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http://www.entropia88.splinder.com Entropia, aperta parentesi: la misura del disordine di un sistema. Musica, letteratura, politica, poesia, dialoghi, umorismo. E riflessioni. Il tutto, più disordinato possibile. Perché qui, si ragiona per difetto.
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- Sabrina
- Sabrina torna a scuola e ammira scorrere dietro le bottiglie di acqua ferrarelle i profili femminili dentro la trasmissione. Sminuzza la carne in tanti pezzettini. Ne nasconde una buona metà nel tovagliolo di carta che lei stessa getterà nel cestino a fine pasto. Ha fame, ma sa che è uno dei pochi modi che ha per autoeducarsi nell’intimo al raggiungimento di un obiettivo. Sabrina sparecchia, va in camera, accende il computer, il cellulare e la televisione. Vi trova: una mail della microsoft, un messaggio della tim, la pubblicità di Italia1. Allora carica sul computer le foto della cena di classe. Le seleziona con cura. Abbatte occhi rossi, punti neri e celluliti col fotoritocco. È pronta a caricarle su Facebook. Non sa se creare un nuovo album o se metterle nell’album un po’ di tutto. Usa quarantacinque minuti della sua giornata per decidere, prendendo spunto dagli altri profili. Alla fine crea un album e lo chiama di tutto un po’. A decretare l’infelicità della propria scelta sta il fatto che all’ora di cena ha raccolto un solo pollice in su da parte di una compagna di classe che ha anche composto l’epitaffio “mamma che scemeee” inserito poi sotto una foto di ragazze scosciate e abbracciate con tanto di linguaccia. Sabrina va a cena ed evita almeno di recitarsi la parte della carne nel tovagliolo. Dopo aver mangiato rientra in camera e una volta spenti il computer, il cellulare e la televisione si mette alla scrivania a far finta di studiare. Sta scrivendo su un quaderno la propria giornata, ed è talmente tanto stanca da non avere il coraggio né di versare una lacrima né di sbirciare le pagine precedenti. Sabrina spegne le luci, infila sotto il letto, accende l’abatjour, prende in mano un romanzo, lo richiude dopo poche pagine. Si dice una preghiera per scaramanzia e si rannicchia in posizione fetale. Prima di disconnettersi, giura di aver avuto la sensazione di poter veramente alzarsi il giorno dopo evitando di ripetersi. Sogna di ricevere baci sulla bocca e di essere a fare l’amore, lavorando di fantasia sull’aspetto pratico della questione. Svegliandosi spreme il dentifricio con una speranza di cui non si immaginava capace. Pubblicato da ionontremo88 | Commenti (3) Tag: musica, letteratura e affini, entropia e disordine
- dove finiscono le anatre?
- E' morto Salinger, l'autore del giovane Holden. Anche se la vera notizia, in realtà, è che nessuno sapeva che fosse vivo. Eppure aveva cambiato la maniera d'essere adolescenti a diversa gente. Poi sparito. E' una cosa che in qualche modo fa pensare. "Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l'autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira." Comunque. Se c'è una cosa che odio, per dirla alla Holden, quella sono le autosegnalazioni. (non è proprio odio: è una cosa più lunga e strana che ancora non ho ben capito, penso stia in mezzo a pudore, timore, vergogna, paura, modestia e altre parole della solita famiglia) Volevo dirvi che qui c'è un post del buon Jacopo Nacci che parla di "Io volevo Ringo Starr": lo recensisce, ci riflette, lo analizza. Sotto c'è pure un mio commento lampo di risposta. Vorrei parlare di un'intervista a Brizzi, certi libri letti e in lettura, di certi dischi a dir poco maestosi, di riviste, politica, film e internet. Ma lo studio di questo ostacola la gestione delle giornate ed il quieto vivere. Aggiungo solo che adesso ho un piccolo cane che si chiama Dante Foster Pasquini (tranqulli: per gli amici basta Dante) ed è la ragione principale della scoperta da parte di chi vi scrive del significato del lemma coprofagia. a presto, d.pPubblicato da ionontremo88 | Commenti (3) Tag: letteratura e affini, pubblicità morale, familiari vicende
- discorsi in brutto stile sui tempi presenti
- “Te ragiona a voce alta.” “A ruota libera?” “Si rischia d’essere cattivi e decadenti e pessimisti. Ci sto.” “Non esser disfattista e basta. Mettici accortezza nelle parole.” “Ci provo.” “Allora parti te, e sputtana il tuo decennio con stile. Dov'è che facciamo schifo?” "Ci crediamo troppo migliori di quanto siamo e ci sottostimiamo nelle uniche volte in cui dovremo darci fiducia." “E facciamo l’esegesi dei grandi classici, per rimediare, per darci un bel tono.” “La raffinazione delle tecniche militari e la fede nella necessità delle guerre sollevano le solite centenarie nuvole di terra e sangue.” “Siamo sempre ammassati, anche se in vari modi: nei limiti consentiti dalla legge riflettiamo sui nostri confini labili di pubblico e privato, ci vergogniamo delle intimità, sorridiamo e piangiamo della realtà mediata come se fosse l’unica.” “I sentimenti son così rari che quando capitano spauriscono.” “Giochiamo a gomiti alti come consigliato da prassi, come vietato da regolamento.” “E poi tutti quanti seduti tra i banchi di scuola, sparpagliati nei campi di battaglia, attorcigliati negli ipermercati, e in fila nei cimiteri.” “Ah senti questa: acclamiamo presidenti proponiamo pretendenti prevediamo già i perdenti.” “Bellissima.” “Ci resta l’amore l’arte la musica i libri le storie. Ci salvano le colline gli zaini la strada gli sguardi in su sotto la pioggia. La certezza che comunque la fuga non valga la pena.” “Oh, fermiamoci che va a finire che qua si piange.” “Registrato tutto?” “Sì.” “Tra dieci anni si rifà, mi raccomando.” Buon anno e buon decennio e se non vi piacciono i calendari e le ricorrenze e le scadenze, domani è solo venerdì : )Pubblicato da ionontremo88 | Commenti (5) Tag: dialogie, pensieri sommari, entropia e disordine
- Perché non sono in grado di fare una classifica con le cose migliori degli anni zero.
- Introduzione Questo post oltre ad essere un saggio-compendio di ampio respiro è anche un comunicato di scuse ufficiali in cui si attesta che sono stato impossibilitato a compilare una classifica con le cose migliori del decennio, per i seguenti motivi: - ragioni anagrafiche - memoria a breve termine (globale e personale) 1.Le ragioni anagrafiche Il 31 dicembre del 1999 stavo in campagna con diversi parenti e anche se nessuno lo sospettava io avevo una paura infinita. Avevo paura che dopo il millennium bug tutto sarebbe esploso e io non avrei visto mai l’anno nuovo. A mezzanotte tremavo, ed il countdown con lo spumante in mano pensavo fosse l’ultima cosa che mai avrei visto. Fino a mezzanotte e cinque sono rimasto in ansia. A mezzanotte e mezzo l’ansia è rientrata. Ero salvo. Poi il giorno dopo sono iniziati gli anni zero, quelli in cui ho fatto le scuole medie, il liceo, e pure un po’ d’università. Prima degli anni zero non avevo cavalcato la pubertà, poi è venuto tutto il resto, barba compresa. È stato un decennio di aggiornamento, in cui ho dovuto imparare tutto alla svelta. Mi piacerebbe poter dire che la musica degli anni ’80 o ’90 era meglio o peggio. Per me non c’è differenza: è stata tutta musica degli anni zero perché prima non c’ero. Quindi nello stesso decennio ho dovuto ascoltare i Beatles e i Radiohead e le Spice Girl e De André e gli Afterhours e i Nirvana e i Guns n’Roses e i CCCP e Carla Bruni e Bob Dylan. E leggere Orwell e Brizzi e Kafka e Calvino e Tolstoj e Benni e Marquez e Omero e Hemingway e Dante e Hesse e Fabio Volo. Son di quelli, per dire, che hanno scoperto nello stesso decennio Vasco Rossi e Vasco Brondi. Nello stesso decennio ho dovuto capire gli emo, i punk, il sessantotto, le guerre mondiali, Berlusconi, le torri gemelle. E poi: imparare i verbi italiani, inglesi, latini, spagnoli. Una volta imparati: dimenticarli. Imparare a guidare un motorino e una macchina. Passare da odiare le ragazze perché non giocano a pallone ad amarle per ragioni ingenerate. Son passato dal non sapere cosa volesse dire dare del lei a sentire la gente che mi chiama signore. Passato dal comprare la spuma bionda da 200 lire alla pinta di birra da 4 euro e cinquanta. Questa è la fine della prima parte del saggio-scusa. 2.La memoria a breve termine Al problema della penuria di tempo per razionalizzare che personalmente ho avuto in questo decennio, si aggiunge un’altra questione non da poco. Alle complicazioni già citate se ne aggiungono certune (wow!) proprie del 2000. Cose che non capitano solo a me. Da buon sociologo, partirei con un esempio. La gente dice che la migliore invenzione del decennio è “Facebook” e non si ricorda nemmeno che a inizio secolo prendeva ancora a manate il modem 56K e il web 2.0 era un miraggio fantascientifico. C’è proprio un problema generale di memoria a breve termine, e inizio qui una riflessione sociologica che durerà una frase soltanto (in cui salto premesse, sviluppo, citazioni colte, conclusioni dissennate e bibliografia) ed il cui succo è che in questo decennio le cose correvano di più, si sono raddoppiate le velocità e le possibilità e le conoscenze quindi c’è un certo ingombro e se prima in dieci anni succedeva – toh – una guerra, oggi si creano correnti che durano un mese e ci sono tecnologie innovative e sconvolgenti destinate a durare un anno soltanto e l’unica cosa capace di resistere al tempo è Andreotti e il fatto che la colpa di tutto è sempre dei comunisti ma è impossibile selezionare le cose più importanti di questo decennio, tante sono state e tante saranno di qui ad una settimana, visto che più che ordinarle, impossibile è addirittura individuarle, quindi la scorciatoia che la gente utilizza è pescare dalla memoria a breve termine, cercare nella cronologia del computer e rovistare tra le ultime pagine viste e dire “questo è stato il meglio degli anni zero!”. 3.Conclusioni. Gli anni zero a me son serviti per prendere ripetizioni, ma così a occhio e croce anche tutti gli altri non sono così bravi a raccapezzarsi. Personalmente prometto che dagli anni dieci a certe cose ci farò più caso. (Un problema che sta alla base di questo saggio è che è stato scritto in mezz'ora. Mi ero realmente sforzato di fare una classifica, ma l’unico primo posto di cui mi sentivo certo era “miglior disco italiano del decennio, Quello che non c’è, Afterhours”.) Byebye e buon natale a tutti. Pubblicato da ionontremo88 | Commenti (16) Tag: musica, strada, pensieri sommari, letteratura e affini, fantasie e leggerezze
- pace&speranza 2.0
- Sarebbero lunghe le riflessioni da fare sul fenomeno mediatico Obama e sull'alone messianico che il mondo gli ha costruito attorno, come lunghe sarebbero le autocertificazioni di colpa per noi tutti che ne abbiamo fatto un'icona prima che potesse agire. Non che Obama abbia deluso. E' che è un uomo punto e basta. Bello, intelligente, abbronzato e umano. E il nobel per la pace è stato senza dubbio prematuro. Ma nel 2010, se un nobel per la pace va dato, va dato a Internet, cioè a noi. Chi in questi giorni fosse a Roma a PiùLibriPiùLiberi...ci vediamo. Pubblicato da ionontremo88 | Commenti (6) Tag: politica ehm, pubblicità morale
- genti indietro molto avanti
- La storia degli uomini ci dè l’idea di un immenso pelago di errori fra i quali poche e confuse e a grand'intervalli distanti verità soprannuotano. (Cesare Beccaria, "dei delitti e delle pene") Il 30 novembre 1786 il buon Arciduca di Toscana Pietro Leopoldo di Lorena promulgava una riforma penale che prevedeva l’abolizione della pena di morte, per la prima volta nel mondo, dando concretezza a ciò che Beccaria pochi anni prima aveva teorizzato. (Forse era più facile l’agire quando non vi erano le ideologie – o i secondi fini - messi in mezzo tra teoria e prassi?) Son serviti millenni perché il genio di pochi uomini abbia tirato un po' il freno all’abitudine legale del fratricidio. Dalla prima generazione umana ci si ammazza, e purtroppo continueremo a farlo. Ma il 30 novembre – più di altre vuote ricorrenze civili – mi dà un po’ di orgoglio. Più dei quadri di Leonardo o la scienza di Galileo o i viaggi di Amerigo Vespucci che tengono ritte le bandiere davanti al pubblico, leggere certi passi rafforza la speranza intima che a volte l’immenso pelago di errori possa aver la peggio sulla verità. Qui tutto Dei Delitti e Delle Pene Qui il cap. XXVIII, della pena di morte Pubblicato da ionontremo88 | Commenti (4) Tag: belpaese, probabili genialità , pensieri sommari, letteratura e affini
- Intervista a Vanni Santoni
- Pubblico qua sotto con immenso ritardo l'intervista integrale fatta a Vanni Santoni per la rivista universitaria RiotVan. Il numero della rivista è disponibile in pdf qui. Partiamo da “gli interessi in comune”, il libro che ti ha portato al grande pubblico. Parlare di giovani e droga sembra la cosa più scontata della storia. Raccontare l’ennesima gioventù bruciata è ormai retorico. Eppure tu l’hai fatto, e hai trovato il modo di raccontare qualcosa di nuovo. Il tentativo era proprio evitare di raccontare la “solita storia” sulla gioventù bruciata. Partivo da quella che è una verità sociologica: oggi, come nel passato, il consumo di sostanze è endemico, e nella maggior parte dei casi avviene in un contesto di assoluta normalità. Dati alla mano scopriamo però che tutte le droghe illegali, messe insieme, in Italia uccidono 950 persone l’anno. 900 di queste muoiono per l’eroina. L’alcol ne uccide 15.000, il tabacco 90.000. Evidentemente siamo di fronte ad una sorta di psicosi collettiva. I media costruiscono leggende, magari su sostanze “esotiche” come l’MDMA (l’ecstasy per la quale i giornali entravano letteralmente in delirio). Leggende assurde. Tanto che il capo della polizia inglese un paio di mesi fa ha rivelato, dopo uno studio statistico, che il rischio dell’MDMA è pari a quello dell’ippica. 4 morti l’anno a cavallo, 4 morti l’anno per MDMA (sempre e solo se combinata all’alcool). In pratica c’è una forbice incredibile tra quello che avviene (tizio assume la determinata sostanza), la rilevanza mediatica che si dà ai casi in cui sia provata una conseguenza negativa di quel gesto e il rischio effettivo che tizio corre. Il secondo motivo che mi ha spinto a scrivere “gli interessi in comune” è stata un’esigenza letteraria di – potrei quasi dire – controinformazione. Posso fare l’esempio di “Gomorra”, che al di là della bontà del libro, ha avuto molto successo perché da tempo nessuno sapeva più parlare di camorra. Allo stesso modo “gli interessi in comune” nascevano dal tentativo di riparare a questa lacuna informativa, a questo vuoto lasciato dai media. Era importante avere il coraggio di raccontare che il consumo di sostanze è un fenomeno diffuso e che avviene in un contesto quotidiano, di normalità. A partire quindi da un’esperienza personale – la compagnia di amici per i bar del Valdarno – ho raccontato storie e leggende (spesso vere, o quantomeno molto verosimili). Ne avevo a disposizione un archivio enorme. Queste storie, per ragioni narrative, avevano bisogno solo di essere condensate in un numero minore di personaggi, e di essere collocate in un luogo esatto (il “bar Miro”, ndr). Dall’incrocio di queste cose sono nati “gli interessi in comune”. Gli interessi in comune, ma un po’ tutto ciò che scrivi, sta lì in bilico tra la tragedia e la commedia. È solo uno stile narrativo? Mi chiedi se in un certo senso la mia visione del mondo si avvicina a quella della mia poetica? Sì, può essere. O almeno: la direzione deve essere quella. Senza dubbio c’è sempre la voglia di raccontare la tragedia con gli strumenti della commedia. Volendo è proprio un filone toscano, che va quasi da Boccaccio ai film di Monicelli. Una cosa che senza dubbio è vera è che la vita inquadrata in una prospettiva a lungo termine è sempre una tragedia, mentre osservata nei suoi particolari, nei suoi episodi, è spesso una commedia che fa crepare dalle risate. È difficile e meraviglioso tentare la via di mezzo. Prima degli interessi in comune ci sono stati i “Personaggi Precari”. Non solo un libro, ma un vero cantiere i cui lavori vanno avanti sul tuo blog, su riviste online, sulla carta stampata…L’idea di comporre dei “racconti ermetici”, delle semplici presentazioni, è particolare: come è venuta fuori, qual è stata la molla che ti ha fatto iniziare? Di definizioni ce ne sono state tante, che neanche io ormai so scegliere quella giusta. L’idea dei “Personaggi Precari” è nata come esercitazione, dopo aver fatto una scelta piuttosto radicale: a 26 anni, senza neanche aver scritto un racconto, ho deciso di fare lo scrittore. La prima cosa di cui mi sono reso conto era che non potevo aspettare l’ispirazione. Avevo bisogno di qualcosa che mi facesse scrivere tutti i giorni. In quel momento stavano aprendo i primi blog, e sfruttai questa risorsa non tanto per aprire una sorta di diario personale, quanto per ospitare i primi Personaggi Precari. Dopo sei mesi di blog mi scrisse un docente universitario di Bari che si complimentò, dicendomi che aveva finalmente trovato qualcuno che non pensava che la “letteratura precaria” fosse raccontare del giovane che lavora nel call-center. Ciò che al professore piaceva era che stavo portando il precario nella letteratura, come condizione esistenziale, e non il precario come soggetto. È poi ovvio che il precariato lavorativo è un dramma, ma è sicuramente l’effetto, o un livello successivo, di quello che è un problema “globale” di precariato esistenziale. Solo a partire da allora, da queste attenzioni e considerazioni ho capito quello che stavo facendo. È poi cresciuto il libro, e come hai detto, i giornali, le raccolte, addirittura una pièce teatrale…una sorta di progetto trans-mediale. Tra i tuoi progetti ce n’è uno molto innovativo ed ambizioso, la “Scrittura Industriale Collettiva”. Scrittura e collettività (e ancor più industria!) sono termini generalmente difficili da associare. Come nasce e come funziona questo progetto? Il titolo è nato come provocazione. Sapevamo che dire “scrittura collettiva” avrebbe fatto drizzare il pelo a molti, dire “Scrittura industriale collettiva” garantiva ancor più l’effetto. L’idea è nata da tutt’altro quel che si pensa: molti credono che la nostra esperienza nasca dall’amicizia coi Wu-Ming. Ciò che ci accomuna, semmai, è il genere di scopo che entrambi attribuiamo alla letteratura. SIC nasce in realtà dall’incrocio di due esigenze: esisteva una rivista autoprodotta chiamata Mostro, di cui, tra gli altri, facevamo parte io e Gregorio Magini. Dopo la chiusura della rivista ci siamo trovati un po’ spaesati. La letteratura, lo scrivere, che per noi erano anche occasione di confronto e socializzazione, erano tornati esperienza di solitudine e intimità. Qualcosa ci mancava. In rete la parola scritta stava vivendo un momento di fervore e vitalità, con l’apertura di nuovi siti e riviste, e pure noi dovevamo trovare qualcosa da fare: abbiamo così unito due nostre grandi passioni. Io sono sempre stato appassionato di giochi di ruolo (dove c’è appunto una narrazione collettiva…), Gregorio è un genio di internet, esperto di wiki, di software open source. Dall’incrocio di queste due cose è nato il “metodo SIC”. Fino ad allora esisteva sì la scrittura collettiva, ma come qualcosa da fare a “tappe”, in cui ognuno scriveva un pezzetto, e un master dirigeva e incollava. Noi abbiamo messo su un processo collettivo…che ha portato alla scrittura di cinque racconti. Adesso stiamo portando avanti il grande romanzo collettivo, che sta coinvolgendo ben 236 autori. Tu ormai vivi e lavori a Firenze, e per il Corriere Fiorentino tieni una rubrica che si chiama proprio “le strade di Firenze”. La nostra città a volte però sembra morta, o come schiacciata dal peso della sua storia e dei suoi monumenti… Credo che l’aggettivo più adatto sia “fossile”. Il fossile infatti è morto, ma conservato bene, intatto. La cosa che più dispiace è pensare che Firenze ha in sé tutte le caratteristiche e le risorse per rifiorire. Credo che possa farlo in qualsiasi momento. Firenze richiama a sé moltissimi giovani, a studiare nelle Università. Sommati a quelli che in città già vivono, possiamo parlare di decine di migliaia di ragazzi. Verrebbe da chiedersi: “cosa diamo loro?”. Pensiamo a come trattiamo chi viene dall’estero. Moltissimi americani, che magari vengono in città a fare un corso di qualche mese, a studiare arte o architettura. Arrivano qua e vengono munti come mucche, fatti sbronzare a caro prezzo nei pub più turistici della città (e magari nell’occasione fanno anche confusione, e per questo vengono odiati dai fiorentini…). Dopo sei mesi, il ragazzo di ventitré anni, che si è fatto il college ed è venuto qua a studiare (evidentemente non parliamo di “bischeri”), va via. Noi, praticamente, lo abbiamo usato come un bancomat. Ecco: tutte le energie giovanili, dovremmo riuscire a catalizzarle, a riunirle, a dar loro qualcosa – anche in termini di spazi – per permettere la condivisione. Probabilmente, per vari motivi, stiamo andando in senso contrario: basti pensare al fatto che le facoltà, un tempo centrali (io studiavo Scienze Politiche in Via Laura) adesso sono state spostate fuori: Novoli, Sesto Fiorentino, Viale Morgagni...blocchi lontani dall’anima della città. Rispetto a prima, l’università somiglia più ad un esamificio. È vero pure che Firenze è talmente bella che riesce sempre a ripagare esteticamente le proprie mancanze. Mi basta passare su Ponte Vecchio e ho gli occhi che brillano. Ma questo forse vale per me che lavorando e scrivendo ho molto meno tempo di quanto ne avessi da studente. Per un giovane è difficile farsi bastare questo. In effetti ricordo che da studente mi piaceva fuggire a Bologna: quella sì che era una città... Riparte l’anno accademico. Riprendono i corsi, gli esami e le file davanti alle segreterie. Ci consiglieresti tre libri da leggere per sopravvivere a questo autunno? Un italiano, uno straniero, ed un giovane. Tra i giovani ti direi Giorgio Vasta autore de “Il tempo materiale” (minimum fax). Mi sembra il più convincente in questo momento. Tra gli italiani, almeno tra quelli recentemente usciti, consiglio “l’ultimo parallelo” di Filippo Tuena (edito da Rizzoli). È un romanzo, nonostante il tema non troppo attraente (una spedizione al polo sud), assolutamente straordinario. Tra gli stranieri ho letto recentemente un libro di racconti di Donald Ray Pollock, pubblicato da Elliot, che si intitola “Knockemstiff” e l’ho trovato assolutamente prodigioso. Se volete leggere qualcosa di meraviglioso, e volete andare a colpo sicuro, leggetevi “Meridiano di sangue” di Cormac McCarthy, incredibile e pure divertente. Un nuovo romanzo? Sì, il nuovo libro è a buon punto. Circa 300 pagine di testo, che hanno un grosso bisogno di essere rimesse in ordine. Io poi faccio moltissime stesure, ho in mente qualche idea strana (magari farci delle letture gridate come Balzac)…vediamo. L’ossatura c’è, bisogna lavorarci. Vorrei saper correggere e migliorare alcuni aspetti. Ci sono delle grosse aspettative da parte mia, dei lettori, della critica, dell’editore. Insomma, i cannoni sono puntati in alto. --- Vanni Santoni è nato nel 1978 a Montevarchi. Laureato in Scienze Politiche, inizia a scrivere in rete. Ha pubblicato “Personaggi precari” con cui ha vinto il “Gran Premio Scrittomisto”. Un libro sperimentale, in cui i brevissimi racconti sono semplicemente presentazioni di personaggi. Il suo romanzo “gli Interessi in Comune”, pubblicato da Feltrinelli, racconta dieci anni di storie e sostanze stupefacenti di un gruppo di ragazzi della provincia Toscana. Premiato come “Scrittore Toscano” nel 2008, attualmente collabora con il Corriere Fiorentino. È ideatore e curatore del progetto “Scrittura Industriale Collettiva”. Pubblicato da ionontremo88 | Commenti (9) Tag: giornalismo, letteratura e affini, pubblicità morale
- La ragazza dai capelli strani, avvicinamento a D.F.W.
- Ho finito di leggere La ragazza dai capelli strani. È di David Foster Wallace, quel tipo che lo scorso anno troppo presto si è ucciso. Uno dei più grandi, mi dice qualcuno. Questo è un libro di racconti, in cui ci sono più storie, con soggetti diversi. Io in genere libri di racconti non li leggo volentieri. (L’autore ha scritto anche romanzi e saggi. Ma mi hanno detto: è troppo avanti, aspetta: parti da qui. Poi puoi procedere con La scopa del sistema, considera l'aragosta e Infinite Jest). C’è chi narra che Infinite Jest sia un libro illeggibile e allo stesso tempo il punto più alto della cultura occidentale degli ultimi decenni. Che sia il tutto di cui avevamo bisogno, e che l’unico problema, se è un problema, è trovare un modo di contenerlo. Queste erano le voci. Infatti ad una signora della Minimum Fax, la sua benedetta casa editrice italiana, al PisaBookFestival ho chiesto da dove iniziare, e mi ha dato La ragazza dai capelli strani. In un paio di giorni credo di aver deciso che questo qua sia stata una delle più grandi lezioni degli ultimi tempi. Non parlo di lezione di scrittura, di narrativa, di stile, di temi. Leggendo un qualsiasi autore mi sarei detto: wow, questo vorrei farlo anch’io! Capisco di aver appreso qualcosa ma non so cosa: qui, mi sembra di capire, siamo arrivati ad un punto in cui finalmente si è trovato qualcosa da contemplare, senza nessuna pretesa di avvicinamento. Mi metterebbe in imbarazzo commentare. In La ragazza dai capelli strani ci sono almeno due/tre racconti (Piccoli animali senza espressione, Lyndon ma anche John Billy) che meritano di essere amati. Tutti gli altri hanno solo qualcosa in più rispetto a tutto il resto. Tutto qua. In fondo al volume c’è una postfazione di Zadie Smith e delle interviste, in cui David Foster Wallace parla in prima persona. E dice delle cose troppo giuste. Sicché non ho fatto né una recensione né una genuflessione all’autore, mi sono detto che è impossibile che ci sia dentro così tanta vita e così troppa morte. Devo essermi sbagliato su uno o più punti. (Non faremo mai in tempo a leggere tutto..) Pubblicato da ionontremo88 | Commenti (8) Tag: probabili genialità , letteratura e affini, pubblicità morale
- Monito a vanvera a noi
- Sai una cosa ragazzo? Non è che a questo punto hai il diritto di sdottorare a destra e a manca circa i problemi della letteratura contemporanea, moderna e quotidiana, solo perché hai partecipato a due dibattiti in cui hanno buttato nella mischia due definizioni in inglese, una in latino, una in greco, una in dialetto lucano circa lo stato di coma del dibattito letterario, della fruibilità commerciale dell’opera d’arte. E non metterti a snobbare il determinato autore perché ha pubblicato con l’editore più stronzo della storia o a odiare quello che ha pubblicato col migliore e non metterti a sedere sull’invidia degli altri prima di iniziare a provarla te, santiddio. Non credere che ti siano concesse riflessioni da intenditore, e forse neppure riflessioni in genere, almeno fino a che non avrai letto Melville e non saprai tenere un blog in distici elegiaci. Non raccontare a me di quanto è brutto il mondo e di quanto diventasti mesto il giorno che le torri vennero giù e con loro le tue certezze occidentali ragazzo mio, e da allora iniziasti a scrivere per combattere il terrorismo, lasciando su carta le tue personali metodologie di salvezza, e la fame nel mondo era ormai un lontano ricordo, solo perché tu avevi la penna in mano, e citavi a memoria i versetti di Jim Morrison e nessuno era più zen di te e politicamente non c’era proprio verso di farti scendere a patti con nessuno, roccioso com’eri. Ma soprattutto non pensare di poter mettere le virgole dove vuoi solo perché qualcuno l’ha fatto prima di te, non esiste la proprietà transitiva della punteggiatura, e soprattutto hai talmente strada da fare moccioso che ne passerà di tempo prima che tu ti accorga che tutto quello che devi sapere sarà sempre troppo di più di quello che sai, e quindi mi sa tanto che è meglio se stai zitto, e fai cantare qualcun altro. E non guardare troppo lo specchietto retrovisore, che c’è il rosso e per poco non lo bucavi. mi dicevo: ma sai quant'è che non scrivo un post a caso, per il gusto di farlo, una di quelle faccende emozionali che ci si dicono tra amici? Quasi quasi ci riprovo e ci metto tutta la supponenza del mondo... byebye! Ehi: ascoltate Patrick WolfPubblicato da ionontremo88 | Commenti (11) Tag: pensieri sommari, letteratura e affini, urli e bisbigli
- gente che fa buio avanti sera
- Premete play. Senza pensare ai CCCP, ai CSI, alla storia dell'Italia contemporanea, alla Linea Gotica, a Giuliano Ferrara e alle lotte armate. Pensate solo alle parole e alla musica. - certo le circostanze non sono favorevoli - e quando mai? - bisognerebbe … bisognerebbe niente - bisogna quello che è. Bisogna il presente E poi, dubbio: è reale o ironico? Clicca e poi fai sapere.Pubblicato da ionontremo88 | Commenti (5) Tag: musica, resistenza, dialogie, politica ehm
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