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http://www.showfarm.com/web/lamialetteralmondo/home Un laboratorio di scrittura creativa per studenti e professori delle suole medie
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- Non tremar piu'
- E’ stata una fredda giornata d’inverno, con qualche raro raggio di sole, non sufficiente a riscaldare.Ma io non avverto il freddo: c’è il fuoco che brucia la legna nel camino, e tu, amore mio che sei così bello quando dormi!Passerei tutta la vita così, in piedi accanto alla finestra, a guardare il tuo corpo che vi è riflesso, qui nel nostro nido d’amore.Certo, amore mio, il mondo lì fuori è proprio duro e difficile, e quanta gavetta per poter avverare i propri sogni.Ripenso al mio percorso… Sono nata in un piccolo quartiere di Napoli e la mia infanzia non è stata una delle più felici. I bimbi napoletani crescono in mezzo ai porci mafiosi, sentendo l’odore forte del sangue, quello dei morti ammazzati per le strade. I “guagliuncelli” sono accalappiati come cani randagi, sfruttati come bestie per qualche spicciolo, un po’ di droga e tanto alcool, sbattuti per la strada in mezzo a terre contaminate da tonnellate di immondizia.Una realtà insopportabile, dalla quale ho sempre voluto tirarmi fuori. Finito il liceo scientifico, decisi di andarmene via e mi trasferii a Roma. Ma anche qui l’università era dura e molto corrotta. Figli di papà con soldi a fiumi accedevano tranquillamente, mentre per i poveri disgraziati come me erano lasciate solo poche speranze. Ma non mollai e alla fine mi laureai. Per tre mesi sono rimasta disoccupata e mi sono dovuta accontentare di lavori di fortuna, giusto per pagarmi l’affitto. Poi, iniziai un lungo periodo di precariato in ospedale, dove mi resi pienamente conto del perché esista il fenomeno della “fuga di cervelli”. A lungo andare, dopo tante tribolazioni e tanti sacrifici, ottenni un posto più stabile e come cardiologa, di lavoro ora ne ho tanto.Ma che dire? Mi sarebbe piaciuto scappare da questa Italia, l’Italia degli scandali e della politica corrotta, L’Italia dei morti e delle stragi, l’Italia della pedofilia e della prostituzione, l’Italia delle leggi così poco efficaci.Che dire? Invece rimasi. Il lavoro mi piaceva molto, ero una brava dottoressa, stimata dai pazienti e benvoluta anche dai colleghi.Mi mancava solo ancora una cosa, una cosa che per tanti anni non avevo neanche cercato, ma di cui ora avvertivo il bisogno: l’amore.E, amore mio, sei arrivato tu…Amir dalla Siria. Eri venuto in Italia senza permesso di soggiorno, con la speranza di un lavoro e una vita migliore. Non trovasti nulla e iniziasti a lavare i vetri delle macchine per strada. Un giorno c’incontrammo e fu subito simpatia fra noi. Tutte le mattine, mentre lavavi il parabrezza della mia auto, chiaccheravamo di tutto e fino a quando il semaforo non ritornava verde. Poi accadde…quella terribile sera in cui dei delinquenti razzisti ti pestarono a sangue e ti lasciarono mezzo morto su un vialetto dei giardini davanti al mio palazzo.Ti trovai poco dopo, tramortito e ferito; per giorni ti curai con tutta me stessa e proprio vedendoti così, come un cucciolo indifeso, sdraiato sul mio divano, bisognoso di cure e desideroso di tanto amore, di tutto quell’amore che la vita fino ad allora ti aveva negato, piano piano mi innamorai.Già, m’innamorai e non mi era mai capitato prima, così intensamente che appena ti sfioravo, subito un brivido mi correva lungo la schiena.In poco tempo sei diventato il re del mio cuore, non facevo altro che pensare a te, e poi finalmente… quella sera, quando rientrando non ti trovai, come al solito, sul divano a guardare la TV, mi accorsi che la casa era quasi buia, illuminata solo da tante candele, e che delicati petali di rosa erano sparsi qua e là mentre un profumino allettante proveniva dalla cucina.Avevi preparato tutto questo per me, amore?!Fu la nostra prima notte d’amore: che fuoco, che ardore, che passione accese i nostri corpi, che si cercavano freneticamente.Ma il giorno più bello fu quando, sull’altare, ci giurammo amore eterno davanti a Dio.E ora, amore mio, senti come si muove? Accarezzo sempre questo piccolo miracolo, frutto del nostro amore.Riguardandoti ancora, ripenso al nostro primo sguardo, quando tu eri solo contro l’intolleranza del mondo, quando ogni sguardo era vittima di pregiudizio e razzismo.Ripenso a quella sera quando ti raccolsi come se fossi stato un piccolo passerotto, e ti curai con tutto il mio amore.Ed ora che sei diventato tutto il mio mondo, passerotto mio, non tremar più… ora non sei più solo… perché ora ci sono io a stringerti fra le mie braccia e a proteggerti sempre da chi non ti ama.di Costanza Fiorilli None
- Una recensione
- Teresa Buongiorno, Io e Sara (Piemme, 2003) Isa racconta la sua storia, dice che sono sempre di più coloro che raccontano quanto è accaduto perché non debba ripetersi mai più.“Pareva un romanzo ma era la nostra vita”.Isa e Sara sono due bambine quando inizia la guerra, sono due adolescenti quando”la voce della guerra era scomparsa, quando si udivano soltanto canzoni, risate, battute allegre, in un bel sole caldo di prima estate”.Anche i bambini però sono stati coinvolti, la loro vita è cambiata per la guerra e le leggi razziali:”Gli ebrei non possono andare a scuola, non possono fare niente meno di niente”.Sara è ebrea, dovrà nascondersi, come tutti gli ebrei, per sfuggire ai campi di concentramento. Nel collegio dove è nascosta le bambine ebree diventano tristi: incominciano a capire che i loro genitori sono in pericolo e non avere notizie è duro. Molti non torneranno, sono morti nei lager.Nonostante tutto Isa e Sara resteranno amiche, aiutate dall’entusiasmo della loro età.Abbiamo imparato che mentre la storia, piano piano fa il suo corso, trascina con sé la vita di tutti.“Questa è la Storia” dice Isa “Questa volta non resteremo alla finestra. Andremo a mescolarci con la gente”.Anche noi vogliamo partecipare, ora e in seguito. Non resteremo alla finestra, faremo la nostra parte per costruire un futuro migliore per tutti,e in tutti i luoghi. Invio la recensione del romanzo "Io e Sara" della scrittrice Teresa Buongiorno, scritta dai ragazzi della classe II sez. I, in occasione del premio alla carriera conferito il 15 marzo 2010 dal Comune di Frascati , nell'ambito della manifestazione "Curiosità Meraviglia Irriverenza" (lettura per ragazzi).Maria Micheli None
- Compagnia delle poete
- Il sito della Compagnia delle poete è online all'indirizzo: http://www.compagniadellepoete.comLa Compagnia Internazionale delle poete è nata nell’estate del 2009, per iniziativa di Mia Lecomte, poeta talofrancese e studiosa di letteratura della migrazione, ed è stata promossa dalla Compagnia di Teatro di Innovazione dell'Albero di Minerva. A comporla sono tutte poete straniere e italostraniere, almeno in parte italofone o residenti per un periodo dell’anno in Italia. Si tratta, per il momento, di una ventina di poete da diversi continenti, accomunate da una particolare storia personale di migranza e transnazionlità, affiancate nella realizzazione degli spettacoli da artiste soprattutto – pittrici, scultrici, fotografe, musiciste, ballerine e attrici – che abbiano lavorato in ambito internazionale, muovendosi tra esperienze differenti. L’idea è quella diuna sorta di “orchestra” che armonizzi la poesia di ciascuna poeta, influenzata dalle diverse tradizioni linguistiche e culturali, in spettacoli in cui la parola è sostenuta e ampliata da molteplici linguaggi artistici. E secondo una struttura “modulare”, che a seconda delle occasioni di esibizione e delle poetesse in scena, modifica e adatta di tappa in tappa la formula di base sulla quale è costruito lo spettacolo.Per riportare la poesia al pubblico, restituendola alla sua originaria funzione di oralità condivisa.E per dare voce alla scrittura migrante, che all’oralità è legata più di ogni altra per quanto riguarda la tradizione di alcuni paesi, ed è il risultato più interessante e innovativo dell’ibridazione e del meticiammento che contraddistinguono la storia più vitale della cultura di questo secolo.Le poete che attualmente compongono la Compagnia sono: Prisca Agustoni, Cristina Ali Farah, Anahid Baklu, Livia Bazu, Laure Cambau, Vera Lucia de Oliveira, Anilda Ibrahimi, Adriana Langtry, Mia Lecomte, Sarah Zuhra Lukanic, Helene Paraskeva, Lidia Palazzolo, Francisca Paz Rojas, Brenda Porster, Barbara Pumhösel,Sally Read, Melita Richter, Candelaria Romero, Jacqueline Spaccini, Eva Taylor Il progetto è stato presentato all'interno di un programma di seminari creoli,pensati e coordinati dal prof. Armando Gnisci dell’Università La Sapienza di Roma, con il sostegno dell’Assessorato alle Politiche Culturali della Provincia di Roma, presso Palazzo Valentini e l’Università Sapienza.LO SPETTACOLO ACROMAZIE, che ha segnato il debutto della Compagnia, è andato in scena il 29 marzo a Roma in prima nazionale presso il Teatro Cometa Off. È promosso dall'Associazione culturale L'Albero di Minerva ed è a cura di Daniela De Lillo. E' uno spettacolo corale, che tenta di comunicare e trasmettere i valori della poesia, oggi indispensabili per uscire dal degrado estetico e morale in cui siamo precipitati, senza retorica né presunzione intellettuale. L’energia della parola, della musica, del movimento, delle intenzioni e dei sentimenti degli artisti, tutte insieme convogliate verso il pubblico, condivise con il pubblico; un gesto, di slancio, che vuole essere generoso e utile.A fine estate il sito verrà aggiornato con il calendario degli appuntamenti in programma per l'autunno/inverno. None
- Ricordo la mia pagella di V elementare
- Ricordo quando ero in quinta elementare, era giugno e in quel periodo consegnavano le pagelle. Mio fratello voleva che i miei voti fossero brillanti, io invece proprio in quell’anno non mi ero impegnata come lui voleva e i voti non erano tutti ottimo e distinto. Era il 20 giugno del 2003. Otto giorni prima che succedesse il dramma, quel terribile dramma, che mi sconvolse la vita. Mi ricordo ancora le parole che mi disse quando prese in mano la pagella; “Alessia mi raccomando voglio che migliori sempre di più, quest’anno la pagella non mi è piaciuta molto, il prossimo anno voglio tutti otto e nove”. Mi abbracciò, dicendomi TI VOGLIO BENE. Ed è stata l’ultima volta che me lo disse. Eugeni Alessia IIs “Sibilla Aleramo” None
- Com'era il lavoro alla Voxon
- All'IIS Sibilla Aleramo di Roma, un incontro sul tema del lavoro: Chiara Ingrao (autrice di "Dita di dama") e una ex operaia della Voxon rievocano il lavoro e le lotte dei primi anni settanta. Molto probabilmente avremo sentito spesso parlare degli incidenti causati dal lavoro, problemi di malasanità e lotte per conquistare posti di lavoro.Tutto questo è stato scritto e narrato in un appassionante libro “Dita di Dama” di Chiara Ingrao, ambientato negli anni di piombo ’69-’72.Tutto ruota attorno a due amiche: Francesca, la protagonista del libro, e Maria la sua migliore amica; amiche inseparabili, ma nonostante questo le loro vite si divisero a causa del proseguimento di studi di Francesca e dei problemi economici di Maria.Maria dovette accettare un lavoro da operaia perché non poteva sottrarsi alle decisioni del padre. Entrò a far parte della Voxon, una fabbrica di televisori, dove la vita lavorativa era dura, i tempi per le funzioni corporali erano minimi e avvenivano controlli severi e continui. Con il passare del tempo le condizioni lavorative peggiorarono fino a quando le operaie si ribellarono facendo delle rivolte contro i dirigenti della Voxon. Con questa determinazione lei divenne la rappresentante più importante delle lavoratrici. Con l’aiuto delle sue compagne attuarono scioperi e ribellioni per ottenere l’approvazione dello Statuto dei lavoratori che migliorò le condizioni di vita in fabbrica. Rischiò anche la sua relazione con Peppe, ragazzo timoroso e poco agguerrito, un Marcatempo (controllore della velocità del lavoro).Grazie a queste rivolte ci fu una legge che approvò il divorzio, per questo dopo quel giorno Maria non fu più figlia di madre ignota. Infine Maria conseguì un successo, sia in ambito lavorativo, rendendo giustizia a tutti gli operai che venivano sfruttati, sia personalmente realizzando il suo sogno di essere sposata con Peppe.Il giorno 20/01/2010, nell’aula magna dell’istituto Sibilla Aleramo è stata tenuta una conferenza sul libro “Dita di Dama”. Era presente la scrittrice Chiara Ingrao e un’operaia della Voxon di quel tempo. Si è parlato dell’amicizia tra Maria e Francesca, un’amicizia indissolubile, piena di gioie e di dolori, ma anche di difficoltà e di amore. Si è parlato anche delle condizioni igieniche nella fabbrica, dove per un piano di tantissime persone c’era solo un bagno, ovviamente sporco, e per andarci dovevi prendere una paletta, ma non bastava per tutti, quindi molte persone non ci potevano andare. L’episodio più sconcertante è stato quello dell’aborto, quando una ragazza dovette abortire nel bagno della fabbrica con l’aiuto di una persona inesperta che si faceva pagare e veniva chiamata “mammana”. Le operaie venivano pagate a cottimo cioè in base alla quantità di produzione, infatti molti ragazzi hanno fatto domande interessanti su questa tematica. Nella fabbrica c’erano delle macchine con il salvavita, ma questo le rallentava, quindi alcune operaie di nascosto staccavano l’elastichetto che teneva il salvavita per andare più veloce e per produrre di più. Infatti molto toccante è stato l’episodio in cui un’operaia, facendo questo procedimento, si distrasse e perse tre dita della mano. Maria corse subito in suo aiuto, si misero a cercare le dita, e dopo averle trovate la portarono all’ospedale Umberto I. Maria andando con lei fece un grande gesto di coraggio perché poteva rischiare di perdere il lavoro, ma ciò non accadde perché lottarono. La cosa molto simpatica è che nella fabbrica ognuno si era dato un soprannome: c’era Roscetta, Ninanana, Paolona, Mammassunta ecc… E’ un racconto delle loro storie, tra rabbia, risate, puzza di stagno e ribellione. Un libro che cattura l’attenzione, facendo un confronto tra passato e presente, sulle condizioni di vita e di lavoro. Oggi grazie a molti operai abbiamo conquistato lo Statuto dei lavoratori grazie ad esso ci sono state norme sulla tutela e la libertà. Ci fa capire che per ottenere delle cose giuste bisogna lottare e non arrendersi mai.Valentina None
- Biografia di un'operaia
- Recensione del libro Chiara Ingrao, Dita di dama, La tartaruga 2009 Amore e amicizia, ma anche infortuni sul lavoro, abbandono scolastico e Statuto dei lavoratori tutto questo è riportato sul libro “Dita di dama” scritto da Chiara Ingrao.Questo libro è ambientato negli anni ‘70 e narra di due amiche inseparabili nonostante due destini completamente opposti. Francesca grazie alla mentalità della famiglia riesce a proseguire i suoi studi per poi laurearsi e garantirsi un futuro migliore, mentre Maria, costretta ad abbandonare gli studi per aiutare la famiglia economicamente, cominciò a lavorare presso la fabbrica di televisori “Voxson”. La fabbrica era divisa in due reparti, uno maschile e uno femminile; gli operai erano costretti a subire controlli severi e anche un semplice bisogno quotidiano, come andare al bagno diventava molto difficile dato che per un numero di 300 operai c’erano solamente 6 bagni, e se nell’arco di tempo stabilito dai padroni non riuscivi ad andarci, dovevi aspettare molto tempo. Tutti gli operai venivano controllati durante il loro lavoro e, se superavano il tempo prestabilito per fare un pezzo, venivano puniti con una multa. Le persone che si occupavano del controllo, chiamate “marcatempo”, potevano risultare cattive, ma proprio la protagonista Maria si innamora di uno di loro, Peppe.Nel frattempo iniziarono gli scioperi e le proteste fino alla conquista dello Statuto dei lavoratori che migliorò le condizioni di lavoro degli operai, si eliminò la paletta, potevano portare camici diversi e non venivano più controllati. Insieme a questo entrò in vigore la legge sul divorzio, Maria da quel momento non era più figlia di madre ignota.Peppe partì per l’America per fare fortuna lasciando così Maria alla sua vita lavorativa in fabbrica.Dopo una lunga permanenza in America, Peppe tornò e arrivato alla Stazione Termini incontrò Maria e le chiese la mano.Il 20 Gennaio 2010 alla sede Casal Bruciato,nella zona Tiburtina si è svolto un convegno sul libro “Dita di dama”. Si sono riunite le tre sedi della scuola “Sibilla Aleramo” per ascoltare le testimonianze di Chiara Ingrao, scrittrice del libro ed operaia della fabbrica “Voxson”. Nel convegno venivano letti dei pezzi del libro e gli alunni potevano fare delle domande, ricevendo le risposte direttamente dall’esperienza vissuta dall’operaia. Il suo libro era molto coinvolgente, venivano trattati più argomenti come l’amore e l’amicizia, che colpiscono l’attenzione degli adolescenti, i diritti degli operai,il divorzio, l’autorità dei padroni sui dipendenti, fanno ragionare i giovani su come era prima la vita delle persone in fabbrica. Grazie a questi operai tutti noi viviamo una vita lavorativa migliore, si sono ribellate ai padroni ed hanno ottenuto quello per cui hanno lottati, mettendo in gioco anche il loro posto di lavoro.Il messaggio che questo libro ci vuole trasmettere è “lottare per ciò in cui crediamo e non arrendersi mai davanti alle difficoltà per garantire così un futuro migliore ai nostri figli”. Ambra RampucciIIS Sibilla Aleramo di Roma, 4°D None
- L'aria e' importante
- L’aria è vita una sostanza, in chimica derivante dal simbolo (O) “ossigeno”, senza di essa moriremo ma non solo noi, anche piante e animali e la terra diventerebbe un accumulo di macerie, di macerie come altri pianeti disabitata come “Marte ecc…”. Noi possiamo aiutare il nostro pianeta a migliorarlo e a vivere in armonia senza distruzioni.L’aria perciò serve a noi esseri umani e ad animali per poter respirare con i nostri polmoni, in questo modo c’è la vita, si propaga fino a centinaia di metri di altitudine e si estingue nell’universo.La respiriamo in qualsiasi momento: mentre corriamo e la perdiamo con la stanchezza e per riprenderla bisogna aspettare.“E finisce con la morte”. Jacopo Ilari None
- La magia dell'estate
- << Era la metà di Agosto e Myers era sospesa a metà fra una vita e l’altra……le avevano fatto una domanda importante alla quale cercava di darsi una risposta.Quella domanda……le avrebbe STRAVOLTO LA VITA!Passava le dita tra gli ancora lunghi capelli biondi, raccolti da un mollettone a causa dell’afa estiva.Mentre il vento le scompigliava la frangettae l’odore della salsedine la invadeva,lei era piena di pensieri, anche se era nel pieno della sua vacanza.E quella vacanza sarebbe stata LA PIU’ BELLAsolo dalla risposta che lei avrebbe dato …>>Sofia De Fusco None
- Il diario dei miei sogni
- Amore una parola piccola che racchiude molti significati, come ridere senza motivo, provare odio e felicità insieme, rendere ciò che è proibito realtà, questo ci muta in trasparenza facendoci diventare l’invisibilità in persona agli occhi degli altri, essere indifferenti a ciò che dicono.Chiudendo gli occhi, si evade da questa realtà a volte così crudele da non voler più farci respirare, come se volessimo privarci di aria, di libertà finendo nel chaos e nello squilibrio più totale.Veniamo spinti a fare gesti che realmente non vorremmo, gesti che incoscientemente compiamo, senza capire a cosa magari potremmo andare incontro sia fisicamente che psicologicamente. In momenti del genere vorremmo morire, opprimerci senza capire che bisogna andare avanti e avere pazienza, si deve imparare ad aspettare e a non gettare mai la spugna, perché la vita è dura ma la gioia che si prova nel viverla è immensa.Giorgia Abatini None
- Butterfly Cry
- “Butterfly cry”, della cantante Kerli, è una canzone molto importante e significativa per me.Rappresenta il lasciarsi andare, non incaponendosi di fronte ai problemi e ai dispiaceri in cui, nel corso della vita, ci imbattiamo.Riguarda soprattutto una storia d’amore, terminata molto male...Dopo la fine, però, c’è sempre un nuovo inizio.Si manifesta strisciando, nascondendosi in svariate forme e molte volte coglie impreparati.Ma l’importante è uscire dal buio, ricominciare.Spesso, dopo esperienze che lasciano il segno, si cambia.Per quanto mi riguarda, alcuni lati del mio carattere si sono induriti, spesso ho una corazza che non permette alla gente di capirmi davvero, ma a me va bene così, con le poche persone che riescono a farlo.La canzone che ho scelto dice proprio questo: “Sono stata qui, ero abituata a credere che non ci fosse luce... Ma l’ho trovata, la vita è troppo breve per lottare.Perdi te stessa, lascia andare il dolore... Abbraccia l’aria e bacia il cielo, addio!”Beh, questo messaggio lo porterò sempre nel cuore.Giorgia Catalogna None
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