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GIANA ERMINIO: LA FAVOLA DELLA PROVINCIALE CHE HA INFRANTO OGNI RECORD

Chiappella, l’allenatore-bancario che ha riscritto la storia del club di Gorgonzola

Una cavalcata epica lunga 51 partite. La Giana Erminio ha già scritto la pagina più bella dei suoi 116 anni di storia. Indipendentemente da come finirà mercoledì a Terni il ritorno dei playoff, la squadra di Gorgonzola ha superato ogni aspettativa in questa straordinaria stagione, raggiungendo vette mai toccate prima nel panorama calcistico italiano.

Una stagione da record

I numeri parlano chiaro: 51 partite già disputate, più di qualsiasi altra formazione in Serie C. Alle 38 gare di campionato, chiuso con uno storico sesto posto, si aggiungono le 8 di Coppa Italia che hanno portato la squadra fino alla finale (persa contro il Rimini ma davanti a uno stadio gremito in ogni ordine di posto) e le 5 già giocate nei playoff. La sfida di mercoledì contro la Ternana sarà la numero 52 di questa maratona calcistica.

Un’impresa titanica per una società partita con il solito, modesto obiettivo di ogni anno: la salvezza. Un percorso che ha visto i giocatori della Giana percorrere oltre 5000 chilometri in campo, come rilevato dalle tecnologie di monitoraggio utilizzate dallo staff tecnico, numeri che testimoniano l’incredibile dispendio di energie di questa stagione infinita.

Come in una partita di poker dove anche chi parte con poche fiches può arrivare al tavolo finale con la giusta strategia, Bitstarzcasino.eu la Giana ha giocato le sue carte con intelligenza, sfruttando al massimo le proprie risorse e superando avversari sulla carta più attrezzati.

L’artefice del miracolo

Dietro questo straordinario risultato c’è un nome e un cognome: Andrea Chiappella. Classe 1987, la sua storia è emblematica di un calcio romantico che ancora esiste nelle categorie inferiori. Da capitano che ha trascinato la squadra dalla Promozione alla Lega Pro con tre promozioni consecutive (2012-2014), a tecnico capace di riportare la Giana tra i professionisti al suo primo anno in panchina dopo la retrocessione, fino all’attuale cavalcata nei playoff.

“Complimenti ai ragazzi che hanno fatto una grande gara, siamo in condizione per fare un’altra battaglia e andremo a Terni a giocarcela,” ha dichiarato dopo la vittoria dell’andata contro gli umbri, mostrando quella determinazione che ha trasmesso a tutto il gruppo.

Ma ciò che rende ancora più straordinaria la sua storia è la doppia vita che conduce: allenatore professionista e impiegato di banca. Un equilibrismo quotidiano che richiede sacrifici enormi.

“Lavoro al mattino in banca e al pomeriggio sul campo, ma non è facile,” confessa Chiappella, che a differenza di tanti colleghi non può dedicarsi esclusivamente al calcio. Una condizione che ricorda quella di altri tecnici partiti dal basso, come accadde ai primi tempi di allenatori poi diventati celebri che hanno dovuto affrontare percorsi complessi prima di potersi dedicare completamente alla loro passione, mentre i grandi club hanno ben altre strutture e preoccupazioni, dalle questioni economiche ai bilanci.

Dal ritiro anticipato alla panchina

La svolta nella carriera di Chiappella è arrivata nel 2017 quando, ad appena trent’anni, ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo per iniziare il percorso da allenatore. Una scelta coraggiosa e insolita per un calciatore ancora giovane, ma che aveva già chiaro il suo futuro.

Il settore giovanile della Giana è stata la sua prima palestra, coronata dalla vittoria di un campionato Primavera 4. Poi, nel 2022, la grande opportunità con la prima squadra retrocessa in Serie D. Risultato? Promozione immediata e finale di coppa di categoria. E quest’anno il capolavoro nei professionisti, con una squadra costruita senza stelle ma con un gruppo coeso e ben organizzato.

Un lavoro maniacale

Cesare Albé, storico allenatore della Giana oggi vicepresidente, svela il segreto del suo successore: “Ha uno staff di sette persone e cura i dettagli in maniera maniacale.” Un metodo di lavoro certosino che gli permette di sopperire ai limiti tecnici della rosa con organizzazione tattica e preparazione meticolosa di ogni partita.

In panchina, Chiappella si presenta sempre in tuta, segno di un approccio pratico e poco incline all’apparenza. È la sostanza che conta, come dimostrano i risultati ottenuti.

“Non mi piace parlare di tattica sui giornali,” ha spiegato in una recente intervista. “Preferisco che i miei giocatori capiscano cosa devono fare in campo, non m’interessa che gli altri conoscano i nostri segreti. Lavoro tanto sulla componente mentale, sul concetto di gruppo.”

Un futuro tutto da scrivere

I risultati eccezionali non sono passati inosservati. Già l’anno scorso il Pescara aveva mostrato interesse per il giovane tecnico, mentre quest’anno sono Novara e Campobasso a corteggiarlo. Ma il suo nome inizia a circolare anche in ambienti di Serie B.

Una cosa è certa: presto Chiappella dovrà fare una scelta. Continuare il difficile equilibrismo tra banca e calcio diventerà sempre più complicato man mano che le responsabilità e le aspettative cresceranno.

“Al momento penso solo a completare il lavoro con la Giana,” taglia corto l’allenatore. “Poi sarà tempo di decisioni.”

Il parallelo con Maurizio Sarri, altro tecnico emerso dalle categorie inferiori dopo una carriera nel mondo bancario, sorge spontaneo. Il calcio italiano potrebbe aver trovato un nuovo esempio di quella gavetta che spesso forma i migliori allenatori. Intanto, c’è una trasferta a Terni da preparare e, forse, un altro record da stabilire.