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http://www.entropia88.splinder.com Entropia, aperta parentesi: la misura del disordine di un sistema. Musica, letteratura, politica, poesia, dialoghi, umorismo. E riflessioni. Il tutto, più disordinato possibile. Perché qui, si ragiona per difetto.
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- numero civico 33, una sera di luglio
- Al piano terra del numero 33 di via Dante sta la famiglia Consigli.Mauro è disteso sul divano, in mutande e canottiera, e osserva i giocatori che si rincorrono in tv. Le pupille vengono ogni tanto inondate dal riverbero dei lampi dei riflettori, a distanza di continenti.Sua moglie Annalisa è nel letto, distesa di fianco. L’abatjour è accerchiata da minuscoli insetti impazziti che non sanno come affrontare la luce. Annalisa ha in mano un romanzo, le dita tra le pagine, e le palpebre distese raccontano che qualche parola inutile non è ancora stata letta.Laura è piegata sul libro di Archeologia Romana e srotola mentalmente i fregi delle colonne, cercando di calcolare quanti chilometri di marmo la separino dal 28 che suo padre le ha chiesto.Il cane Bati ha trovato la felicità in uno spiraglio di cuccia rinfrescato dal ventilatore, e non ha altro da poter sognare. Al primo piano vive solo Alfredo Gori, vedovo, anni 68, ex commercialista.Affacciato alla finestra guarda i fuochi d’artificio della festa dell’unità e rispolvera tutto il suo senso civico nel criticare a gran voce nell’interiorità del suo terrazzo lo sperpero di soldi che quella gente avrebbe dovuto usare in maniera ben diversa, in un modo utile; senza che neppure lontanamente gli passi per la testa l’idea che qualcuno in quel momento sia felice, con la faccia all’insù, a riempirsi la bocca di wow e gli occhi di spruzzi e di schizzi e di fiamme colorate.Alfredo Gori bestemmia e chiude l’avvolgibile, per carità diddìo. Al secondo piano Paolo e Lucia stanno facendo l’amore nel letto matrimoniale dei genitori di lui, attualmente in ferie a Castiglioncello. Lucia butta gli occhi fuori dalla finestra, e negli scoppi dei fuochi maschera i gemiti che la rendono umana, troppo umana, per essere all’altezza del fregio, nuovo di zecca, di dottoressa in psicologia. Paolo resiste a lungo, ed è felice, perché i fuochi lo distraggono e lo riportano al cortile della casa dei nonni la notte del 31 dicembre, e tutto è troppo intenso perché il piacere fisico prenda il sopravvento.Pochi minuti ancora e Lucia inizierà a porsi domande sulle capacità intellettuali di Paolo, mentre Paolo, un secondo prima di addormentarsi, cullandosi nella eco dei botti, si convince che aver dato nove esami in quattro anni ad Ingegneria non deve essere un problema né per la sua ragazza, né tantomeno per il suo futuro, che è un’immagine che non ha niente a che vedere con la realtà che dalla mattina lo attende. Al terzo piano del numero 33 di via Dante sta Leda, 88 anni, seduta al tavolo di cucina. Ha appena poggiato in terra un innaffiatoio con cui ha tirato su dei gerani incredibili. Leda non sente più dall’orecchio destro, e dal sinistro ha sempre sentito poco. Vede fuori dalla finestra dei bagliori, che potrebbero essere di una guerra. Senza alzarsi dal tavolo riesce ad affacciarsi, ed è un istante, che ha appena scoperto la ragione delle luci, e che gli occhi si chiudono e la testa si poggia sul tavolo, ed è un sogno lunghissimo, ed è un respiro che non rientra più. Al piano terra una voce urla goool. Poi più niente.Pubblicato da ionontremo88 | Commenti (1) Tag: letteratura e affini, ambiente e creature, fantasie e leggerezze, poesia e tentativi
- le Isole Svalbard sono un gran bel posto anche se là possono accadere cose terribili
- C'è un mio racconto su WebSiteHorror dedicato alle magnifiche Isole Svalbard e ad una cosa veramente tremenda che è accaduta là.Il racconto è una specie di horror su cui si può anche ridere, una cosa un po' trash, con un po' di "buuuuu" alla fantasma formaggino.No: non voglio diventare la copia gioconda di Stephen King: ho cercato di cogliere (e spero di esserci riuscito almeno un po') lo spirito dell'iniziativa.dichiaro quindi buona letturaPubblicato da ionontremo88 | Commenti (3) Tag: letteratura e affini, pubblicità morale
- le parole che addobbano il mondo
- Sto lavorando per una tv locale. Ho a che fare con le notizie di attualità. Con la cronaca spicciola, con la segnalazione di feste di paese, con comunicati stampa di comuni di diecimila persone.Non è una cosa che mi piace da morire, ma è (davvero?) un passaggio più o meno necessario. E' un'esperienza. Imparo cose che mai avrei pensato di poter fare.Ho buone giustificazioni e buone motivazioni, ma non è questo il punto.(Dire che questo Paese non è bello come dovrebbe è una cosa scontata. Come è ovvio dire che il mondo sarebbe migliore se non ci fossero l'aceto, il cavolo, il traffico, il petrolio, la mafia, la fame, l'invidia, l'odio.)Il punto è:-so che se scrivo, se scriviamo, lo facciamo perché sappiamo che le parole possono cambiare il mondo che abbiamo intorno. Scriviamo perché le parole fanno bene, e quando fanno male, è perché faranno bene poi.-a volte mi trovo (per questo vi dicevo della tv locale) a dover descrivere il mondo più bello di quello che è, a rendere magnifica l'attualità e straordinaria la normalità, a fare bilanci entusiastici di situazioni che hanno ben poco di entusiasmante. E insomma succede che a volte però è proprio difficile edulcolorare un concertino mal riuscito o una piazza riempita a metà, e scrivere l'articolo sulla lodevole iniziativa di, l'innovativo progetto per, e la splendida manifestazione promossa da.(Nessuno mi ha mai chiesto di esagerare, raccontare falsità, autocensurarmi. Quella che faccio è solo una riflessione che parte da una diffusa consuetudine presente nell'ambiente.)E la conclusione spicciola della riflessione spicciola è che spesso è un macello trovare la forza di trovare le parole per addobbare il mondo.- senza contare che c'è da domandarsi: è giusto farlo?Viene prima la verità o la felicità?La mia risposta è "verità". 100.000 euro. La accendo. E perdo tutto.Ma:- Segnalo un bel dibattito che è in corso qua. Si parla proprio di come far circolare meglio le parole che fanno bene.- E Riot Van, una rivista che facciamo con l'università, cerca da oggi di funzionare anche in rete.bye!Anche se avrei voluto scrivere un post su Montolivo.Pubblicato da ionontremo88 | Commenti (2) Tag: giornalismo, belpaese, pensieri sommari, letteratura e affini
- Parliamo di calcio. Anzi no, di guerra. Anzi no, di diritti umani. Anzi no, di calcio.
- Mentre la situazione in Palestina degenera sempre di più e mentre l’Italia è occupata nella critica meticolosa della nazionale di calcio, restringo il campo, faccio clic sul + dello zoom di google maps e ritorno a Firenze, anzi no, all’Artemio Franchi.Prandelli se ne andrà ad allenare la nazionale sopracitata, ma inizierà a lavorare solo dopo la conclusione del sopracitato degenero.A Firenze, intanto, è arrivato Sinisa Mihajlovic.A mio avviso è stato uno dei più forti di sempre a tirare le punizioni. Fine dei lati positivi. Ha allenato in serie A solo per una stagione e mezzo: a Bologna ha fatto male, a Catania bene (si è salvato), ma solo perché ha avuto il culo di ritrovarsi in squadra, da gennaio in poi, un giocatore che gli ha fatto 11 gol in 17 partite.Si dice che sia un duro, uno deciso. Ha fatto a botte con un mucchio di avversari e arbitri. Altro che quel pappamolla di Prandelli.Citando Siliani “È un vetero nazionalista slavo che ha sostenuto i peggiori criminali di guerra, autori e responsabili della pulizia etnica contro Bosniaci e Croati durante la tragedia jugoslavia della metà degli anni ’90, in particolare di Željko Ražnatović in arte Arkan la “tigre dei Balcani” cui dedicò nel 2000 un accorato necrologio.”(qui il razzismo in campo.)Si parla – senza troppi fronzoli - di sostegno e appoggio ai criminali di guerra.Ma d’altronde pace, tanto a Firenze siamo gemellati con l’Hellas Verona. Ha un senso dire “m’importa una sega a me di che ne pensa dell’Ici e di'governo, se l'è bianco o rosso, se vota i'peggio, o i'peggio ancora, basta che s’intenda di calcio”, ma che il pallone passi davanti ai diritti umani, dovrebbe essere intollerabile. Non è la normale scala di valori di una persona?Mi dicono che sono romantico, mi dicono di minimizzare. Sarà che Prandelli, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, a Firenze era diventato davvero un testimonial. Di cosa non lo so: ma era davvero, in un certo senso, una figura educante. Mi sarò fatto stordire da questo esempio positivo, di calcio pulito. La pecora bianca nel gregge di pecore nere. Sarà stato lui a confondermi.Comunque.Che ne pensate di Hitler C.T. della Germania? Dice sia un mago della difesa a zona. Per non parlare di Pinochet e del suo fùtbol bailado. Insomma. Faccio clic sul "meno" dello zoom di google maps. Mi si allarga il campo e vedo la Grecia, e i Balcani e le bombe e la fame. Allargo ancora il campo e ritorno su quella sponda del Mediterraneo che bagna Gaza. C’è il solito mondo con la gente che si ammazza.E da Firenze (i promotori del fairplay, inventori del terzo tempo in serie A, modello di tifo e molti altri titoli-epiteti da Gazzetta dello Sport) arriva un gesto di assenso. Un saluto dall’Artemio Franchi, e non perdetevi la raffica di gol del nostro postpartita.(e badate: ve lo dico da tifoso)Pubblicato da ionontremo88 | Commenti (2) Tag: fiorentina, pallone, belpaese, entropia e disordine
- Le intercettazioni, Orwell, eccetera. Riassunto di appunti.
- La stampa italiana, con tutti i suoi difetti, è comunque migliore della politica italiana, da cui in un certo senso tutti i suoi difetti derivano.In democrazia si accetta di rinunciare ad una parte della propria riservatezza per il bene pubblico: tanto che ci hanno ormai convinti della bontà (e soprattutto della necessità) dei sistemi di videosorveglianza; difficilmente adesso potrebbero convincerci che le intercettazioni violino la privacy, mentre le telecamere no.Entrambe rubano in egual misura la nostra intimità, ed entrambe, in sé, sono cattive: ma questo è un compromesso che adesso è necessario accettare. Se non per questioni ideologiche, almeno per esperienza (cito solo mafiosi arrestati, corruzioni scoperte, la malasanità, calciopoli, vallettopoli…tutti casi in cui i pochi scavalcano il popolo).Basta con la scusa della privacy: viviamo su Facebook e la nostra esistenza è già tracciabile col GPS. Se qualcuno davvero lo volesse, potrebbe guardaci in ogni istante. Orwell ha già indovinato, è inutile indignarsi adesso, è troppo tardi. La sorveglianza - non importa il mezzo - è la realtà. La ridefinizione del concetto di sfera pubblica/privata è cominciata da qualche decennio.Resta ancora la possibilità che quel sistema lassù funzioni alla rovescia. Il popolo tiene sotto controllo gli amministratori, la stampa è il cane da guardia della democrazia, e i dipendenti pubblici (la classe dirigente) sono a tutti gli effetti dipendenti nostri.Sul manuale di scienza della politica questo è alla voce "Democrazia". In caso contrario sarebbe 1984.(A quel punto, badiamo bene: a parte Winston Smith, gli abitanti dell'Oceania non riescono più a concepire la libertà.)Il fatto che le intercettazioni vengano usate male (che la casalinga di Voghera le utilizzi come sostitutivo di una sentenza, giungendo da sola a conclusioni su persone e/o fatti) è da considerarsi un male di proporzioni infinitamente inferiori in confronto al male pubblico che resterebbe nascosto.E un male, solo perché invisibile, non smette di essere un male.A meno che non ci faccia troppa fatica, paura o vergogna vederlo ogni volta in prima pagina.Pubblicato da ionontremo88 | Commenti (2)
- un racconto su ScrittoriPrecari (e i vip al salone di Torino)
- Buone nuove! C'è un mio breve racconto che si intitola "Maggio, mese di matrimoni: luoghi comuni e prospettive coniugali" sul sito degli Scrittori Precari. Si trova esattamente qui.Sono tornato dal Salone del libro di Torino e sono ancora rintronato dallo sbrillucicare della carta e dal non sbrilluccicare dei soldi che non ho potuto usare per acquisire tutti i libri che avrei voluto.A Torino ho intravisto innumerevoli personalità del mondo letterario e perfino musicale, tra cui (l'unico che pur non essendo né letterato né cantante rientra di diritto in tutte e due le categorie) il principe Emanuele Filiberto. La presenza di Manuel Agnelli ha in qualche modo compensato.Bye!Pubblicato da ionontremo88 | Commenti
- Le case editrici dei Rom mangiascrocco (Liberamente tratto da bisbigli uditi in autobus)
- (è una provocazione, sia chiaro)Qualcuno probabilmente ancora crede che i Rom siano poveri. Vi sbagliate: mio cugino ne ha visto uno con la Mercedes: vecchia, ma Mercedes. Io sospettavo da tempo che fosse in atto una truffa colossale ai danni dei generosi, che impietositi dalla sofferenza di queste genti, usualmente spicciolano monete nei bicchieri di coca-cola vuoti (che addirittura la Coca-Cola sponsorizzi la loro truffa? Questo non saprei dirlo). Ma veniamo ora al nodo principale della questione. Generalmente quando si truffa qualcuno, lo si raggira con un bel discorso, con una pubblicità, con una falsità abilmente comunicata. Loro sono maestri in questo. Presenti i cartoni che ci vengono mostrati per convincerci? Quelle scritte pietose?Gli zingari, i mangiascrocco, hanno dei perfezionati laboratori, case editrici fatte ad hoc. Tra di loro ci sono degli intellettuali, dei fini linguisti, che pensano alle frasi da scrivere sui cartoni da esporre. Generalmente scrivono dei veri e propri racconti, uno dei quali potrebbe iniziare così:“era la primavera del 1952 quando partii da Podgorica, col vento in faccia e nessuna certezza. In grembo portavo mio figlio e la speranza che il sole finalmente baciasse il mio volto…”Questo racconto – della misura pressoché standard di 5000 battute (spazi inclusi), potrebbe terminare più o meno dicendo:“e nonostante il destino non c’abbia negato i sorrisi dei cari, ad oggi sopravviviamo ancora di stenti. Ho sei figli e le loro bocche chiedono pane. Che il sole sappia baciare anche loro.” Ma in questi laboratori, per ogni racconto steso, c’è un editor che discute con l’autore. Si parla soprattutto di lunghezza. “Sì, certo, la trama c’è: ma hai idea di quanto ci vuole a scriverlo su un cartone? La gente non lo leggerà mai per intero! Lo sai come sono gli italiani.”Allora gli autori, con sacrificato spirito minimalista, iniziano i loro tagli, dimezzano le battute, le diminuiscono ancora, e poi ancora, levigano e tolgono le parole difficili.Si ripresentano dall’editor con un racconto minimalistissimo.“ho fame, ho sei figli e non ho da magiare”L’editor è contento. L’autore abbattuto. Stanno per mandare in stampa, anzi, per consegnare la bozza all’esercito di grafici che riempirà i cartoni marroni con pennarelli dalla punta grossa, finché qualcuno dice ehi! Dimenticate un passaggio!“La sgrammaticatura e l’esagerazione generano compassione” recita una massima. Da cui:“o tanta fame, o 12 figli e non ha nietne da magiare” Ecco, adesso sapete come fanno i Rom mangiascrocco a fregarvi.bye! (ho ritrovato un bel blog ormai chiuso che era attento a certi temi. Diversi articoli sono illuminanti)Pubblicato da ionontremo88 | Commenti (2)
- Un volo low-cost. Una vicenda e alcune ipotesi (per ingannare il tempo)
- È qualcosa come il 14 aprile e questa storia ha inizio col mio viaggio di ritorno da Parigi insieme ad A. Siamo a Parigi Beauvais, che tanto Parigi non è, ci vuole oltre un'ora dalla città. Il volo è diretto a Pisa, l'aeroporto internazionale più vicino a casa mia. Voliamo con una compagnia low-cost. La compagnia low-cost. Siamo appena saliti sull'aereo. È al completo. Allacciamo le cinture e ci facciamo rassicurare da hostess e steward che ci mostrano come una cintura possa salvarci in caso di disastro. Intanto il nostro boeing 737-800 sta lentamente lasciando la sua posizione, e inizia la manovra che lo porta verso la pista. Una hostess bionda contrae la faccia in una smorfia poco da hostess. Sembra preoccupata: parla con qualcuno seduto sei o sette file davanti a me e ad A. Scopro che il passeggero con cui parla è un trio di passeggeri. Un uomo (direi sui trentacinque), una donna (credo si tratti della moglie), una bambina di quattro-cinque anni (e questo potrebbe confermare l'ipotesi dello stato coniugale dei primi due). La hostess bionda parla concitatamente con l'uomo e la donna e le pieghe delle sue labbra tradiscono la presenza di qualche moto interiore, un sentimento diverso dal consueto siamo qui per servirvi e siamo felicissimi di farlo. Molti passeggeri iniziano a domandarsi il perché di tanta preoccupazione da parte della bionda. L'ipotesi immediatamente confermata è che uno o più passeggeri abbiano qualche problema serio. Non si capisce chi. Forse la bambina si sente male. No: potrebbe essere la donna. La hostess si incupisce e chiama vicino a sé uno steward (nb: Cosa rarissima, giacché mai e poi mai un assistente di volo deve dare l'impressione di esser chiamato a risolvere un problema tanto difficile da non poter essere affrontato da due sole mani e un sorriso smagliante). La bionda hostess parla con un telefono-citofono che immagino la metta in contatto con il pilota o qualcuno dotato di un qualche potere decisionale. L'aereo gironzola per la pista, ma non pare troppo convinto. Una manovra ne tradisce l'intenzione: sta tornando indietro. Tornati di fronte all'aeroporto l'hostess bionda apre il portellone. Annuncia al microfono che si scusa con tutti i gentili signori passeggeri ma il volo subirà un leggero ritardo perché una persona dovrà lasciare l'aereo. Il trio si alza, e si nota che il maschio è alto e corpulento, bonario, che se fossi il regista di un film lo scritturerei a colpo sicuro per fare la parte del miglior amico del protagonista inquieto che vorrebbe partire/scappare/infrangere la routine, mentre lui stappando una lattina di birra, lo invita a ripensarci facendolo riflettere sulla bellezza di quanto ha già e sottolinea con un sospiro la grande quantità di rischi comportata da un cambio di rotta (questa immagine credo provenga dal film “the Truman Show”). La hostess bionda dimostra ufficialmente che pure lei, sì, è un essere umano. La donna (che ho stabilito essere la moglie, per ridurre il numero di variabili di questa faccenda) sta piangendo, o quantomeno non è serena. È come addolorata per qualcosa. La bambina ha in mano un pupazzo di colore grigio che dalle orecchie penzoloni pare un coniglio, ma volendo anche un elefante. Viene accostata la scala al portellone e sale un nuovo tizio con una pettorina, una radiolina e prende a scrutare i fogli dei tre. Si dicono qualcosa, indicano la bambina, indicano la moglie. Il marito prende le valige, la bambina sembra rimettersi a posto ma poi si avvicina al portellone e sale in braccio alla madre. Alla fine succede che: la donna col volto scioccato scende dall'aereo con la bimba in braccio, saluta il marito, la bimba grida qualcosa, si scambiano un bacio e le due donne della famiglia sono definitivamente fuori dall'aereo. Il marito senza guardare il pubblico ma con il volto sereno si risiede, ha l'aria di avere la situazione sotto controllo. L'hostess bionda richiude il portellone. L'aereo riprende la sua manovra, torna in pista, decolla, la vita torna a scorrere. A molti sicuramente interesserà sapere il perché di questo dietrofront da parte della donna. Magari vorreste sapere cosa ha detto e sentito la hostess bionda. Cosa l'ha toccata. Perché la donna è scesa così, insieme alla bambina, e il marito ha deciso di restare? Francamente non lo so, tutto questo è successo troppo avanti rispetto a me, non avrei mai potuto sentire, e i dialoghi sono stati comunque condotti in lingua francese (io il francese non lo parlo, eccezion fatta per poche frasi da usare in circostanze gastronomiche.) In volo, assieme ad A. ho però formulato diverse ipotesi. la donna è venuta a sapere di un grave lutto proprio pochi istanti prima della partenza dell'aereo. Non se l'è sentita di partire ed è scesa insieme alla figlia. Ha pensato di unirsi al dolore dei familiari (forse suoi) raggiungendoli. Una vacanza sarebbe stata molto fuori luogo, assolutamente irrispettosa. Ha chiesto però al marito di andare a Pisa con la figlia. Lei li avrebbe raggiunta il giorno seguente. La piccola però (si sa che l'elaborazione del lutto da parte dei bambini assume connotazioni molto particolari) si è intestardita e ha seguito la madre. La donna ha avuto un attacco di panico. Ha chiesto alla hostess di scendere dall'aereo. La bimba, vedendo la mamma sconvolta, ha voluto seguirla (comportamento per osmosi, contagio emozionale, qualcosa del genere). Ha detto al marito che avrebbe raggiunto Pisa con un mezzo terrestre, magari un treno. Lui si è seduto e ha pensato “devo stare calmo, l'unico modo per non essere contagiato dal panico è sedersi e stare calmi.”. La donna si è ricordata di aver lasciato in aeroporto qualcosa di importante. Avrà notato che nel bagaglio a mano mancava il portafogli, sicuramente lasciato al duty free shop al momento del pagamento della stecca di sigarette. Il marito le ha fatto notare che i soldi non erano un problema, ma che senza la patente non avrebbe mai potuto, in Italia, dar vita al suo sogno di guidare una Ferrari. La bambina non sapeva se stare col padre e con la madre, ma ingolosita dal ricordo delle immense confezioni di M&M's viste al duty free shop ha deciso di seguire la genitrice, sperando di convincerla, questa seconda volta, a farsele comprare. (per chi si stesse domandando come abbia potuto la donna raggiungere l'aereo senza portafogli, ricordo la comune e comoda prassi aeroportuale di tenere il documento e la carta di imbarco in una tasca dei pantaloni o del cappotto, piuttosto che nel borsello con il denaro e gli altri documenti). La donna, prima della partenza, sfogliando una rivista di cucina, si è ricordata di aver lasciato il gas acceso in cucina, e per evitare un disastro condominiale (con riscontri sulla stampa nazionale) è scesa per tornare a casa a spegnerlo. La figlia l'ha seguita insieme al proprio peluche, così a casa l'avrebbe potuto cambiare con uno più bello. Il marito è rimasto sull'aereo, convinto che stare lontano da quella donna che le stava facendo pagare migliaia e migliaia di euro di bolletta del gas fosse la cosa migliore. La donna, informata tramite un sms di un blackout elettrico proprio nel suo quartiere si realizza il fatto che tutto ciò che è contenuto nel frigorifero (formaggi di dodici tipi, affettati, verdure e quant'altro) sono destinate ad andare a male. Potrebbe essere un problema da poco, ma la prospettiva di una muffa bluastra colonizzatrice di appartamenti la convince. La figlioletta la segue, sperando di poter mangiare del gelato ancora non sciolto. Il marito raggiungerà Pisa, soddisfatto di aver finalmente trionfato sulla moglie e sulla sua convinzione della necessità assoluta della presenza di così tanti prodotti caseari nella propria vita. Presento questa variante all'ipotesi base secondo cui i ruoli dei personaggi sono uomo=marito, donna=moglie, bimba=figlia: La donna ha deciso di concedersi una vacanza in Toscana assieme al suo amante, scappando momentaneamente dalla sua relazione coniugale. Dopo aver assistito attenta alle istruzioni di salvataggio, in particolar modo quella che suggerisce “se si viaggia assieme a bambini, si raccomanda di indossare prima la propria maschera di ossigeno e poi aiutare loro”, si ricorda di essersi portata per sbaglio dietro anche la figlia. È costretta a scendere dall'aereo per riportare la figlia a casa, e poi scappare come si deve insieme al suo amante. Poi la voce ha detto di allacciare le cinture e di spegnere le cinture, così io spengo, non ho più tempo per scrivere e anche se le ipotesi in mente sono ancora tante tutto finisce qui - sì scusi lo spengo, salvo e spengo subito -. ---Il giorno dopo sarebbe successa la cosa del vulcano (sebbene nessuno ancora riesca a capacitarsi del fatto che ancora oggi un vulcano possa eruttare - quel maleducato), e io l'aereo non l'avrei preso. Mi sarei divertito quasi di più. A questo punto a posteriori aggiungo: La donna, amante della natura incontaminata, giunta a bordo, dice al marito: ma perché andare a Pisa? Andiamo a Eyjafjallajokull! C'è un volo low cost! Il marito non è d'accordo. La moglie insiste. Poi litigano. Lei scende e va in Islanda con la figlia (che ha confuso l'Islanda con l'Irlanda, e lei voleva andare lì a vedere i bambini coi capelli rossi). Il marito pensa: guarda che idiote. Così si separano. Poi, per una serie di congiunture di tipo meteorologico, la loro separazione, ad oggi, ancora permane. Pubblicato da ionontremo88 | Commenti (1)
- La nostra guerra (non è ancora finita). Intervista ad Enrico Brizzi.
- Hola. Ripubblico qui l'intervista fatta a Natale ad Enrico Brizzi ed uscita un mese fa sull'ultimo numero di Riot Van. (Qua il .pdf della rivista). Buona lettura! In una Bologna sommersa di neve incontro Enrico Brizzi, uno dei più apprezzati scrittori italiani. Ci salutiamo ed entriamo in una storica osteria della città, la più antica. Mangiamo un panino e beviamo un bicchiere. Parlando. Iniziamo dal tuo ultimo libro, La NostraGuerra, antefatto de L’inattesa piega degli eventi (che assieme ad un terzo volume di prossima uscita andranno a formare una trilogia). Un romanzo “ucronico”, “fantastorico”. C’è da immaginare Mussolini. E che l’Italia non sia entrata in guerra insieme alla Germania Nazista, ma contro Hitler. Immaginare Lorenzo Pellegrini, un ragazzino che cresce in una famiglia fascista…perché raccontare questa storia?Ovviamente sarebbe stato assurdo per uno della mia età voler raccontare la vera storia di quegli anni. Probabilmente la necessità di scrivere di quel periodo nasce da un turbamento: c’era stato raccontato che una volta in Italia c’erano i cattivi e poi sono arrivati i buoni. La voglia è nata dal rendersi conto che “il potere” in Italia invece non è cambiato così tanto, tra la dittatura e la democrazia. Non voglio dire che c’è una continuità adesiva tra il governo repubblicano degli anni ’50 ed il totalitarismo: voglio dire che la gente, in buona sostanza, era la stessa. Quelli che hanno partecipato al referendum e alle libere elezioni, poco tempo prima acclamavano il Duce e l’ingresso dell’Italia nel conflitto. Abbiamo smesso di delegare tutto ad un leader carismatico e iniziato a delegare ai partiti. E il fatto che il primo partito, la DC, da allora abbia governato il paese per cinquanta anni, cioè per un arco temporale lungo il doppio rispetto al fascismo, dovrebbe farci riflettere. Veramente siamo cambiati? Io credo di no. E a pensarci bene, in un certo senso, siamo ancora “fascisti”.Ad esempio?Ad esempio il fascismo è andato al potere negli anni ’20 promettendo all’Italia che avrebbe riportato la pace e messo a tacere i disordini dei boslcevichi. La DC ha governato per cinquant’anni promettendo che sarebbe stata nel cono d’influenza USA, scacciando lo spauracchio dei regimi comunisti. Non posso fare a meno di notare che ancora oggi, negli ultimi quindici anni, un milionario proprietario di un’industria di importanti media nazionali sia andato al potere promettendo che lui avrebbe messo un argine ai comunisti. Beh: l’ultimo secolo della storia d’Italia mi insegna che se io volessi fare un partito politico per andare alla guida del paese, basterebbe promettere di sconfiggere i comunisti.Le vicende vissute da Lorenzo Pellegrini, seppur “fantastoriche”, sono molto credibili. Uno sprovveduto potrebbe cascarci. Credi che all’Italia manchi la coscienza del proprio passato?Assolutamente sì. Soprattutto l’Italia non ha una coscienza unica, ma molteplici, modulate a seconda delle realtà regionali. Non è solo questione di provincialismo. Il punto è che se 150 anni fa volevo passare dall’Emilia Romagna alla Toscana dovevo attraversare la frontiera. Ogni realtà ha portato avanti diversi percorsi di sviluppo, diverse coscienze. La Toscana ad esempio ha avuto agio di sviluppare una politica illuminata e una signoria liberale, abolendo la pena di morte. Di là dall’Abetone, a Modena, nel 1850 condannavano ancora a morte i patrioti. Si capisce che ci sono state delle condizioni di crescita oggettivamente molto diverse.In Italia c’è una grande attenzione nei confronti del romanzo storico. E spesso c’è di fondo un’allegoria, un intento pedagogico. È moda o necessità?Beato un paese che non ha bisogno di romanzi storici! L’Italia purtroppo ne ha molto bisogno. Questo è il paese “progredito” con più misteri. Quello che Lucarelli racconta in seconda serata in tv, di cui la gente pensa “no, non è possibile!”, in altri paesi non è delegato agli scrittori d’inchiesta, è nei libri di scuola.Sei in ottimi rapporti coi Wu Ming. Qual è il tuo rapporto con la New Italian Epic?Anche quella della NIE è un’azione pedagogica, soprattutto mossa dall’indignazione. Io e i Wu Ming siamo ottimi amici, andiamo in vacanza insieme, ma su questo tema ci prendiamo sempre in giro: loro mi accusano di essere disimpegnato e io accuso loro di studiare da professori. La mia idea è che un romanziere scriva i romanzi, e che i critici scrivano i testi critici. Loro hanno un altro approccio, diverso dal mio…io credo – per fare un esempio - che il gesto politico del cantante sia cantare la canzone, non farne l’esegesi. Poi beh, New Italian Epic è una bella definizione pop, ma io ne avrei preferita una in italiano.Cambiando argomento, vorrei chiederti di parlarci del tuo amore per i viaggi a piedi. Hai già scritto due romanzi, un reportage ed una guida su questo tema. La passione e il tuo mestiere spesso coincidono…Il motivo per cui cammino è egoistico: la strada mi arricchisce. Lo faccio perché mi sembra il modo migliore per conoscere, per incontrare la gente, per trovare delle sensazioni talmente autentiche che la tv e Facebook non ti riusciranno mai a regalare. Ha a che fare con la vita vera, con il versante più incerto dell’esistenza, col ricominciare a pensare che non tutto è garantito e scontato. È la riscoperta di un’autenticità che non è poi così antica: fino a l’altro ieri era il nostro pane quotidiano. Mia nonna andava ogni giorno a scuola macinando chilometri a piedi. Tutto questo, purtroppo, ce lo siamo dimenticati nel giro di pochi anni.Dei tuoi 35 anni ne hai vissuti ben 15 da scrittore. Con Jack Frusciante è uscito dal gruppo hai avuto un esordio clamoroso, e per molti è impossibile non associarti a quel titolo. Ma c’è, al di là dei commenti della critica e dei lettori, un lavoro a cui sei più affezionato?Non saprei, anche perché ho sempre scelto di pubblicare ogni libro come se fosse il mio ultimo e il mio primo. Sarei falso a dirti a quale sono più legato, ognuno per me ha significato una presa di coscienza a prescindere dai risultati di vendita o di critica. Ho scoperto che è il giorno in cui lo consegni all’editore quello in cui devi essere soddisfatto, poi quello che succede dopo…è ovvio che speri che vada tutto bene, che ci sia la ristampa, che sia apprezzato…sarei ipocrita se ti dicessi il contrario. Ma nei miei libri non credo di aver cercato il successo facile, o di essermi affezionato al romanzo che ha venduto di più. Se la pensassi diversamente, dopo Jack Frusciante avrei potuto scrivere Antoy Kiedis è rimasto nel gruppo, Flea pure, Chad Smith pare che rimanga…È di pochi giorni fa la notizia che John Frusciante è ri-uscito dal gruppo. Il tuo libro – che nel titolo aveva quel messaggio - uscì per la prima volta nel ’94, quindici anni fa. John (divenuto “Jack” nel romanzo per paura da parte della casa editrice Transeuropa di poter incontrare problemi legali, ndr) l’ho conosciuto e intervistato nel periodo in cui era fuori dal gruppo, prima di rientrarci. È una persona totalmente libera. Lui vuole stare vicino alla sua musica come uno che ha freddo e ha bisogno di scaldarsi. Se questo in certe stagioni si può fare con i RHCP bene, se in altre stagioni non si può, si esce. Nella mail che ha mandato ai fan dice “sono quello che sono, faccio quello che devo fare”. Questo è un uomo. Magari affaticato, magari tormentato, ma vero. È questo, oggi come allora, John Frusciante.Consigli per la lettura. Ci suggeriresti tre libri (un italiano, uno straniero, un giovane?) Tra i giovani ci metto volentieri i Wu Ming, con New Italian Epic (pubblicato da Einaudi, ma disponibile gratuitamente online), perché come ho detto, sebbene non condivida alcune questioni è un un’opera da conoscere e su cui riflettere. Tra gli stranieri, uscito quest’anno, consiglioTempo di regali (Adelphi)di Patrick Leight Fermor (un amico e un grande ispiratore di Bruce Chatwin). È la storia di un viaggio che inizia nel ’33 e dall’Olanda e arriva ad Istanbul, passando dalla Germania. Ed è anche un romanzo storico, in cui un forestiero racconta che cosa è un paese in cui sta nascendo una dittatura. Consiglio anche Mario Rigoni Stern, un “super classico”, con Storia di Tönle (Einaudi). Ovvero di come i ragazzi dovessero emigrare per dar da mangiare alla famiglia: è passato appena un secolo, ma mai una volta che ce lo ricordiamo.Anche tu hai un passato da redattore per una rivista giovanile, da “fanzinaro”. Cosa vorresti suggerire a Riot Van?Io so solo che il potere della parola è quello di cambiare la realtà che abbiamo intorno. Se uno ha sempre presente questo si rende conto che con una rivista universitaria ha il potere di cambiare la mentalità di una facoltà universitaria. Questo è vero sempre, nella più piccola delle redazioni e per il più grande dei romanzieri. L’opportunità grandiosa che ciò che scopri, ciò che pensi, ciò che ti piace, che ti ha comunicato qualcosa…possa fare altrettanto con altre persone. Se non hai questo sogno, devi domandarti perché scrivi. Se lo fai perché vuoi che le ragazze ti riconoscano per strada è meglio che inizi a fare l’attore...Progetti per il futuro? Anticipazioni?Sicuramente il prossimo viaggio: in aprile partiremo dall’estremo nord d’Italia e arriveremo – speriamo in 100 giorni – nell’estremo sud d’Italia. Tutto questo a centocinquanta anni esatti dall’Unità d’Italia. Sarà un modo di riscoprire l’anima del nostro paese. Chi volesse aggiungersi a noi è libero di farlo! (le informazioni sono sul sito www.italica150.it) Da questo viaggio uscirà anche un documentario o un film o un format televisivo...insomma, un video (sì, con noi ci sarà pure una troupe. Chi bramasse di comparire in tv e volesse fare la velina può venire al nostro seguito in abiti succinti a portarci gli zaini…). Poi ho sicuramente l’intenzione di portare avanti un terzo romanzo “di viaggio” e concludere la trilogia (o forse, chissà, una tetralogia?) di Lorenzo Pellegrini. In ogni caso, la storia iniziata con La NostraGuerra, non è ancora finita.Pubblicato da ionontremo88 | Commenti (1) Tag: giornalismo, resistenza, belpaese, dialogie, letteratura e affini
- grandicelli
- Avevo solo sei anni.Oggi ne ho ventuno e mezzo.Come si cresce eh?Pubblicato da ionontremo88 | Commenti (1)
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