la mano il cazzo dell'uomo, e se lo infila velocemente, bruciando dal desiderio e rabbrividendo per l’eccitazione. Sdraiato al suo fianco, le lecco una tetta, sentendo il capezzolo duro ed eretto come non mai. Con profonde spinte, Daniel la possiede prepotentemente, alternando complimenti alla sua bellezza ed insulti al suo essere così troia, come poche donne gli è capitato di conoscere.. Pensare a mia moglie come ad una troia, vederla scopare con uno sconosciuto in quel modo, mi eccita ancora di più: mi accosto con la bocca al suo orecchio e le mormoro che è una puttana, e che quando Daniel avràfinito di montarla sarò io ad entrarle per primo nel culo. Daniel intuisce le mie parole, e accelera il ritmo, scopando Anthia quasi con violenza, rovesciandole addosso un diluvio di oscenità.Questa colonna sonora che ci fa da sottofondo eccita da morire non solo Anthia, che si agita impazzita sotto i colpi del cazzo di Daniel, ma anche me, che trovo esaltante sentire insultata in questo modo mia moglie. Mi tiro su e, accostandomi di lato alla sua bocca, le appoggio il cazzo sulle labbra. Subito la sua lingua saetta, avvolgendomelo deliziosamente. Poi le labbra di Anthia si chiudono sulla mia cappella, e la sua bocca inizia a pomparmelo con consumata abilità. Daniel aumenta ancora di più le spinte del suo bacino. Mia moglie urla, persa nel suo orgasmo, lasciando che il mio cazzo le esca dalla bocca. Rapidamente lo afferro con la mano, masturbandomi, e schizzandole sul seno e sul ventre. Anche Anthia è venuta, sobbalzando e rabbrividendo, in estasi. Daniel all'ultimo istante esce da mia moglie e viene copiosamente sulla sua pancia, sfregando il cazzo sulla morbida pelle di Anthia.Affannati, la guardiamo spalmarsi tutto quello sperma sulle tette e sul ventre, le sua splendide mani a percorrere il corpo fremente, la sua pelle lucida e bagnata del nostro piacere. - Pagine di diario scritte da Anthia - Daniel è andato via da poco.E’ stato fantastico.Un’esperienza così intensa che non dimenticherò mai.E la mia felicitàla vedo riflessa anche negli occhi di Eusebios.Abbiamo giàdeciso di invitare al più presto Cristina e di raccontarle ogni particolare di questa notte straordinaria; la faremo impazzire con le nostre parole e le nostre carezze.E le proporremo una serata a quattro, una nottata di sesso, sfrenata e senza limiti, in cui i nostri corpi ci regaleranno emozioni inenarrabili.Sappiamo che lei accetteràsenza un attimo d’esitazione. A Daniel lo abbiamo giàdetto.Ed il suo sorriso è stato la conferma che cercavamo. FINE Torna all'elenco dei racconti:http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=7007 Torna alla home:http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=3000
- STATI DI ECCITAZIONE/2 (versione integrale)
- STATI DI ECCITAZIONE/2 (versione integrale) Dopo quel magico giorno d’estate in cui Athina ed io sperimentammo una nuova, e fino a quel momento, sconosciuta dimensione del piacere, la nostra unione di coppia divenne ancora più solida, il nostro stare insieme ancora più coinvolgente e il nostro amore ancora più totale ed assoluto.La complicitàche ora ci univa, l’esserci confidati i nostri più segreti desideri sessuali senza alcuna inibizione, il riuscire a far emergere la capacitàdi comunicare l’uno con l’altra le nostre più profonde pulsioni erotiche, senza remore o falsi pudori, tutto questo contribuì ad avvicinarci e ad unirci in modo assolutamente impensabile, fino a farci sentire le due facce, perfettamente combacianti, di una stessa medaglia. Molto spesso avevamo ripetuto quel gioco erotico, il gioco dello smalto.Facevamo l’amore con regolarità, regalandoci tutto il piacere possibile, e, a volte, Athina si faceva applicare lo smalto ai piedi da me, per perderci in quelle meravigliose sensazioni di cui avevamo scoperto di voler godere. C’eravamo divertiti con smalti di diversi colori, da quelli più classici ad alcuni sicuramente improbabili, per rendere il nostro divertimento ogni volta diverso, ogni volta più eccitante, e per non correre il rischio che l’abitudine potesse appannare l’erotismo di quei momenti.Ma, dentro di me, di giorno in giorno sentivo che era giunto il momento di provare qualcosa di nuovo, di aggiungere un ulteriore tassello a quel puzzle che era l’evoluzione e il completamento del nostro piacere sessuale.E sapevo per certo che anche per Athina era così.Me ne aveva parlato un giorno, mentre stavamo abbracciati, rilassati e felici dopo aver fatto l’amore.Mi aveva confidato che avremmo dovuto pensare a qualcosa di diverso, qualcosa che ci facesse provare nuove e più intense sensazioni, così come era stato all’inizio con il gioco dello smalto.Dovevamo trovare un qualcosa che rappresentasse una novità, e che ci regalasse nuovamente la straordinaria emozione della prima volta.D’idee ne avevamo molte, ma, di fatto, nessuno dei due si decideva a prendere l’iniziativa.E l’occasione, della quale da lungo tempo eravamo alla ricerca, si verificò improvvisamente in autunno. Era quasi un mese che non ci vedevamo; Athina viveva ad Atene, per frequentare l’università, ed io a Rodi, con il mio lavoro presso il comune.Ma quel fine settimana d’ottobre avevamo programmato di incontrarci, e che fossi io ad andare da lei, visto che le feste di Natale erano ancora troppo lontane per aspettare d’incontrarci.E così il venerdì sera avevo preso il traghetto dal porto di Rodi e, dopo la notte di navigazione, il sabato mattina presto mi aveva visto sbarcare al Pireo. Il mini-appartamento, che i genitori pagavano ad Athina per permetterle di frequentare con regolaritài corsi universitari, era situato alla periferia di Atene, proprio su una delle grandi strade che conducono verso il Pireo. Ma, anche se Atene e Pireo sono, di fatto, unite in una grande, caotica ed unica città, la casa di Athina si trovava comunque troppo lontana dal porto perché io la potessi raggiungere a piedi.Visto che, però, lei sarebbe stata impegnata con le lezioni almeno fino a mezzogiorno, e non avendo perciò alcuna fretta di arrivare a casa sua, uscii dal porto camminando tranquillamente, con l’intenzione di fare una bella passeggiata, per poi prendere l’autobus, ma solo in un secondo momento.E camminando per le strade affollate del Pireo, in quella tiepida giornata d’autunno, guardavo i negozi, e spesso mi soffermavo davanti alle vetrine, osservando tutto quello che vi era esposto, anche se non particolarmente interessato a fare grandi acquisti. Passai davanti ad una lunga serie di negozi d’abbigliamento, ad un paio d’agenzie turistiche, ad alcuni fast food e ad un grande magazzino di elettronica.Ad un certo momento mi ritrovai a sbirciare nelle vetrine di un piccolo sexy-shop: erano velate da una tenda, quel tanto che bastava ad evitare che si potesse vedere apertamente all’interno del negozio.Rimasi per qualche secondo pensieroso, indeciso se entrare e dare un’occhiata o se proseguire nella mia camminata.Ma la curiositàdi vedere gli articoli esposti e l’idea di trovare un qualcosa di particolare, qualche nuovo gioco da provare quella sera stessa con Athina, mi portò, in breve, a varcare la soglia di quel benedetto sexy shop. Mi ritrovai, d’improvviso, in un mondo incredibile, quasi inverosimile, per metàeccitante, per metàdecisamente comico nella straordinaria varietàdi articoli legati al sesso che vi erano esposti.Il buffo era che, di molti di quegli oggetti che facevano bella mostra di sé, non capivo neppure quale fosse la funzione.Vi era di tutto e di più; ogni voglia, ogni desiderio, ogni capriccio sessuale poteva essere esaudito, da quelli più semplici e assolutamente normali a quelli che solleticavano una certa dose di perversione.Era un’esposizione d’oggetti dedicati al sesso moltiplicata all’ennesima potenza, dove un discreto numero di persone, sia uomini che donne, si aggirava interessato ai vari articoli.Passai rapidamente di fronte al reparto video e riviste, che offriva una gamma infinita di scelte, dalle più comuni riviste porno, ai video in cui ogni sorta di rapporto sessuale veniva documentato sin nei minimi dettagli.Mi soffermai, invece, e con un interesse sicuramente maggiore, nel reparto oggettistica vera e propria. Qui, accanto a biancheria intima, nera e colorata, ma comunque sempre e solo estremamente erotica ed esplicita, vi erano esposte creme ed unguenti, manette e frustini, vibratori e falli di gomma di ogni colore e dimensione, oltre a molte altre cose che mi apparivano curiose e misteriose; osservai il tutto con attenzione, anche se non avevo alcuna idea particolare per la testa, convinto che, alla fine, la vista di un qualche articolo sarebbe stata sufficiente ad accendere e stuzzicare la mia fantasia, e che mi portasse ad immaginare che cosa avrei potuto fare quella sera con la mia Athina. E, infatti, mentre scorrevo con gli occhi gli oggetti esposti su una delle mensole, notai la riproduzione di un fallo, in lattice di gomma, di una tonalitàcosì scura che riproduceva fedelmente quella tipica della pelle del pene di un uomo di colore.Era sicuramente grande e lungo, certamente molto di più di un normale pene maschile, con una larga cappella, perfettamente imitata anche nei più minimi particolari. Rimasi molto colpito dall’accuratezza della riproduzione: ogni dettaglio era stato riprodotto così bene da apparire vero e reale a tutti gli effetti.Sicuramente al tatto la differenza sarebbe saltata fuori: però…Guardandolo capii che avevo trovato quello che cercavo.Pensai ad Athina e alla notte che avremmo passato insieme, e un brivido di eccitazione mi prese a scorrere impaziente nelle vene.Il fallo era avvolto in una confezione di plastica rigida trasparente, con sopra una foto che spiegava in maniera esplicita l’uso che se ne sarebbe potuto fare.Come se poi ci fosse stato bisogno di spiegazioni ! Insomma, mi decisi infine ad acquistarlo: lo presi dallo scaffale, vincendo l’imbarazzo, aiutato anche dal fatto che un uomo accanto a me stava valutando con estrema attenzione le differenze tra due vibratori, talmente assorto nei suoi pensieri da non degnarmi nemmeno di uno sguardo.Con il mio acquisto tra le mani mi diressi velocemente verso la cassa.Ebbi soltanto un attimo d’incertezza quando mi accorsi che il pagamento lo avrei dovuto fare ad una ragazza: sedeva tranquilla dietro il registratore di cassa, sfogliando un qualche depliant pubblicitario.Per prendere tempo, finsi un interesse esagerato per tutta una serie di perizomi multicolori, che decoravano alcuni metri di una parete del negozio.Ma non potevo rinviare il pagamento in eterno.Alla fine, presi il coraggio a due mani, e mi avviai verso la cassa.La commessa, sorridendomi, e con assoluta naturalezza, avvolse l’ingombrante fallo in una carta rossa (dello stesso colore del mio viso, immagino !) e lo mise in una busta bianca ed assolutamente anonima.Pagai quello che dovevo ed uscii dal negozio con il “nostro” nuovo giocattolo sotto il braccio. Mi fermai su una panchina, in uno spelacchiato giardinetto pubblico, e accertatomi che nelle vicinanze non ci fosse nessuno, scartai il mio acquisto, aprii la confezione di plastica e tirai fuori il fallo che avevo comprato.Rapidamente, e con il terrore che qualcuno potesse vedermi, lo riavvolsi nella carta rossa e lo infilai nello zaino, assieme ai vestiti di ricambio che mi ero portato.Gettai la busta bianca e l’involucro di plastica rigida nel primo cestino dei rifiuti che incontrai: quando avessi mostrato il mio acquisto ad Athina non volevo che lei perdesse tempo a scartarlo.Camminai ancora per una ventina di minuti: poi attesi ad una fermata l’autobus che mi avrebbe portato fino ad Atene. Quando arrivai sotto casa di Athina, lei non era ancora giunta, ed io, pur avendo una copia della chiave del suo appartamento, l’attesi pazientemente davanti al portone.E finalmente, dopo un buon quarto d’ora, la vidi arrivare: le corsi incontro, abbracciandola e baciandola con gioia. I nostri cuori battevano rapidi, mentre ci stringevamo felici l’uno all’altra. Non ci vedevamo da quasi un mese ed eravamo avidi di quel contatto fisico che da troppo ci mancava. Salimmo in casa e parlammo a lungo di tutto quello che era accaduto dall’ultima volta che c’eravamo incontrati, lei raccontandomi dell’universitàe dei suoi studi, io aggiornandola delle poche novitàdi Rodi.Naturalmente facemmo anche l’amore, ma ci amammo delicatamente, quasi in punta di piedi e di sfuggita. Fu come gustarsi un aperitivo prima di sedersi a tavola per un pranzo luculliano: sapevamo entrambi di avere a disposizione per noi l’intera notte seguente, e volevamo dedicare al sesso tutte quelle lunghe ore, assaporando con calma le sensazioni che i nostri corpi ci avrebbero regalato.Fu per questa ragione che il pomeriggio preferimmo uscire: andammo al cinema e poi a cena in un locale che conoscevamo da tempo per l’ottima cucina e per i prezzi modici che aveva.Camminammo a lungo abbracciati per le strade affollate, ridendo e scherzando, complici come sempre, godendoci ogni minuto di quelle ore, fino a quando il desiderio di tornare a casa e di andare a letto, finalmente insieme, divenne così impellente da diventare difficilmente gestibile, spingendoci a terminare la serata e a rientrare nell’appartamento di Athina. Dopo esserci fatti le docce, ci sdraiammo sul letto.Tenevo Athina tra le mie braccia, nuda, calda e immensamente desiderabile; i miei occhi scorrevano deliziati sul suo corpo morbido e flessuoso, sulla sua pelle così scura da sembrare quasi perennemente abbronzata, sulle sue gambe, tornite e slanciate, e su quei piedi che tanto piacere mi sapevano regalare.I capelli biondi sparsi sul cuscino, umidi per la doccia, Athina mi appariva, ogni volta che la vedevo, sempre più bella e ancora più affascinante e sensuale di come la ricordavo. La carezzavo languidamente, senza fretta, per far crescere in noi il desiderio, per non rischiare di rendere troppo breve quella lunga notte che avevamo davanti.Ma, come sempre, l’eccitazione mi saliva impetuosa, tenuta a freno con sempre maggiore difficoltà, ed anche lei iniziava a mostrare i chiari segni dell’impazienza.Non vedevo l’ora di coinvolgerla nel gioco erotico che avevo in mente da quella mattina, dopo aver fatto il mio acquisto nel sexy-shop. Fremevo dalla voglia di mostrarle quello che avevo comprato, ma allo stesso tempo indugiavo, godendomi quell’attesa, erotica e febbrile, quasi spasmodica e convulsa. - Ho voglia di te… una voglia matta di giocare con te… - le sussurrai, accostandomi al suo orecchio e facendola rabbrividire.Athina girò il viso e cercò le mie labbra, baciandomi deliziosamente.Poi si guardò i piedi, fraintendendo le mie parole.- Amore, lo smalto me lo sono messo ieri… guarda… - mi disse, sollevando un piede.Avevo giànotato, naturalmente, le sue unghie curate e laccate di rosa, ma feci ugualmente una faccia delusa, lasciando che l’equivoco fra noi andasse avanti.- Mi dispiace, ma non ho proprio pensato di togliermelo prima del tuo arrivo. Se desideri, ci metto un attimo a levarlo… così potrai rimettermelo tu… - continuò Athina.- Fa niente - le risposi, passandole la lingua sul collo e assaporando il profumo della sua pelle - Allora, però… dovrai fare una penitenza, mia cara… -Athina mi guardò sorpresa e, vedendo che sorridevo, intuì che le stavo per proporre un qualcosa di nuovo ed insolito, una variante a quello che di solito facevamo.- Una penitenza ? E cosa dovrei mai fare ? - mi chiese, incuriosita dalle mie parole.- Ora ti faccio vedere - le risposi, passandole un dito sulle labbra vellutate. Afferrai lo zaino che mi ero portato e che avevo sistemato, senza farmi vedere da lei, a fianco del letto, e tirai fuori il fallo, ancora avvolto nella carta rossa.- Ecco la tua penitenza… qualcosa di diverso dal consueto… -- Che cos’è ? - chiese Athina, sempre più curiosa, ed ora visibilmente interessata.Le porsi il pacchetto.- Aprilo e lo saprai - conclusi, chinandomi a leccarle i seni ed i turgidi capezzoli. Athina allontanò la mia testa dalle sue tette e si mise seduta sul letto, a gambe incrociate.Soppesò per qualche istante l’oggetto, rigirandoselo tra le mani, e quindi prese a scartarlo. Quando la carta venne via, si ritrovò in mano il fallo di gomma.- Ma…ma è enorme ! - disse ridendo - E’ il doppio del tuo ! -- Ehi, ragazza… vacci piano… potrei anche offendermi - le risposi, ridendo insieme a lei, e valutando le sue reazioni.Athina vi passò la mano sopra, poi lo strinse nel pugno, come a saggiarne la consistenza; con un fremito di eccitazione, notai la sua mano, dalle lunghe unghie laccate di rosa, risaltare meravigliosamente su quel cazzo, così enorme e così scuro.- E’ bellissimo… e… ora te lo voglio confessare… ho sempre immaginato di tenere tra le mani il cazzo di un uomo di colore… e questo è incredibilmente simile… - disse Athina, il respiro che iniziava a farsi affannoso.Continuò a far scorrere la mano in su e in giù, lungo l’asta del fallo.- La mano, però, non scivola bene. La gomma fa troppo attrito - disse lei, sempre sorridendo, ma chiaramente eccitata dalla novità.Le feci scorrere una mano lungo la schiena.- Forse, se tu lo leccassi un pochino… la situazione potrebbe migliorare… non credi ? - buttai lì, tra il serio ed il faceto.- Non penso che la saliva sia la miglior soluzione… - mi rispose lei - …però ho un’altra idea… -Visibilmente impaziente, Athina si alzò dal letto, nuda e stupenda.- Aspetta un attimo… - mi disse, uscendo rapidamente dalla camera. Mi sdraiai sul letto, le mani intrecciate dietro la testa, il cazzo eretto e fremente.Athina si era eccitata alla vista di quella copia così perfetta di un cazzo, ed ora ero convinto che la notte sarebbe stata meravigliosa.Quando lei rientrò in camera da letto teneva un flacone di olio abbronzante tra le mani.Salì sul letto, accanto a me, e si versò nel palmo della mano un abbondante quantitativo d’olio.- Con questo dovrebbe andare meglio - mi disse, incrociando il mio sguardo.Prese il grosso fallo scuro con una mano e, con l’altra, lo spalmò con quell’unguento profumato.I suoi gesti, pur essendo decisi e rapidi, erano straordinariamente erotici e sensuali, e il vederle tra le mani quel cazzo che non era il mio solleticava piacevolmente la mia fantasia.- E’ incredibile. E’ proprio uguale ad uno vero. Ora che la mano scivola senza alcuna difficoltà, non sembra esserci quasi nessuna differenza - disse Athina, continuando a cospargerlo con l’olio. Eravamo sdraiati uno di fianco all’altra, ed io la guardavo, la base del lungo fallo appoggiata sulla sua pancia, far scorrere la mano, lucida per l’olio abbronzante, lungo tutta l’estensione dell’oggetto del nostro desiderio.Non mi sfuggiva coma Athina indugiasse, in punta di dita, sulla larga cappella, e sulle vene, in rilievo e riprodotte con estrema precisione, che correvano lungo tutta l’asta.Se ancora cercavo una conferma di come lei si sentisse coinvolta da quella imprevista situazione… beh… l’avevo davanti ai miei occhi.Allungai una mano a toccare il fallo anche io, accorgendomi immediatamente di come l’olio lo avesse reso liscio e scorrevole.- Ti piace ? - le chiesi sempre più stimolato dalla situazione.- Da morire… sì… moltissimo… - mi rispose lei, continuando ad accarezzarlo. La sua mano aveva preso a muoversi in modo diverso da prima, con carezze sempre più voluttuose e lascive.Il fallo era lucido d’olio: ogni sua piega, ogni sua increspatura, ogni suo particolare così fedelmente riprodotto risaltava perfettamente, stimolando i nostri sensi in modo sempre più evidente.La larga cappella scura, riflettendo la luce della lampada accesa sul comodino, sembrava brillare, scintillare magicamente ai nostri occhi.La mano di Athina si spostava lenta, ora stringendo, ora sfiorando: le sue dita carezzavano sempre più spesso la cappella, con voluttàe desiderio crescenti.Eravamo entrambi eccitati e stimolati da questo nuovo ed elettrizzante gioco erotico.Guardavo le sue mani su quel gigantesco cazzo di gomma scura, ed immaginavo di vederle masturbare il cazzo di un uomo di colore, di vederle scivolare su una verga fremente, fino a farla esplodere, fino a veder colare lo sperma, bianco e denso, sulle sue unghie rosa…E pensavo anche alle straordinarie sensazioni che quell’oggetto avrebbe provato se fosse stato vivo, sensibile, eccitabile, se avesse potuto sentire le dita di Athina come il mio cazzo era abituato a sentirle, così meravigliosamente delicate, morbide ed esperte.- Carezziamolo insieme - mi disse Athina, con voce all’improvviso malferma. Mi sollevai su un gomito e poggiai la mia mano vicina a quella di Athina.Lei si sporse verso di me e ci baciammo, lungamente ed intensamente.L’eccitazione stava crescendo in noi sempre più forte, solleticando i nostri sensi con una lussuria fino a quel momento sconosciuta. In breve, le nostre mani presero a scorrere sul lungo cazzo in lattice, carezzandolo, stringendolo, sfiorandolo, Un piacere mai provato, sia fisico che mentale, dilagò prepotentemente in noi.Andammo così avanti per lunghi minuti, godendo della vista delle nostre mani al lavoro su quell’asta così erotica e sensuale.L’eccitazione mi esplose definitivamente nella mente quando Athina, travolta da quello che stavamo vivendo, tolse delicatamente la mia mano da quel cazzo superbo, prendendo a masturbarlo con le sue, come tante volte aveva fatto con il mio pene.La visione che gli occhi mi trasmettevano, di quella sua elegante e sensuale mano che andava in su ed in giù, lungo quel fallo così grosso, era intensa e sublime, e mi faceva venire in mente pensieri ed idee di un erotismo straordinario.La lingua che le spuntava tra le labbra dischiuse, Athina l’aveva impugnato e con movimenti delicati simulava di scappellarlo, sempre più rapida, sempre più veloce.Era poesia il contrasto tra la pelle più chiara e le lunghe unghie rosa di quella mano ed il colore scuro di quel cazzo.Ma se per me, in quei momenti, era difficile mantenere una parvenza di controllo, per lei stava arrivando rapido il punto di non ritorno: Athina aveva letteralmente perso la testa, risucchiata in un abisso di sensualitàquasi animale. La mia ragazza si voltò, appoggiando il cazzo eretto sul lenzuolo, si mise in ginocchio e, scendendo con la testa, fece passare una prima volta la lingua sull’intera cappella.Fui percorso come da una scossa, da un brivido di desiderio sconvolgente.La guardavo, ed immaginavo lei con un altro uomo, con un uomo di colore, che offrisse il suo cazzo ai baci delle labbra di Athina: ma sentivo anche la gelosia divorarmi, al solo pensiero che ciò potesse accadere veramente. Ma l’emozione e la straordinaria eccitazione, per quello che vedevo e che immaginavo nella mia testa, si mischiavano al senso di possesso che sentivo per lei, in una miscela erotica e devastante.Volevo prenderla subito, entrare in lei, quasi con cattiveria, mentre la osservavo leccare, ansimando e mugolando eccitata, abbandonandosi ad un piacere ormai indescrivibile, quella grande cappella scura.Athina socchiuse le labbra, facendole scivolare lentamente lungo l’asta: quindi ingoiò il fallo, iniziando a pomparlo con un trasporto totale e assoluto. Era uno spettacolo unico e conturbante. Mi accostai a lei, da dietro, e le toccai con due dita il sesso aperto: era bagnata, impregnata e fradicia dei suoi umori, invitante e desiderabile come non mai.Accostai il mio cazzo alla sua fica ardente e la penetrai con un unico e deciso colpo di reni.Athina sollevò la testa, lanciando un grido di piacere, sentendosi presa così a fondo e così improvvisamente: poi si chinò di nuovo, per ricominciare a succhiare il fallo, alternando la lingua con le labbra.Venimmo quasi contemporaneamente, lei gridando tutta la sua eccitazione per avere finalmente a disposizione due cazzi, ed io moltiplicando il mio orgasmo all’infinito, immaginando che la mia donna stringesse tra le labbra e si riempisse la bocca dello sperma di un altro uomo… E’ inutile che vi dica che fu una lunga e caldissima notte.Eravamo entrambi infiammati dal desiderio come non c’era mai accaduto, trascinati via da quelle sensazioni, così intense e contrastanti, che si mescolavano meravigliosamente nei nostri corpi e nelle nostre menti.Vedo ancora, come in un vecchio album di fotografie, come istantanee che il tempo mai cancellerà, Athina inginocchiata davanti a me, sdraiato sul letto e con il pene eretto e palpitante; Athina tra le mie gambe, che mi lecca e mi succhia il cazzo, la sua mano alla base del pene a tendere la pelle e ad esporre completamente la cappella; ed io che tengo il lungo fallo di gomma accostato al mio membro, e la bocca di lei che passa da uno all’altro, instancabile, esperta, e godendo di entrambi.E quando gli schizzi del mio sperma erano esplosi, colando sulla sua mano, e depositandosi anche sulla cappella dell’altro cazzo vicino, Athina, una mano fra le gambe a darsi il piacere, aveva ripulito ed assaporato tutte e due le aste con la sua lingua morbida e guizzante… Così, dopo quella straordinaria notte, quel giocattolo, che comprai in un sexy-shop al Pireo, divenne lo strumento per vivere nuovi momenti di erotismo affascinante.Come quell’altra notte in cui…Ma, come al solito, questa è un’altra storia.Tranquilli.A suo tempo ve la narrerò. FINE Torna all'elenco dei racconti:http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=7007 Torna alla home:http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=3000
- AKTI OLIMPIAS (capitolo secondo ed ultimo)
- AKTI OLIMPIAS (capitolo secondo ed ultimo) << Allucinazioni... telepatia... inconscio... cazzo ti frega ? Non attardarti con simili idiozie... devi fare ben altro... inebriati del profumo di fi... >><< Zio !!! >><< Ecchecazzo ... guarda che la parola fica non ti morde, sai ? E non finirai all'inferno, con un diavolo che attenta alle tue chiappette rinsecchite con un forcone appuntito, solo per averla pronunciata !! Fica... fica... senti che suono melodioso... mmmhhh... >> Sento le gambe tremarmi come se avessi corso a perdifiato per una decina di chilometri.Mi guardo attorno, e vedo Ania chiudere delicatamente la porta, escludendo in modo definitivo il mondo esterno dalla mia vita. La grande stanza è arredata con sfarzo e senza badare a spese.Un grande letto a baldacchino, in legno scuro, fa bella mostra di sé sulla destra, impreziosito da un contorno di comodini, sedie e mobili antichi che sembrano essere appena usciti dalla bottega di un antiquario: alle pareti stampe degli anni trenta, e che mostrano scorci e panorami dell’Atene di allora.Un grande specchio, di fronte al letto, sembra raddoppiare le dimensioni della camera.Per un attimo mi viene la speranza che quel salame imbambolato e tremebondo, che lo specchio mi mostra, possa non essere io: è solo un istante però, perchè quella figura pietosa ed affranta è indiscutibilmente il sottoscritto.In questo momento potrei anche strozzarlo, lo zio Nikolaus.E anche con estrema soddisfazione. << Bravo... bene... io ti offro il piacere, l'estasi, il nirvana... e tu... ingrato... irriconoscente che non sei altro... >> La grande finestra di fronte alla porta è chiusa, e nascosta da pesanti tendaggi in broccato, mentre il pavimento è per intero ricoperto da altri tappeti persiani di indubbio valore.E' una stanza estremamente accogliente, anche se dall'aspetto un tantino troppo antico, in cui aleggia un'atmosfera di tempi irrimediabilmente passati: ed io potrei comunque apprezzarla in tutto il suo splendore se non mi ritrovassi in questo stato di parossistica agitazione per quanto dovràinevitabilmente accadere. << Abbiamo finito di fare l'arredatore ? L'architetto degli interni ? No... perchè vedi, mio caro nipote... se proprio insisti... magari ti fanno visitare pure le soffitte... e le cantine... e la madia della nonna in cucina ?... non te la vorrai mica perdere, no ? >> L'aria è resa piacevolmente fresca dal condizionatore, ed il caldo di questa infuocata estate ateniese è solo un ricordo, e non è di certo la causa di queste mie fastidiose e continue allucinazioni. Ania mi viene vicina, e la sua bellezza, ora che la osservo con maggiore attenzione, mi appare in tutta la sua giovanile freschezza.Avràal massimo due o tre anni più di me, un viso delicato e dalla pelle liscia e perfetta, occhi azzurri come il mare, e le punte dei biondi e lisci capelli che arrivano a sfiorarle appena le spalle: in altre circostanze me ne innamorerei all'istante, con buona pace dello zio Nikolaus e delle sue teorie materialiste sul sesso. << Innamorarsi ? Di una puttana ? Ma dico... il cervello ti è finito per caso in una scarpa ? Innamorarsi, ma figurati... >><< Piantala, zio... come vedi di problemi ne ho giàuna valanga... grazie a te e alle tue idee... e senza che tu ci metta ancora del tuo... >><< Va bene, va bene... cercherò di contenermi... ma non prometto nulla... >> Ho la conferma che queste deliranti allucinazioni mi terranno compagnia a lungo.Ci mancava solo questa a rendere la situazione ancora più umiliante. Ania mi sorride e, sempre tenendomi per mano, mi conduce verso il letto.Saràl'agitazione, saràl'ansia che mi divora, ma solo in quel momento mi accorgo che io e lei non abbiamo ancora scambiato una sola parola.E parlare è sicuramente l'unico mezzo che mi rimane per cercare di rinviare quello che ha tutta l'aria di sembrare inevitabile: forse potrei ancora convincerla a raccontare una bugia allo zio, a dirgli che me la sono cavata egregiamente, e ad evitarmi quella che mi appare come un'insopportabile umiliazione.Perché, anche se i soldi li mette lo zio, io la mia prima ragazza me la sarei voluta conquistare, fare l'amore con lei in uno scambio di sentimenti veri e puliti, e mai avevo pensato di comprare un corpo femminile per dare sfogo alla mia libidine.Ho sempre creduto che pagare per fare del sesso sia un commercio di uno squallore unico e disperato. << Ma piantala... che mi sono mangiato interi capitali con zoccole e mignotte... e mai, dico mai, ho rimpianto una sola dracma di quei soldi spesi... stai bestemmiando, caro il mio sdolcinato nipote... fatti una bella scopata, rilassati, e poi la penserai diversamente... garantito... >><< Zio... con tutto il rispetto, ma... a volte... nemmeno un animale... >><< Gli animali non vanno a puttane solo perchè non hanno i soldi... se li avessero, fotterebbero dalla mattina alla sera... ma tu guarda in che cazzate si perde... datti da fare... zompale addosso... >> Ma ormai è troppo tardi per tirarsi indietro.Ania si siede sul letto, si scosta i capelli dalla fronte, mi guarda e mormora: " Spogliati, dai. "Rimango imbambolato, perfettamente immobile, come se lei avesse parlato, anziché in un greco perfetto, in una lingua sconosciuta e di cui io non avessi capito neppure una parola.Lei si rialza e, sorridendo del mio stato catatonico, mi aiuta a togliermi la leggera giacca di lino che indosso, appoggiandola poi ordinatamente su una sedia: quindi, con le sue agili mani, dalle dita snelle e con le unghie corte e senza smalto, inizia a sbottonarmi la camicia. Il terrore mi assale ancora più violento di prima.Oltre alla paura di non essere all'altezza della situazione, l'imbarazzo di farmi vedere nudo da una donna mi blocca ancora di più: e poi inizio a chiedermi se mi sono lavato a dovere, e che ho certamente sudato una volta uscito di casa, o ancora se mi sono tagliato le unghie dei piedi... << E il naso ? Hai controllato il naso ? No, perché... da qui... mi pare... sì... mi pare proprio che tu abbia una caccola gigante che... >> Nervosamente mi controllo che quel diavolo di mio zio, con quella sua maledetta voce che mi scuote il cervello, non mi stia dicendo, per caso, la verità.Mi ero pure portato una borsetta (non ridete, vi prego.) con lo spazzolino, il dentifricio e il deodorante: solo ora mi accorgo, però, di averla persa, di averla dimenticata, nell'agitazione, nella macchina dello zio.Terrore.Disagio.Panico.Confusione mentale.Vorrei fuggire da quella stanza, da quel letto che mi appare come l'orlo di un precipizio.Ma vorrei anche restare.Perché Ania mi piace.Mi piace veramente molto.Perchè è bellissima. << E meno male... perché iniziavo a preoccuparmi... sai... con tutto quello che si sente dire... brrrrr... un nipote finocchio ?... brrr... no, eh ? >> Le allucinazioni non demordono.Anzi.La mia condizione mentale si va aggravando di minuto in minuto. Mentre il cervello mi ribolle di pensieri, mentre il cuore mi batte a mille, la ragazza mi ha giàsfilato la camicia, e le sue mani mi stanno slacciando la cintura dei pantaloni.Se non la fermo ora, non la fermo mai più.Ci casco di testa, in quel precipizio che mi si apre davanti. Con un sommo ed eroico atto di coraggio, prendo le sue mani tra le mie, e lei mi guarda negli occhi, forse stupita da questo tanto improvviso quanto inatteso gesto.Ci fissiamo per alcuni lunghi secondi.Quanto è bella !Mi perdo nei suoi occhi meravigliosi e nei tratti di quel viso così perfetto e delicato.E mi rendo conto, finalmente, di aver deciso, ormai, di bere l'amaro calice fino in fondo. Armeggio in modo ridicolo ed impacciato con la cinta, la ragione che mi urla di richiuderla, il desiderio che, suadente, mi sussurra di completare l'opera iniziata da Ania.Le mie mani vanno per conto loro: mi ritrovo con i pantaloni a mezza coscia, e la mia espressione stupita deve essere veramente comica, perché Ania scoppia a ridere, e la sua risata risuona musicale e dolcissima nelle mie orecchie rese paonazze dalla vergogna. << Neanche tu le avessi raccontato una barzelletta... senti un po' come si sganascia la puttanella... datti da fare, coglione di un nipote... >><< Puttanella ?... Zio... ti proibisco di trattare Ania in questo modo... è una ragazza dolce... e... e... >><< Oh, Santo Cielo... va bene... va bene... che mammoletta di nipote che mi ritrovo... va bene... dopo comprale pure un tubo di Baci Perugina, eh ?... sai… i cioccolatini italiani, così vi leggete i bigliettini... tra cuoricini che vi danzano intorno... e Cupido che scocca le sue frecce... ma che ti dice quella capoccia ?... Santa Madre di Dio… >> In modo assolutamente frenetico, scalcio via i mocassini, mi tolgo i pantaloni e mi sfilo i calzini, restando in mutande di fronte a lei che, trattenendo a stento ora il ridere, mi osserva con quella che mi pare essere una punta di compiacimento (e perdonatemelo questo pizzico di vanitàin queste ore per me così maledettamente difficili).Possibile che io, un inetto totale e senza alcuna esperienza nel campo femminile, solo con le mutande indosso (saranno pulite ? Ma proprio pulite pulite ? O, magari...) possa anche lontanamente esserle di qualche gradimento, piacerle addirittura ?Io ?Proprio io ?E ora ?Cosa dovrei fare ?Cosa farebbe quel mascalzone dello zio Nikolaus ? << Me la tromberei... t-r-o-m-b-e-r-e-i... e senza farmi tante seghe mentali... ecco che cosa farebbe il tuo arzillo zietto... >> Cioè. il mio istinto qualche suggerimento me lo sta pure inviando.Ania mi piace... cavoli, se mi piace... ma temo di fare qualcosa di sbagliato... in qualche modo di deluderla... << Dimitri!... Cazzo, è solo una puttana... non fare il coglione... zompale addosso... trapanala una volta per tutte... >><< Zitto zio... ti prego... lasciami in pace... non è proprio questo il momento per... >> ... di deluderla, di farle definitivamente capire quanto io sia imbranato: << Ma tu sei imbranato, Dimitri... un perfetto coglione... impugna la mazza e randellala a dovere... >><< Cazzo, zio... non sono mica una bestia... >> insomma, mi sono spogliato e, come un idiota, la guardo e non mi muovo, restando impalato di fronte a lei. << Coglione... e cretino... ma non ti preoccupare, nipote mio... segui i miei consigli e farò di te un vero assatanato di sesso... >> La voce dello zio mi risuona insistente nella testa, distraendomi da Ania che, però, ha deciso di prendere alla fine lei l'iniziativa, evidentemente stanca del mio stato così simile a quello di un vegetale.Con delicatezza mi spinge sul letto, facendomi sdraiare e, subito dopo, sfilandomi abilmente le mutande.Una vampata di vergogna mi esplode in corpo, facendomi pentire per l'ennesima volta di essermi ritrovato in quella maledetta situazione.Accidenti allo zio Nikolaus e alle sue idee del cavolo !Il sesso lo avrei potuto scoprire anche a modo mio, no ? << Magari a quarant'anni, eh ?... e magari con una zitella acida, stronza e raggrinzita, eh ?... ma per favore... guarda che fiore di ragazza ti ha trovato lo zio... e smettila di piangerti addosso come uno sfigato da quattro soldi... >> Nudo come un verme, vedo Ania liberarsi della vestaglietta e lasciarla cadere ai suoi piedi: lo splendore del suo corpo mi fa, per un attimo, dimenticare tutto.Pelle meravigliosa, seni pieni e sodi, cosce e gambe affusolate.Ed il suo profumo, intenso ma delicato, che mi inebria i sensi.E quando si volta per appoggiare l'indumento che si è tolta alla stessa sedia sulla quale sono ammucchiati i miei vestiti, le sue natiche calamitano il mio sguardo, lasciandomi letteralmente senza fiato.Avverto un delizioso fremito di desiderio all'inguine e vedo il mio pene ergersi lentamente, come fosse ancora indeciso se la situazione si sia finalmente sbloccata. << Sfodera i tuoi attributi, figliolo, che il momento di diventare uomini per davvero è arrivato... >> La ragazza sale sul letto, nuda e bellissima, e si siede sulle mie gambe.Mi sorride in continuazione, ed io mi perderei in quel sorriso per l'intera serata, se solo la sua mano destra non si chiudesse a pugno sul mio pisello, e iniziasse ad andare molto lentamente in su ed in giù.E se adesso non mi si addrizza ?Se resta così, come color che son sospesi ? << Meno stronzate, Dimitri... sfodera la mazza e colpisci duro... >><< Zio, insomma... non vedi che io giàsono nel pallone più totale ? >> Fortunatamente, le mie paure si dileguano come la nebbia del primo mattino al sorgere del sole.Le sue dita, fresche, abili, suadenti e così terribilmente erotiche, mi aiutano a raggiungere una splendida erezione, e la cappella, viola per la tensione che mi divora, spunta dalla mano di Ania, sempre chiusa a pugno sul mio pene.La ragazza mi masturba con dolcezza, i suoi occhi fissi nei miei, e chissàperché... << Perché di puttane tu non capisci un cazzo, ecco perché... >> ... arrivo quasi a convincermi di piacerle, e che lei sia contenta di stringermi l'uccello tra le mani. << Sì... come no... peccato che ne tenga tra le mani quattro o cinque al giorno... e bada bene, citrullone... quattro o cinque come minimo... e, a volte, anche due insieme... >><< No... Ania no... non è possibile che... >><< Ma certo... la tua Ania passa le giornate a raccontare la fiaba di Cappuccetto Rosso... che carina... peccato che alla fine arriva il lupo cattivo... che se la ingroppa !! >><< Zio !! Sei un cinico... un insensibile... un... >><< ... realista. Sono solo realista, disincantato e concreto... >> Mi sento molto più rilassato di prima, ed un senso di beatitudine mi pervade meravigliosamente: è la prima volta che, nella mia vita, la mano di una donna scorre libera sul mio cazzo.E l'unica nota stonata di questi attimi è la maledetta voce dello zio Nikolaus, una voce che mi continua a risuonare fastidiosamente nella testa, quasi a volermi rovinare quegli istanti. << Dovresti ringraziarmi, altro che storie... se non fosse stato per me, il tuo inetto pisello avrebbe continuato a fare collezione di ragnatele... >> La mano di Ania mi regala un piacere sconosciuto, e la vista del suo corpo nudo mi eccita terribilmente: sento che sto per venire, e mi abbandono completamente alle sue carezze. << No... dico... non ti accontenterai di una squallida pippa, eh ?... datti da fare, cazzo, che se no le sbrodoli tra le dita proprio come l'ultimo dei pivelli... >> Ma quel momento di sogno che sto vivendo dura troppo poco.Improvvisamente la mano della ragazza si blocca: torno di colpo alla realtà, e lei mi indica con un dito verso il ripiano di uno dei due comodini, dicendomi: " E' il momento che tu lo infili ". Volto la testa, seguendo la direzione da lei indicatami, e lo vedo: accanto alla lampada accesa c'è un preservativo, sigillato nella sua confezione giallina.Il panico torna ad assalirmi perché... << E' solo un preservativo... non ti ha chiesto di maneggiare una bomba a mano, no ? Parliamo di plastica, Dimitri, non di esplosivo... >> ... io, un profilattico, non me lo sono mai messo, ed ho la granitica certezza che la figuraccia ora sia veramente appostata dietro l'angolo.Mentre lei mi osserva paziente, sempre con quel sorriso divertito che le distende le morbide labbra e le rende radioso lo splendido viso, allungo timidamente una mano, e afferro quella che, sono convinto, si trasformeràin una colossale ed epica tragedia.Il solo tentativo di aprire quella maledetta confezione mi porta via quasi un minuto... << E va bene... lo ammetto... è colpa mia, lo so... dovevo allenarti a maneggiare un profilattico... darti ripetizioni su come di faccia ad aprire l'involucro di protezione... ma non posso mica pensare a tutto, però, porca vacca... >> ... ma, alla fine, non so nemmeno io come, mi ritrovo in mano quella scivolosa ed arrotolata pellicola di plastica trasparente. << Facci un palloncino, dai... coraggio, Dimitri... soffiaci dentro... tanto, peggio di così... >> Le carezze di Ania sono ora solo un vago ricordo, travolto come mi ritrovo dall'impresa di armeggiare con quell'oggetto fino ad ora sconosciuto. E le conseguenze non tardano a mostrarsi con estrema e drammatica chiarezza: il pisello si è arrotolato su se stesso, si è rattrappito, riducendosi ad un avvilente mucchietto di pelle, come se anche lui volesse fuggire da questa situazione così imbarazzante.E su quella misera escrescenza non ci potrei srotolare assolutamente nulla, nemmeno la mia sconquassata dignitàmaschile. << Un residuo... un ricordo... tracce... ne sono rimaste solo delle tracce.... roba da pazzi... un po' di amor proprio, che diamine... >> Resto con il preservativo tra le dita, vergognoso anche soltanto di guardarla negli occhi, e timoroso di leggere nel suo sguardo solo disprezzo, se non compassione. << Cazzo, Dimitri... io giàsono alla seconda.... datti una mossa, forza... >> E' meglio rinunciare, alzarsi da questo letto e rivestirsi, aprire la porta della camera, scendere le scale ed aspettare lo zio nel salotto, e magari fare quattro chiacchiere con il pappagallo: basta, devo porre fine a questo torm... << Pusillanime... vigliacco... traditore... cacasotto... >> ... ento.La mano di Ania, morbida e premurosa, si impossessa nuovamente del mio pene e, con consumata maestria, mi restituisce in pochi istanti (un miracolo, non può essere che un miracolo !) tutta la mia vigoria. << Cazzo... l'avessi io un'erezione così... beata gioventù... >><< Invidioso, zietto caro ? >> E con il turgore torna improvvisa, quasi irrefrenabile, la voglia di schizzarle tra le dita.Ma lei mi previene di nuovo: con la mano libera afferra il profilattico e, con un'unica e veloce mossa, me lo srotola completamente sul cazzo svettante. << Mmmmhhh... niente male, la ragazza... >><< Pensa alla tua, zio... che chissàche fatica dovràfare, la poveretta, per tirartelo su... non sei più un giovanotto... >><< Alt... fermo... pretendo rispetto... ho una strepitosa carriera alle spalle, io... >><< Già... alle spalle, appunto... >> La soddisfazione di essere riuscito ad avere l'ultima parola con quella allucinazione che mi scuote il cervello, che mi si insinua di continuo nella testa, mi aiuta a superare quell'ennesimo momento di difficoltà.Guardo Ania, e la vista del suo corpo mi fa esplodere dentro una nuova carica di intenso desiderio.E' una strana sensazione quella che provo: la sua mano scivola sulla sottile plastica, il contatto con la mia pelle non c'è più, ma io l'avverto ugualmente, anche se in modo diverso rispetto a prima.E l'anello di plastica più spessa che mi stringe la base del pisello mi fa immediatamente intuire che duro è, e che duro rimarràper molto tempo.Ma non ho tempo di attardarmi in riflessioni tecnico-scientifiche sul preservativo: << Trombala, cazzo... si può sapere cosa diavolo stai aspettando, coglione... >> Ania si piega su di me e se lo infila in bocca, facendo scivolare le labbra sulla plastica sottile, leccandomelo per tutta la lunghezza, gli occhi fissi nei miei, sicuramente curiosa di scrutare le mie reazioni. << Si chiama pompa... o pompino... o, se preferisci, bocchino... e smettila con tutte queste chiacchiere... >><< E sarei io quello che chiacchiera ? Io ? Ma senti un pò chi parla... >> Non ho più alcuna voglia di andare via, di fuggire da quella stanza, di scappare da quel letto.Proprio nessuna.Anzi, vorrei che la sua bocca non mi lasciasse più.Esitante, le infilo le dita tra i morbidi capelli biondi e seguo il lento movimento della sua testa. << Seguire il movimento ?? Guidarla... devi g-u-i-d-a-r-l-a... povero me, cosa mi tocca sentire... >> Socchiudo gli occhi e mi abbandono a lei, ad un passo dall'esplodere tutta la mia giovanile vigoria sessuale: e, tra un sospiro e l'altro, inizio a benedire l'iniziativa presa dallo zio, il suo regalo speciale per la mia maggiore età. << Piantala con le stronzate... goditi questa ragazza... e non rompere più le palle al tuo benefattore... >> Quella bocca fatata mi lascia.Sento la ragazza muoversi su di me.Apro le palpebre e vedo Ania salire più in su, scivolare sulle mie cosce e posizionarsi a gambe aperte sul mio pisello: mentre con una mano lo guida, con le dita dell'altra si divarica le labbra del suo sesso, per poi discendere con la fica su di me.In un attimo sono in lei, completamente dentro il suo corpo, caldo epalpitante.Ed è in questo preciso momento che la mia mente si azzera di ogni pensiero, di ogni preoccupazione e timore, e, forse, è in questo istante che divento finalmente un uomo.Sono in lei, e sono in paradiso. << Ta-daaa... benvenuto... benvenuto tra quelli che scopano... squillino le trombe... vengano sciolte le campane... mio nipote fotteeeeeeee... >> Ania si solleva e ridiscende, scopandomi con una dolcezza straordinaria.Quello che credevo non fosse possibile accade in modo del tutto naturale.Le metto le mani sui fianchi ed inizio a dettarle io il ritmo della penetrazione, con sempre maggior sicurezza e senza più alcuna titubanza. << Udite... udite gente.... rullino i tamburi... Dimitri sta trombando... mio nipote scopa... sì... sì... scopa come un mandrillo... >> Vedo Ania, splendida nella sua nudità, impalarsi sul mio pisello: i suoi seni si muovono così eroticamente da incatenare il mio sguardo, ed il calore e la morbidezza delle sue pareti interne, anche se sicuramente attutiti dal preservativo, mi coccolano e mi accarezzano meravigliosamente.Non penso più all'imbarazzo ed alla vergogna provati fino a poco tempo prima: solo la consapevolezza di star facendo l'amore con lei mi riempie di felicità, trasportandomi verso quel paradiso dei sensi che solo il sesso riesce a farci intravedere. << Intravedere un cazzo ! Ogni scopata è una beatitudine, altro che... il sesso " E' " il paradiso, mio blasfemo nipote... >> Non ho alcuna esperienza in fatto di prostitute... << Errore. Tu non hai alcuna esperienza in fatto di donne, non di puttane solamente... hai una laurea sicuramente in pippologia applicata.... ma, la fica, fino ad ora, nemmeno con il binocolo l'avevi vista... per fortuna che ci sono io... >> ... ma i sospiri ed i gemiti di Ania mi fanno credere, o forse solamente illudere, che... << Lascia le illusioni a quelli della mia età... alla tua si vive di certezze, mio caro nipote ora trombante... >> ... che anche lei stia godendo, e che, almeno una volta, si sia lasciata andare, cercando anche il proprio piacere e non solo quello del cliente di turno. << Non lo saprai mai, Dimitri... le donne sanno fingere molto bene... >> Ed il piacere finalmente arriva, impetuoso e dirompente, intenso e fantastico come nemmeno avrei potuto immaginare nella più erotica delle mie fantasie: vengo come non mi è mai capitato in vita mia, accarezzandole in punta di dita le morbide cosce ed i tonici seni dai capezzoli duri ed eretti. Sento il calore dello sperma, trattenuto dal profilattico, e vorrei continuare a restare in lei, ad aspettare di essere nuovamente pronto per riprendere a fare l'amore, non una, ma due, tre, quattro volte, in quella notte che ora vorrei fosse infinita.Ma lentamente Ania si sfila dal mio pene, si sdraia accanto a me ed accosta le labbra alla mia bocca, in un bacio lieve e fuggevole: poi si alza e si dirige verso il bagno che, solo ora me ne accorgo, è comunicante con la stanza. Il pisello gradatamente si affloscia, ed io, con movimenti ora nuovamente impacciati, mi sfilo il preservativo, lo sperma racchiuso nella punta. << Serbatoio, si chiama... s-e-r-b-a-t-o-i-o... cerchiamo di essere precisi... >> Mi alzo dal letto e attendo che Ania finisca di lavarsi in bagno: poi andrò anche io a ripulirmi.Non so se l'esame l'ho superato, ma... << Certo non a pieni voti, nipote... ma... insomma... diciamo che è stato un buon inizio... >> ... ma mi sento diverso rispetto a quando sono entrato in questo bordello: è come se fossi cresciuto in questo poco tempo, ed ora, tutte le difficoltàche mi si presentavano nel relazionarmi con le ragazze sembrano essersi come volatilizzate.Quello che è accaduto su questo letto non è stata soltanto la mia prima volta, ma il passo decisivo per prendere coscienza, in maniera definitiva, di essere diventato un uomo a tutti gli effetti. Ania rientra in camera e la sua nuditàmi appare ancora più eccitante di prima.Ora saprei esattamente come comportarmi con lei, e mi sento più che pronto a prendere io l'iniziativa.Peccato che non ci sia più tempo per stare con lei. La vedo infilarsi nuovamente la discinta vestaglietta, pettinarsi i capelli e, temo, cancellare dalla sua mente quanto accaduto tra noi. << Quando, per fare l'amore, si paga, questo è il momento meno piacevole, mio caro nipote. Si torna con i piedi per terra, e la poesia non ha più spazio... ti ci abituerai... anche io, le prime volte, mi innamoravo sempre della puttana di turno... è normale. credimi... >> La voce dello zio è ora più flebile, come se venisse da molto lontano: le allucinazioni mi stanno abbandonando, forse perché non ne ho più bisogno.Mentre mi rivesto guardo Ania, la sua bellezza, il suo corpo in vendita per chi lo voglia comprare per pochi minuti di piacere.Con una punta di tristezza capisco quanto le parole dello zio siano vere. Siamo tornati nel salone ed aspetto che lo zio Nikolaus, sazio della mora con la quale si è accompagnato, torni e mi riporti a casa.Di ragazze, nel salone, ve ne sono, ora, solo tre, ed Ania si è unita a loro, lasciandomi solitario su questa poltroncina, ma con la voglia di tenerla nuovamente tra le braccia.Sento l'amaro in bocca al pensiero che tra un'ora, o magari anche di meno, lei risaliràle scale tenendo per mano un altro uomo.Adesso ho voglia proprio di andar via. " Allora, Dimitri. siamo diventati uomini, stasera, eh ? " Lo zio Nikolaus è ancora discretamente rosso in viso, e la mora con la quale si è divertito ha il trucco decisamente sfatto: non si sono di certo risparmiati. Mentre lo zio rinnova il rito degli abbracci e dei saluti, io guardo un'ultima volta Ania: ci sorridiamo e, ancora per un istante, mi voglio illudere che io, per lei, sia stato qualcosa di più di un semplice cliente, un qualcuno un pochino speciale.Il capo inclinato da un lato, il pappagallo mi osserva con curiosità: chissà, forse intuisce che, per me, è accaduto un qualcosa di molto importante.O, forse, guarda tutti nello stesso modo.D'altronde è solo un pappagallo. Con lo zio usciamo che è notte fonda e saliamo in auto per tornare a casa.All'esterno, il caldo notturno è una cappa umida e opprimente.Dicono che erano cento anni che non faceva così caldo.Sarà.Certo è che fa un caldo bestiale. " La prossima volta ti porto a Patrasso. C'è un night dove... "" Non penso che ci verrò, zio. "" Perché mai, Dimitri ? Non dirmi che stasera non ti è piaciuto... la ragazza con la quale sei stato era molto carina... " La voce dello zio assomiglia in modo preoccupante a quella che mi è rimbombata nella testa per tutta la serata. che mi ha deriso e preso in giro, ma che mi ha aiutato, e non poco, a superare la timidezza e l'imbarazzo.Vorrei ringraziarlo per quella allucinazione, ma lui non capirebbe. " No. no, zio... tranquillo... Ania è stata perfetta. "" E allora ? Qual'è il problema ? " L'auto corre veloce per il raccordo praticamente deserto.Fra pochi minuti saremo al casello autostradale; poi tre ore, e finalmente a casa. " Il problema è che io voglio innamorarmi di una ragazza che sia tutta mia, che mi ami e che faccia l'amore con me non per soldi... e... sì... se tornassi da Ania, me ne innamorerei certamente, anche se lei è solo una... "" Calma, Dimitri. Calma. Innamorarsi di una ragazza come Ania è assurdo, e tu lo sai. La vita ti porteràad incontrare molte donne: di alcune ti innamorerai, di altre no.Ma arriveràil giorno che incontrerai quella giusta, e tutto saràmeraviglioso.A me non è capitato; a tuo padre invece sì, e con tua madre è stato veramente felice, fino a quando il destino non gli ha presentato il conto.Questa sera ho voluto che tu prendessi coscienza, una volta per tutte, che la vergogne e la timidezza sono cattive consigliere, e che la vita va vissuta senza crearsi stupide ed inutili difficoltà.Sei un uomo, ed hai la vita davanti a te. " Rimuginai a lungo su quanto mi aveva detto. " Grazie zio. Non solo per questa sera, ma per tutto quello che hai fatto per noi. Senza di te, sarebbe stata dura. Molto, molto dura, credimi. " Siamo sotto casa, e ho giàvisto la luce della cucina ancora accesa.Sono quasi le tre del mattino e mia madre mi sta aspettando, come sempre quando faccio tardi.Forse si è addormentata su una sedia. " Buonanotte, zio Nikolaus. E grazie. "" Ciao, Dimitri. Buonanotte a te. E salutami tua madre. " Con le chiavi di casa in mano, mi avvio verso il portone. " Dimitri... " Mi volto e vedo il viso dello zio che mi sorride. " Volevo solo dirti che. a Patrasso... beh... ci andrò da solo... o magari aspetterò che crescano i tuoi fratelli... " Continua a sorridere.Mi sbaglierò, ma i suoi occhi mi sembrano lucidi.Saràla stanchezza per aver guidato così a lungo. Guardo l'auto allontanarsi, i fanalini rossi rimpicciolire fino a sparire dietro la prima curva. Non mi ero mai accorto, fino a stasera, di quanto lo zio assomigli a mio padre: stessi occhi, identico colore dei capelli, altezza e peso molto simili.E ho visto, in quegli occhi lucidi, tutto l'affetto e l'amore con cui mi guardava mio padre. Grazie, zio Nikolaus.Con tutto il mio cuore di giovane e confuso uomo. Novembre 2006 La pioggia cade sottile, insistente, ed avvolge il grande cimitero in una nebbiolina surreale.L'umiditàpenetra nelle ossa, e sono alcuni minuti che rabbrividisco sempre più frequentemente. Sotto l'ombrello, accanto a mia madre, guardo la bara dello zio Nikolaus scendere nella fossa, in quella che saràla sua ultima dimora.I miei occhi vanno alla tomba lì vicino, quella nella quale mio padre riposa da più di dieci anni.Ora i due fratelli sono di nuovo insieme.Ancora pochi istanti, e tutto saràfinito, e le due tombe saranno sommerse dai fiori. Sento mia madre dirmi che è ora di andare.Siamo rimasti solo lei ed io e, qualche metro più in là, i miei due fratelli, immobili sotto il loro ombrello. Ha ragione mia madre.Ora è veramente tutto finito. Ciao, papà.E ciao, zio Nikolaus.Riposate in pace... << Ecchecazzo !! Cos'è quest'aria da funerale ? Sono morto, va bene... ma non mi sembra proprio il caso di fare tutta questa tragedia... >><< Ha ragione mio fratello, Dimitri, figlio mio... e poi, scusa, almeno ora non vi tormenteràpiù con le sue iniziative strampalate... >><< Ehi...ehi...ehi... adesso non esageriamo... bel ringraziamento... ho fatto dei tuoi figli degli uomini... guardali... >><< Questo è vero, te lo concedo... e sono molto orgoglioso di loro... ma i metodi che hai usato... >> << Zio... papà... >> Stringo a me mia madre, e lei mi guarda sorpresa per quel sorriso che mi aleggia sul viso.Anche se le spiegassi, non potrebbe capire.L'ennesima allucinazione ?No.Questa volta è molto di più. E mentre usciamo dal cimitero, all'orizzonte, le nuvole si tingono di rosa, segno che la pioggia, tra poco, saràfinita. FINE Torna all'elenco dei racconti:http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=7007 Torna alla home:http://diagoras.erosblog.it/entry.php?u=Diagoras&e_id=3000
STATISTICHE E INFO SITO


Google page rank: Online da:
Segnala il tuo blog